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I nostri soci possono usufruire di vantaggi, convenzioni e promozioni e partecipare alla vita della Cooperativa con attività dedicate e coinvolgendosi nelle nostre iniziative.
3000
alberi piantati nel bosco di Montopoli in Val D'Arno
450
Camminate realizzate dalle sezioni soci Coop (dal 2019 al 2024)
162
milioni di euro di sconti riservati ai soci, compresi i punti spesa (dati Bilancio al 31.12.2025)
100
musei e teatri convenzionati
393
tonnellate di prodotti donati nel 2025
oltre 800
Fornitori locali (dati al 31.12.2025)
Nuova Zelanda, 2006. La quattordicenne Sid vive sospesa tra infanzia e adolescenza.
Nel tentativo di farsi accettare dai ragazzi benestanti in vacanza in città, inizia a fingere un’identità non sua. L’arrivo di Freya, una magnetica ragazza americana, risveglierà in lei desideri e consapevolezze del tutto nuovi. Primo lungometraggio nato dal laboratorio A Wave in the Ocean di Jane Campion, il film è un ritratto intimo e crudo dell’adolescenza queer.
Paloma Schneideman firma un esordio sincero sulla ricerca di sé e sul bisogno viscerale di essere vistə. Presentato in concorso al Sundance Film Festival 2026 nella sezione World Cinema Dramatic Competition.
Per i Soci
L’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento nasce nel 1937 come Centro Nazionale di Studi sul Rinascimento e assume l’attuale denominazione nel 1942.
Con sede a Palazzo Strozzi, l’Istituto rappresenta uno dei più autorevoli centri internazionali dedicati allo studio dell’Umanesimo e del Rinascimento, distinguendosi per l’attività scientifica, editoriale e convegnistica.
Nel corso della sua storia è stato guidato da figure di primo piano della cultura italiana, da Giovanni Papini a Eugenio Garin e Cesare Vasoli; attualmente è presieduto dal Professore Michele Ciliberto, sotto la cui guida l’Istituto continua a promuovere ricerche e iniziative di rilievo internazionale.
A questo calendario si aggiunge l'appuntamento speciale previsto per il 30 ottobre:
Per i Soci
Nella città che gli ha dato i natali e che oggi ne custodisce la memoria, Cortona dedica a Gino Severini una grande mostra internazionale in occasione del 60° anniversario della sua scomparsa.
Tra i protagonisti dell’arte del Novecento, figura chiave nel dialogo tra Italia e Francia, tra avanguardia e tradizione, Severini fu un instancabile mediatore di idee, linguaggi e culture.
La mostra del MAEC - curata da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva - affronta in modo originale e innovativo proprio questo tema, ripercorrendone il percorso artistico e umano attraverso oltre 80 opere, documenti originali e un coinvolgente approfondimento multimediale. Dipinti, disegni e materiali d’archivio dialogano con capolavori di artisti come Balla, Boccioni, Carrà, Soffici e Picasso, rivelando il ruolo centrale svolto da Severini nella costruzione della modernità artistica europea.
Evento eccezionale dell’esposizione è il ritorno in Italia, dopo oltre 35 anni, del monumentale dipinto La danse du Pan Pan à Monico, proveniente dal Centre Pompidou di Parigi: una delle immagini simbolo del Futurismo, presentata insieme a nuove ricerche dedicate all’attività dell’artista tra arte, architettura e spiritualità.
Un’occasione unica per riscoprire il profondo legame tra Cortona e uno dei suoi più illustri interpreti nel panorama culturale internazionale del XX secolo, anche grazie agli itinerari severiniani che conducono alla scoperta dei luoghi, delle opere e delle testimonianze lasciate dall’artista nella sua città natale.
Per i Soci
A 32 anni dal suo primo allestimento a Villa Mimbelli, e dopo sei mesi di lavori, la collezione si ripresenta con una nuova impostazione scientifica e tante novità: da una fondamentale opera di Giovanni Fattori entrata in collezione (grazie all’erogazione liberale tramite Art Bonus effettuata da Erredue S.p.A) a una sala interamente dedicata a Leonetto Cappiello, il grande artista livornese di fama internazionale, padre della pubblicità moderna e autore di celeberrimi manifesti.
Nella splendida dimora ottocentesca immersa nel verde, sarà possibile compiere un rinnovato viaggio nell’arte di Livorno e della Toscana, dalla metà dell’Ottocento agli anni Quaranta del Novecento con nuclei importanti di artisti livornesi (Giovanni Fattori con circa 50 opere, Vittorio Corcos, Plinio Nomellini) e toscani (Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Giovanni Boldini).
Molte delle opere sono state sottoposte ad un attento restauro.
Il restyling del museo ha puntato su spazi inclusivi e moderni, con nuova illuminazione a LED e una palette cromatica neutra pensata per valorizzare le opere senza entrare in conflitto con le decorazioni originali della villa.
Definire Antropolaroid non è semplice: ad oggi non c’è nulla di paragonabile al lavoro originalissimo di Granata.
Forse dovremmo chiamare in causa Charlie Chaplin, ma anche il teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria.
Uno spettacolo ad alta condensazione ed intelligenza teatrale nel quale ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente.
Nella Milano degli anni ’70, in cui i sequestri sono all’ordine del giorno, i giornali escono con una notizia stranissima che vede protagonisti “due giovani incensurati e di buona famiglia, senza nessuna dimestichezza con la delinquenza e senza neppure un gran bisogno di denaro”.
Mauro Pescio, ritrovatore di storie, autore e attore, che con il podcast Io ero il Milanese ha conquistato il pubblico superando 3 milioni di ascolti, torna al teatro con un caso giudiziario che ha dell’incredibile.
Ad accompagnarlo sul palco Stefano Malatesta, nome storico del blues romano.
Pietro e Paolo, due amici fraterni, appena maggiorenni, nella Milano degli anni ’70, mettono in atto quasi per gioco un sequestro.
L’ostaggio infatti non è un vero ostaggio ma una complice, amante di uno dei due. Questo episodio scatenerà una reazione a catena lunga oltre vent’anni di manipolazioni, minacce, ricatti e vendette senza esclusione di colpi.
Anna dei miracoli di William Gibson, basato sulla storia vera della sordo-cieca Helen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan, è un classico del teatro contemporaneo: debuttò a Broadway nel 1959, restò in scena per oltre settecento repliche e vinse il Tony Award per la migliore opera teatrale, prima di diventare nel 1962 un film di successo con Anne Bancroft. In questo allestimento, con l'adattamento e la regia di Emanuela Giordano e Mascia Musy nel ruolo di Anna, insieme a Fabrizio Coniglio, Anna Mallamaci e Laura Nardi, la vicenda entra nella casa dei Keller, dove Helen — una bambina che non vede, non sente e non parla — mette a dura prova l'amore e la disperazione dei genitori.
In una società dove solo il "bello" è vincente e solo il "sano" è tollerato, Helen sembra destinata a essere rinchiusa in un istituto, nascosta e dimenticata. Ma l'arrivo di Anna, dura e inflessibile, cambia tutto: Anna dei miracoli racconta l'epocale passaggio alla lingua dei segni, considerata tra le più grandi scoperte della storia moderna, la rivoluzione che ha aperto un dialogo tra chi parla e chi non parla e ha permesso a ragazze come Helen di raccontarsi, apprendere e farsi rispettare. Uno spettacolo intenso e necessario. Su Teatro.it trovi tutte le date della tournée, i teatri che ospitano lo spettacolo e l'accesso ai biglietti ufficiali.
A pochi minuti dal borgo medievale di Montecatini Val di Cecina, il Parco Minerario è uno dei siti di archeologia industriale più suggestivi d’Italia.
Nell’Ottocento fu tra le più importanti miniere di rame d’Europa; oggi è un museo all’aperto che racconta la vita dei minatori e la nascita dell’industria moderna italiana.
La miniera di rame di Caporciano fu anche fulcro della vita economica e sociale del territorio: occupava centinaia di lavoratori e diede origine alla società Montecatini, futura protagonista dell’industria chimica italiana (Montedison).
LIFE IN LYCRA
Un duetto per performer e coreografo: Life in Lycra è un’esplorazione umoristica e fisicamente virtuosa delle dinamiche di potere in scena. Con indosso solamente due body in lycra attillatissimi, i due personaggi attraversano la loro relazione in continuo mutamento, negoziando costantemente chi detiene il controllo: l’interprete o il coreografo? O forse qualcun altro… o qualcos’altro? Per tutta la durata della pièce, due voci di intelligenza artificiale accompagnano e guidano sia i performer che il pubblico. La relazione con queste voci guida e definisce la coreografia, suggerendo nuove interpretazioni e significati ai gesti, in un gioco di influenza reciproca, ambiguità e complicità. Ciò che inizia come un semplice supporto si trasforma progressivamente in un elemento drammaturgico centrale, capace di ridefinire l’equilibrio tra i ruoli in scena e il coinvolgimento dello spettatore.Life in Lycra solleva interrogativi sull’autorità, sulla collaborazione e sulle forze invisibili che influenzano la creazione artistica, ma è anche un’indagine sul rapporto profondo e a tratti ironico tra movimento e linguaggio: chi traduce chi? Le parole plasmano il gesto o il gesto genera nuove narrazioni? La pièce si muove su questa linea sottile, giocando con le aspettative e i codici sia del pubblico che degli interpreti. Con un tono sempre leggero e ironico e un linguaggio fisico potente e preciso, Life in Lycra invita a ripensare le regole del gioco scenico e il ruolo di chi osserva e di chi agisce.
Creato inizialmente per il progetto di Emilio Calcagno “7×7, salone coreografico” in collaborazione con il Balletto di Avignone, il lavoro si è poi sviluppato, in una serie di tappe, in uno spettacolo indipendente.
Life in Lycra è vincitore del Conny Janssen Danst Award e del Tanz Bielefeld Award alla prestigiosa RIDCC 2024, di Rotterdam.
PAS DE CHEVAL
Pas de Cheval è un duetto coreografato da Andrea Costanzo Martini e interpretato insieme a Francesca Foscarini, pensato per due performer non più giovanissimi. Ispirato alla figura del cavallo, simbolo di grazia, forza e libertà, il lavoro esplora il parallelismo tra l’animale e il danzatore-performer: creature ammirate, ma sottoposte a fatica, disciplina e dinamiche di potere.
In scena, i due performer si muovono in silenzio, incarnando cavalli addestrati, mentre un paesaggio sonoro composto da voci registrate accompagna i loro corpi. Sono i loro stessi sussurri che si rincorrono e si sovrappongono: lamenti, confessioni e piccole ironie sulla condizione del performer contemporaneo.
Con leggerezza e umorismo, il duetto mette a nudo le contraddizioni dello spettacolo dal vivo, interrogandosi sul prezzo da pagare per ottenere l’amore del pubblico e garantirsi la sopravvivenza, anche economica, all’interno del sistema.
Un lavoro che gioca tra addestramento e libertà, virtuosismo e vulnerabilità.
Il progetto è il frutto di lunghe discussioni, scambi e confronti – a tratti veri e propri lamenti – durante i quali Martini e Foscarini hanno condiviso riflessioni sul mestiere del danzatore, sulla fatica, sull’età che avanza, sulle dinamiche di potere e sull’assurdità di continuare a offrirsi allo sguardo del pubblico.
Opera in tre atti, libretto di Nahum Tate dal quarto libro dell’Eneide di Virgilio
traduzione dell’inno omerico a Giunone in inglese antico a cura di Mattia Mantellato
Musica di Henry Purcell
Prima esecuzione mondiale (ipotesi di restauro della partitura e della drammaturgia originali del prologo a cura di Attilio Cremonesi e Francesco Bondì)
Prima rappresentazione documentata: Londra, Josias Priest’s Boarding-School at Chelsea, 1689 – Edizione a cura di Clifford Bartlett – Editore proprietario King’s Music
Personaggi e interpreti:
Dido Anna Caterina Antonacci,
Belinda Penelope Kendros
Seconda Donna Erica Zulikha Benato
La Maga Margherita Sala
Prima strega/Spirito Anita Montserrat
Seconda strega/Marinaio Valentina Coletti, Enea Enea Scala
Direttore Attilio Cremonesi
Regia, scene, costumi Francesco Bondì
Assistente scenografo Roberto Tusa
Lighting Designer Cristian Zucaro
Coreografia Sabrina Vicari
Ensemble Auser Musici
Coro Arché – Direttore del coro Marco Bargagna
Compagnia di danza Teatro di Pisa
Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa in coproduzione con il Teatro Goldoni di Livorno
Un passato intramontabile, tanto grande da appartenere al mito; una narrazione senza tempo dei tormenti del cuore umano resi magistralmente da uno dei più grandi compositori della storia della musica: è Dido and Aeneas, di Herny Purcell, che ritorna Teatro Goldoni dopo quasi venti anni per celebrare l’incontro tra la tragedia virgiliana e il genio del Seicento inglese. Un gioiello musicale, capolavoro del barocco, un’opera intensa e raffinata che coniuga la l’abilità melodica del compositore e del suo librettista Nahum Tate per raccontare la nota vicenda del libro IV dell’Eneide di Virgilio ruotando attorno all’amore e all’abbandono di Didone, tra arie, cori e danze con grande equilibrio che suscitano profonde emozioni all’ascolto. Altro elemento di grande interesse di questa edizione che rappresenterà una prima mondiale, è la proposta di una ipotesi di ricostruzione della drammaturgia, della musica e del testo del prologo andati perduti dalla prima esecuzione assoluta del 1689 grazie ad ragguardevole studio filologico di Attilio Cremonesi, che sarà anche sul podio a dirigere gli Auser Musici, e di Francesco Bondì, che firma la regia Nelle parti principali due interpreti di comprovata fama internazionale quali Anna Caterina Antonacci ed Enea Scala.
Un laboratorio per giovani a cura di Lorenza Adami, Maestra Artigiana della ceramica, che racconterà la storia dell’azienda, mostrerà i materiali, gli strumenti impiegati e i processi di lavorazione; un incontro per scoprire il significato di fare impresa artigiana oggi, riprendendo la tradizione, innovando linee e tematiche.
Un incontro dedicato alla scoperta dell'antica arte della ceramica decorata. Lorenza Adami accompagnerà i partecipanti attraverso una breve introduzione sulla ceramica e le principali fasi di lavorazione, raccontando l'esperienza della storica bottega fiorentina Sbigoli Terrecotte, attiva dal 1859.
Nella seconda parte del laboratorio, ogni partecipante potrà decorare una mattonella in ceramica utilizzando tecniche tradizionali e motivi ornamentali ispirati alla tradizione toscana. Dopo la cottura presso il laboratorio Sbigoli, i ragazzi potranno ritirare il proprio elaborato, entrando così in contatto diretto con la realtà della bottega.
Gioco-spettacolo ambientato all’interno della Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti.
Alcuni soggetti femminili raffigurati nelle opere esposte “prendono vita” di fronte agli occhi del pubblico e le storie dei singoli quadri si intrecciano, creando una storia di mistero e passione che il pubblico dovrà ricostruire.
Un delitto efferato è stato commesso al museo e saranno gli stessi spettatori nei panni di giovani investigatori a risolvere un mistero del passato che riaffiorerà nel presente.
Un laboratorio per giovani a cura di Luisa Bisaccioni, Maestra Artigiana decoratrice, che racconterà la storia dell’azienda, mostrerà i materiali, gli strumenti impiegati e i processi di lavorazione; un incontro per scoprire il significato di fare impresa artigiana oggi, riprendendo la tradizione, innovando linee e tematiche.
Un workshop dedicato alla decorazione artistica della pelle e della similpelle come supporto creativo. Attraverso esempi, materiali e dimostrazioni dal vivo, i partecipanti scopriranno come trasformare un supporto organico in una superficie pittorica capace di valorizzare texture naturali, forme e colori.
Durante il laboratorio saranno illustrate le fasi di progettazione, preparazione e decorazione del materiale, fino alla realizzazione di piccole opere artistiche ispirate a soggetti botanici, geometrici e naturalistici.
Antigone di Brecht (1947) parla alla sua gente del suo presente e potrebbe altrettanto facilmente, ora, parlare del nostro oggi, e ai nostri uomini e alle nostre donne: anche noi viviamo in una umanità disumana. Ma proprio questo suo parlare del presente la rende, per me, pericolosa e difficile da mettere in scena. Non posso avvicinarla troppo, non posso tenerla lontana: questo cerchiamo nel lavoro, raccontare l’umano, senza date, quasi senza nomi, per imparare di nuovo a riconoscerlo.
Nella sua Antigone Brecht sposta il registro interpretativo sul piano ideologico: l’antefatto e la circostanza nella quale agiscono i personaggi è come in Sofocle la guerra, ma qui è guerra di conquista, scatenata per motivi economici: Creonte vuole le terre di Argo; Eteocle e Polinice non sono morti combattendo fra loro per il trono, ma nello stesso esercito Tebano, l’uno con valore, l’altro perché “disertava”. Per Creonte la viltà di Polinice è un reato simile al tradimento.Il decreto di Creonte e l’opposizione di Antigone acquistano perciò un nuovo significato: il tiranno è disposto a perdonarla se si pente e si sottomette, ma lei rivendica la sepoltura come un “esempio”: non è più una opposizione individuale ma politica, come nota Cesare Molinari. Antigone è la tragedia politica della “responsabilità” a cui nessuno sfugge. Tutti hanno le mani sporche.
C’è un verso nel primo intervento dei Vecchi che è stato tradotto diversamente da Antonio Vannini e da Mario Carpitella, il primo ci dice che essi stanno aspettando i carri pieni di bottino, il secondo che li vorrebbero “pieni dei nostri”. Soldi o uomini? Avevo scelto uomini, ma via via che lavoro penso sia più crudele ma più giusto parlare di bottino.
In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, l’Accademia della Crusca ha allestito nella Sala delle pale moderne una mostra di documenti e libri dal titolo Pinocchio all’Accademia della Crusca.
Accanto alle carte autografe dell’accademica Ornella Castellani Pollidori per la sua edizione critica del 1983dell’opera Le avventure di Pinocchio, l’esposizione raccoglie rare edizioni ottonovecentesche dei libri di Collodi, dalla prima edizione del 1884 della famosa Grammatica di Giannettino adottata nelle scuole comunali di Firenze fino a edizioni illustrate dal disegnatore Sergio Tofano (il papà del “Signor Bonaventura”).
Segue una sezione che presenta ben ventidue edizioni di Pinocchio in diverse lingue straniere a testimoniare la grande fortuna internazionale della storia del celebre burattino.
Sono esposte infine cinque edizioni illustrate da celebri disegnatori: Franco Iacovitti, Attilio Cassinelli, Venturino Venturi, Lorenzo Mattotti, Emanuele Luzzati.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Josephine Baker – Danzare la libertà rende omaggio alla straordinaria figura artistica di Joséphine Baker. Il progetto comprende un gala internazionale, una mostra e una giornata di studi realizzata con il patrocinio dell’Università di Siena. In Hommage aux ancêtres, coreografato e interpretato da Germaine Acogny, l’artista rende omaggio alla cultura africana, al rispetto per gli antenati e alla profonda percezione della loro presenza: un legame che continua nel tempo, guidando e proteggendo coloro che restano.
Dedicato è un lavoro che nasce dal desiderio di indagare su un personaggio che ha fatto storia nel XX secolo non solo come artista, cantante e danzatrice del mondo dello spettacolo e della rivista, ma come rappresentante di una marcata ideologia politica, della lotta al razzismo, a favore dell’emancipazione femminile. In Black Venus il linguaggio visivo e coreografico richiama l’universo dei café chantant, delle riviste e dello splendore degli anni Venti e Trenta, evocando un mondo di glamour e provocazione.
Per i Soci
Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco, il 2026, la città di Arezzo celebra la propria speciale relazione con il Patrono d’Italia organizzando una grande mostra a carattere iconografico, d’intesa con le Diocesi, le comunità francescane competenti e gli organi centrali e periferici del Ministero della Cultura (MIC).
Si intitola “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento” l’esposizione che si svolgerà dal 2 ottobre al 10 gennaio 2027tra la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (piazza San Francesco 4), confinante con la Basilica di San Francesco, celebre per i suoi capolavori d’arte e specialmente per il ciclo della Vera Croce affrescato da Piero della Francesca, e i suggestivi spazi dell’ex Chiesa di Sant’Ignazio(via Giosuè Carducci, 7), esempio straordinario di barocco aretino.
Sarà possibile appassionarsi a quadri (in prevalenza), nonché miniature, statue e vetrate, che documenteranno per campioni significativi la diffusione dell’iconografia francescana in Toscana e con altri esempi italiani. Le opere saranno, per citarne alcuni, di Margarito, Maestro della Crocifisso, Maestro di Figline, Tino Di Camaino, Beato Angelico, Sandro Botticelli, Andrea Della Robbia, Giorgio Vasari, Pietro Da Cortona, Annibale Carracci, Guercino, Jacopo Ligozzi, Luca Giordano, Lorenzo Lippi, Antonio Ciseri, Libero Andreotti, Gerardo Dottori.
L’ordinamento seguirà un andamento sostanzialmente cronologico – dal Medioevo al Novecento – con focus tematici per approfondimenti specifici. Le circa 60 opere d’arte e documenti proverranno per la maggior parte dal territorio, dimostrando la lunga e costante devozione per San Francesco, senza però rinunciare a importanti e prestigiosi prestiti dall’Italia e dall’estero, quali la National Gallery di Londra, l’Art Museum di Worcester, Lindenau-Museum di Altenburg, Pinacoteca Vaticana, Gallerie degli Uffizi, Galleria Borghese di Roma, Chiesa di San Francesco a Locarno, Galleria dell’Accademia di Venezia, Museo Civico d’Arte antica di Pistoia, Convento dei Cappuccini Foggia, Museo Schifanoia di Ferrara.
L’iniziativa è promossa da Comune di Arezzo e Fondazione CR Firenze con Fondazione Guido D’Arezzo, in collaborazione con la Diocesi di Arezzo – Cortona e Sansepolcro e la Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, Fondazione Arezzo Intour e Discover Arezzo. L’esposizione è curata daCristina Acidini, con il comitato scientifico presieduto da Carlo Sisi, formato da Sandro Bellesi, Stefano Casciu, Liletta Fornasari e Angelo Tartuferi. Main sponsor: Estra. Con il sostegno di Coingas, Caurum, Unicoop Firenze, Tesi.
Visita-spettacolo in cui due guide inaffidabili raccontano vite d’artista attraverso fatti documentati, falsità plausibili e leggende, sfidando il pubblico a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, ma anche ciò che sappiamo da ciò che abbiamo imparato a raccontare.
Gli Uffizi custodiscono infatti alcune tra le opere più celebri della storia dell’arte, universalmente conosciute e riprodotte come le storie, più o meno reali, più o meno fantastiche, che gli sono state costruite attorno nel tempo.
Ma se torniamo ad osservare senza sovrastrutture, scopriamo che le opere rivelano dettagli che possono raccontare molto dell’artista o della propria epoca di appartenenza.
L’attività è pensata per sviluppare uno sguardo critico attorno ad alcune delle opere più conosciute (o anche del tutto sconosciute), partendo da quello che il visitatore vorrebbe sentirsi dire sugli eventuali fatti e aneddoti intorno all’opera e creando un gioco narrativo partecipato che conduce all’analisi attiva e spontanea dell’opera.
Per i Soci
Palazzo Blu presenta Edward Hopper: New York e oltre, organizzata da Barbara Haskell, curatrice del Whitney Museum of American Art, insieme a Caroline Webb, assistente curatrice del Whitney Museum of American Art.
La grande mostra, con oltre 150 opere dedicata a uno dei più importanti artisti americani del Novecento, si articola in cinque sezioni che ripercorrono le principali fasi della vita e della carriera dell’artista.
Per quasi sessant’anni New York fu la casa di Edward Hopper, il luogo che più di ogni altro alimentò la sua ricerca artistica e divenne protagonista di molte delle sue opere più celebri. Tuttavia, la sua visione si formò anche attraverso viaggi, soggiorni e paesaggi che lo accompagnarono per tutta la vita: dalla scoperta di Parigi alle coste del New England, fino ai lunghi spostamenti attraverso gli Stati Uniti.
Attraverso dipinti, acquerelli, disegni, incisioni e materiali d’archivio, la mostra racconta l’intero percorso creativo dell’artista, mettendo in luce il ruolo fondamentale che i luoghi ebbero nella costruzione del suo immaginario. Città, paesaggi, architetture e persone diventano così le tappe di un viaggio che permette di comprendere come Hopper abbia sviluppato quello sguardo unico e inconfondibile che ancora oggi continua ad affascinare il pubblico.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa.
Palazzo Blu presenta Edward Hopper: New York e oltre, organizzata da Barbara Haskell, curatrice del Whitney Museum of American Art, insieme a Caroline Webb, assistente curatrice del Whitney Museum of American Art.
La grande mostra, con oltre 150 opere dedicata a uno dei più importanti artisti americani del Novecento, si articola in cinque sezioni che ripercorrono le principali fasi della vita e della carriera dell’artista.
Per quasi sessant’anni New York fu la casa di Edward Hopper, il luogo che più di ogni altro alimentò la sua ricerca artistica e divenne protagonista di molte delle sue opere più celebri. Tuttavia, la sua visione si formò anche attraverso viaggi, soggiorni e paesaggi che lo accompagnarono per tutta la vita: dalla scoperta di Parigi alle coste del New England, fino ai lunghi spostamenti attraverso gli Stati Uniti.
Attraverso dipinti, acquerelli, disegni, incisioni e materiali d’archivio, la mostra racconta l’intero percorso creativo dell’artista, mettendo in luce il ruolo fondamentale che i luoghi ebbero nella costruzione del suo immaginario. Città, paesaggi, architetture e persone diventano così le tappe di un viaggio che permette di comprendere come Hopper abbia sviluppato quello sguardo unico e inconfondibile che ancora oggi continua ad affascinare il pubblico.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa.