Diamo vita ai nostri valori
Le nostre iniziative sostengono la comunità, l’ambiente e il territorio e coinvolgono le persone nella vita della nostra cooperativa. Perchè siamo molto più di un supermercato.
Candidature soci: dal 29/12/2025 al 21/01/2026 entro le ore 12:00 puoi candidarti come Consigliere per la tua Sezione Soci
Le nostre iniziative sostengono la comunità, l’ambiente e il territorio e coinvolgono le persone nella vita della nostra cooperativa. Perchè siamo molto più di un supermercato.
Il dottor Nahum Fischelson è un anziano professore che vive beato nella sua solitudine leggendo e commentando l’Etica di Spinoza, ma che di tanto in tanto getta un’occhiata sulla via del mercato. Poi, però, accade qualcosa di imprevedibile...
Tutto accadde fulmineamente, e già erano stati affissi i manifesti che annunciavano la mobilitazione. Un lunedì, discese in strada per comprare qualcosa da mangiare e trovò i negozi chiusi. Per ordine dello zar, tutta l’acquavite veniva gettata nel rigagnolo.
Toni Servillo, per “Le parole di Hurbinek”, porta in teatro un classico della letteratura yiddish. Con la lettura scenica di Spinoza di Via del Mercato, il racconto di Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la Letteratura nel 1978, rivive attraverso una celebre interpretazione.
Toni Servillo,nato ad Afragola (NA) nel 1959, è uno dei più grandi interpreti del teatro e del cinema italiano contemporanei. Noto per la sua versatilità e intensità, ha incarnato molteplici personaggi, che sono entrati negli anni nell’immaginario del pubblico e gli hanno portato importanti riconoscimenti nazionali e internazionali.
Inizia la sua carriera negli anni ’70, fonda Teatri Uniti, con cui mette in scena testi di autori come Molière, Goldoni, Eduardo De Filippo, Pirandello, Marivaux, Brecht e Antonio Neiwiller. Per citarealcune delle sue grandi interpretazioni: Sabato, domenica e lunedìdi De Filippo, La trilogia della villeggiatura di Goldoni, Elvira tratto dalle lezioni teatrali di Louis Jouvet.
Al cinema, segna la sua carriera la collaborazione con il regista Paolo Sorrentino, a partire dal debutto in L’uomo in più del 2001. Servillo ha vestito ruoli memorabili e ha ricevuto alcuni tra i premi più importanti del cinema italiano: con Le conseguenze dell’amore (2004) e con La grande bellezza (2013) riceve il David di Donatello, e ancora Il Divo (2008) nei panni di Andreotti, tra gli altri nel 2022 Aldo Moro in Esterno notte per la regia di Marco Bellocchio.
Nel 2025, Toni Servillo ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (82ª ed.) per il suo ruolo nel film La Grazia di Paolo Sorrentino.
Isaac Bashevis Singer (1903-1991) è unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi scrittori e intellettuali yiddish. Nato a Leoncin, in Polonia, si trasferì nel 1935 a New York, divenendo ben presto una figura di primo piano della vita culturale statunitense e internazionale, tanto da vincere, nel 1978, il premio Nobel per la letteratura. Tra le sue opere più importanti ricordiamo La famiglia Moskat (Longanesi, 2002), Satana a Goray (Adelphi, 2018), Il mago di Lublino (Adelphi, 2020) e Ombre sull’Hudson (Adelphi, 2021).
Mercoledì 4 febbraio, dalle 21:30, ti aspettiamo al Teatro della Pergola per Pantheon | The Ball, l’epica festa di Carnevale che ti condurrà tra i miti e le leggende dell’antichità.
Per una notte, il Teatro si trasformerà in un tempio di luci e presagi, dove divinità e mortali condivideranno la stessa scena a ritmo di musica e un pizzico di follia divina.
La serata, in collaborazione con Unicoop Firenze, vedrà gli ospiti protagonisti assoluti, chiamati a incarnare le proprie leggende in una sfilata per conquistare l’Olimpo del travestimento.
Cinque le categorie in gara: Divine Desire, divinità del fascino e dell’amore; Underworld Legends, nate dal caos e dall’ombra; Epic Creature Realness, eroi e mostri mitologici; Voices of Fate, chi tira i fili del destino; Mythology Remix, i miti riscritti in chiave moderna.
Dopo la sfilata e la proclamazione della maschera più originale, il dj set di Fritz Orlowski trasformerà il tempio in una danza celeste fino a tarda notte.
Dress code consigliato (non obbligatorio): divinità e creature dell’Olimpo, eroi perduti, ninfe, oracoli, semidei, mostri e reincarnazioni moderne del mito. Non serve essere immortale per brillare!
"La storia di Mirra è presto detta: Cecri, regina di Cipro, ha trascurato di onorare Afrodite. La dea l’ha punita condannando sua figlia Mirra a innamorarsi del padre, Ciniro.
La ragazzina ha custodito la sua passione terribile in segreto, fino al giorno in cui sono state organizzate le sue nozze con Pereo, principe dell’Epiro; e in questo giorno si svolge la tragedia, come un piano-sequenza cinematografico che si muove tra gli spazi della reggia di Cipro.
È difficile trovare nella drammaturgia italiana una trama più perturbante di questa. L’incesto, l’unico vero tabù rimasto alla società contemporanea, urla sotto la fitta maglia degli endecasillabi alfieriani; è un demone che non può essere chiamato per nome.
Il corpo dell’adolescente Mirra è la porta attraverso la quale la tragedia entra in una casa borghese: il segreto che contiene è una bomba posta al centro della famiglia tradizionale."
Per i Soci
Cento anni sono una distanza cronologica ideale per una ricognizione completa di quella stagione artistica mai indagata prima, che vide fiorire un gruppo di giovani pittori empolesi. La mostra nasce proprio con l’intento di raccontare le vicende di quella cerchia di artisti che, esattamente un secolo fa, iniziò a riunirsi in una piccola rimessa di attrezzi nell’orto dietro la casa di Mario Maestrelli, in via Tripoli. Mario e l’amico Virgilio Carmignani, adolescenti nel 1925, riuscirono a creare un gruppo di artisti che frequentava la “stanzina” di casa Maestrelli, rielaborando gli insegnamenti dell’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze. Accanto a loro, pittori come Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini e Sineo Gemignani, insieme a Piero Sedoni e Pietro Tognetti, contribuirono a formare una generazione che, tra fine anni Venti e decennio successivo, iniziò a farsi notare in ambito nazionale. La guerra segnò una cesura drammatica, influenzando profondamente le loro opere e le loro scelte personali, mentre il Dopoguerra aprì nuove strade artistiche, dal realismo sociale all’astrattismo, segnando l’evoluzione di una comunità creativa.
Oltre a dipinti e sculture, disegni, bozzetti e fotografie d’epoca raccontano un territorio vivace e curioso, dove la vita quotidiana si intrecciava all’arte, e la provincia diventava uno spazio di libertà. La mostra nasce dal desiderio di restituire quel legame emotivo e culturale tra artisti e città, per riscoprire la forza poetica e civile di un gruppo che attraversò il secolo con coerenza e passione.
In mostra opere di Mario Maestrelli, Virgilio Carmignani, Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini, Sineo Gemignani, Renato e Nello Alessandrini, Enzo Faraoni, Piero Sedoni, Pietro Tognetti, Gino Terreni, Gigi Boni, Dante Vincelle e Cafiero Tuti.
Pagliacci
Pagliacci, opera in due atti con prologo, di Ruggero Leoncavallo, si colloca sulla fortunata scia di Cavalleria rusticana, che aveva aperto la strada al filone del teatro verista. Il libretto, approntato dallo stesso autore, è tratto da un argomento di cronaca nera, un delitto passionale realmente accaduto a Montalto Uffugo, il paese della Calabria dove viveva il compositore da giovane. Rappresentata al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, sotto la bacchetta di Toscanini, l’opera raggiunse fama internazionale in brevissimo tempo. L’ambientazione popolare, dove i sentimenti violenti sono restituiti da una vocalità convulsa, fa da sfondo al dramma della gelosia di Canio, capocomico di una compagnia itinerante. Grazie al sottile espediente narrativo del teatro nel teatro, della vita reale che si consuma nella commedia recitata sulle scene, Leoncavallo potenzia la carica drammatica del soggetto. Il demone della gelosia che divora il protagonista, uomo infelice nella realtà e nella finzione, non può che condurlo alla catastrofe finale, con l’efferato omicidio della moglie adultera Nedda e del suo sfortunato amante.
Cavalleria rusticana
Al concorso indetto dall’editore Sonzogno nel 1888, per un’opera in un atto unico, si classifica al primo posto Cavalleria rusticana, lavoro di Pietro Mascagni, allora compositore ventenne di belle speranze. Fin dal suo debutto, al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, l’opera di Mascagni si guadagna un meritato e strepitoso successo, complici un soggetto di grande attualità, l’omonima novella di Giovanni Verga ridotta a libretto da Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, e una musica che, dalle arie dei protagonisti ai duetti, dal Preludio fino al celebre Intermezzo, è pervasa da una passionalità senza pari. Cavalleria rusticana è una storia di amori tormentati, passioni brucianti, gelosie e vendette che si conclude nel sangue nel giorno di Pasqua. Nel momento in cui la cristianità celebra il trionfo della vita sulla morte, per i protagonisti dell’opera non c’è posto per la redenzione o il perdono. Solo la giustizia sommaria, in punta di coltello, avrà il potere di vendicare l’onore perduto e l’onta del tradimento.
Un percorso unico che conduce il visitatore nel cuore della Parigi di fine Ottocento, capitale dell’eleganza e della modernità, raccontata attraverso capolavori provenienti da prestigiosi musei internazionali – tra cui il Musée d’Orsay, il Louvre, il Philadelphia Museum of Art, le Gallerie degli Uffizi, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, Palazzo Te – oltre a importanti collezioni private presentate per la prima volta al pubblico.
La mostra celebra il fascino della Belle Époque, un periodo in cui arte, letteratura, musica e costume hanno reso Parigi il centro culturale del mondo.
Protagonisti assoluti sono gli artisti italiani che scelsero la capitale francese come patria d’adozione, tra cui Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Vittorio Corcos, capaci di raccontare con uno sguardo personale e raffinato lo spirito del loro tempo, fino a divenire figure di spicco della scena artistica europea.
Il percorso si sviluppa attraverso diverse sezioni tematiche che ripercorrono i momenti salienti di quegli anni, dagli sconvolgimenti politici del 1870 alla nascita della Parigi moderna, restituendo la ricchezza e la varietà di un’epoca irripetibile.
In mostra i ritratti sofisticati di Boldini, Blanche e Sargent, le vedute urbane di De Nittis, le atmosfere impressioniste di Zandomeneghi e l’eleganza cosmopolita di Mariano Fortuny e della Maison Goupil.
Opere che testimoniano la vitalità di una stagione in cui creatività e mondanità, progresso scientifico e nuovi stili di vita contribuirono a plasmare l’immagine della Parigi della Belle Époque, ancora oggi icona di fascino e modernità.