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Cultura
"La storia di Mirra è presto detta: Cecri, regina di Cipro, ha trascurato di onorare Afrodite. La dea l’ha punita condannando sua figlia Mirra a innamorarsi del padre, Ciniro.
La ragazzina ha custodito la sua passione terribile in segreto, fino al giorno in cui sono state organizzate le sue nozze con Pereo, principe dell’Epiro; e in questo giorno si svolge la tragedia, come un piano-sequenza cinematografico che si muove tra gli spazi della reggia di Cipro.
È difficile trovare nella drammaturgia italiana una trama più perturbante di questa. L’incesto, l’unico vero tabù rimasto alla società contemporanea, urla sotto la fitta maglia degli endecasillabi alfieriani; è un demone che non può essere chiamato per nome.
Il corpo dell’adolescente Mirra è la porta attraverso la quale la tragedia entra in una casa borghese: il segreto che contiene è una bomba posta al centro della famiglia tradizionale."
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Cultura
Cento anni sono una distanza cronologica ideale per una ricognizione completa di quella stagione artistica mai indagata prima, che vide fiorire un gruppo di giovani pittori empolesi. La mostra nasce proprio con l’intento di raccontare le vicende di quella cerchia di artisti che, esattamente un secolo fa, iniziò a riunirsi in una piccola rimessa di attrezzi nell’orto dietro la casa di Mario Maestrelli, in via Tripoli. Mario e l’amico Virgilio Carmignani, adolescenti nel 1925, riuscirono a creare un gruppo di artisti che frequentava la “stanzina” di casa Maestrelli, rielaborando gli insegnamenti dell’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze. Accanto a loro, pittori come Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini e Sineo Gemignani, insieme a Piero Sedoni e Pietro Tognetti, contribuirono a formare una generazione che, tra fine anni Venti e decennio successivo, iniziò a farsi notare in ambito nazionale. La guerra segnò una cesura drammatica, influenzando profondamente le loro opere e le loro scelte personali, mentre il Dopoguerra aprì nuove strade artistiche, dal realismo sociale all’astrattismo, segnando l’evoluzione di una comunità creativa.
Oltre a dipinti e sculture, disegni, bozzetti e fotografie d’epoca raccontano un territorio vivace e curioso, dove la vita quotidiana si intrecciava all’arte, e la provincia diventava uno spazio di libertà. La mostra nasce dal desiderio di restituire quel legame emotivo e culturale tra artisti e città, per riscoprire la forza poetica e civile di un gruppo che attraversò il secolo con coerenza e passione.
In mostra opere di Mario Maestrelli, Virgilio Carmignani, Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini, Sineo Gemignani, Renato e Nello Alessandrini, Enzo Faraoni, Piero Sedoni, Pietro Tognetti, Gino Terreni, Gigi Boni, Dante Vincelle e Cafiero Tuti.
Cultura
Partendo dal celebre romanzo di Stevenson, Sergio Rubini e Daniele Russo compiono un viaggio nell'inconscio, in chiave marcatamente psicanalitica. Nello specifico quello di Henry Jekyll che, per individuare le cause della malattia mentale, si fa cavia delle sue stesse teorie, diventandone vittima quando la sua “ombra”, il suo Hyde, emerge.
Henry Jekyll viene presentato come un eminente studioso della mente vissuto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, nel periodo in cui la psicanalisi stava emergendo e sviluppandosi. Dopo un'intensa ricerca sui disturbi psichici, il Dottor Jekyll giunge alla conclusione che la malattia mentale deriva dal conflitto tra l'Io e la sua parte oscura, l'Ombra, o Inconscio.
Jekyll decide di sperimentare le sue teorie su di sé, portando alla luce ciò che gli è nascosto, una parte che chiama Edward Hyde. Tuttavia, il dottore non considera che una volta liberato, Hyde inizia a vivere di vita propria, dando sfogo alle sue inclinazioni più malvagie. Non solo le persone a lui vicine cadono vittime di Hyde, ma anche Jekyll stesso si trova di fronte alla drammatica scelta di disinnescare il suo doppio malvagio, anche a costo della propria vita.
Cultura
Pagliacci
Pagliacci, opera in due atti con prologo, di Ruggero Leoncavallo, si colloca sulla fortunata scia di Cavalleria rusticana, che aveva aperto la strada al filone del teatro verista. Il libretto, approntato dallo stesso autore, è tratto da un argomento di cronaca nera, un delitto passionale realmente accaduto a Montalto Uffugo, il paese della Calabria dove viveva il compositore da giovane. Rappresentata al Teatro Dal Verme di Milano il 21 maggio 1892, sotto la bacchetta di Toscanini, l’opera raggiunse fama internazionale in brevissimo tempo. L’ambientazione popolare, dove i sentimenti violenti sono restituiti da una vocalità convulsa, fa da sfondo al dramma della gelosia di Canio, capocomico di una compagnia itinerante. Grazie al sottile espediente narrativo del teatro nel teatro, della vita reale che si consuma nella commedia recitata sulle scene, Leoncavallo potenzia la carica drammatica del soggetto. Il demone della gelosia che divora il protagonista, uomo infelice nella realtà e nella finzione, non può che condurlo alla catastrofe finale, con l’efferato omicidio della moglie adultera Nedda e del suo sfortunato amante.
Cavalleria rusticana
Al concorso indetto dall’editore Sonzogno nel 1888, per un’opera in un atto unico, si classifica al primo posto Cavalleria rusticana, lavoro di Pietro Mascagni, allora compositore ventenne di belle speranze. Fin dal suo debutto, al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, l’opera di Mascagni si guadagna un meritato e strepitoso successo, complici un soggetto di grande attualità, l’omonima novella di Giovanni Verga ridotta a libretto da Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, e una musica che, dalle arie dei protagonisti ai duetti, dal Preludio fino al celebre Intermezzo, è pervasa da una passionalità senza pari. Cavalleria rusticana è una storia di amori tormentati, passioni brucianti, gelosie e vendette che si conclude nel sangue nel giorno di Pasqua. Nel momento in cui la cristianità celebra il trionfo della vita sulla morte, per i protagonisti dell’opera non c’è posto per la redenzione o il perdono. Solo la giustizia sommaria, in punta di coltello, avrà il potere di vendicare l’onore perduto e l’onta del tradimento.
Cultura
Atmosfere italiane, energia romantica e grandi emozioni: il concerto diretto da Diego Ceretta, direttore principale dell’ORT, è un vero viaggio musicale nell’Europa dell’Ottocento, tra nord e sud. Si parte con Schumann e le sue Ouverture, Scherzo e Finale op. 52, una musica piena di ritmo e carattere, dove ogni movimento ha un’identità forte ma contribuisce a un racconto unico e super coinvolgente.
Al centro del programma c’è il Concerto n. 2 per clarinetto di Carl Maria von Weber, uno dei brani più spettacolari del repertorio romantico: intenso, teatrale, ricco di melodie che restano in testa e passaggi tecnici da togliere il fiato. A interpretarlo è Kevin Spagnolo, uno dei clarinettisti più interessanti della scena internazionale, vincitore del Concorso di Ginevra e noto per uno stile fluido, elegante e pieno di energia.
A chiudere il concerto, due pezzi ispirati all’Italia: l’Ouverture in stile italiano di Schubert, leggera e brillante come un’opera buffa, e la celebre Sinfonia “Italiana” di Mendelssohn, nata dopo il suo viaggio nel nostro Paese. Una musica luminosa, ritmata e piena di colori, che sa davvero di sole e movimento.
Cultura
L’appuntamento dedicato ai libri, per chi li fa, li legge e li ama.
Dal 27 febbraio al 1° marzo, la Stazione Leopolda di Firenze ospita la quinta edizione di TESTO [Come si diventa un libro], evento dedicato all’editoria contemporanea e ai suoi protagonisti, organizzato da Pitti Immagine in collaborazione con Stazione Leopolda e ideato da Todo Modo.
Protagoniste 165 case editrici, con una selezione di titoli e novità da scoprire e acquistare, oltre 180 autrici e autori da tutto il mondo e quasi 200 appuntamenti in programma, tra anteprime, presentazioni, seminari, laboratori, panel, produzioni originali e collaborazioni. TESTO sarà ancora una volta l’occasione per osservare da vicino il grande e affascinante laboratorio dell’editoria, attraverso sette stazioni – Il manoscritto, Il risvolto, La traduzione, Il segno, Il racconto, La libreria, Il lettore – che raccontano dal di dentro come si diventa un libro. Tema della quinta edizione è ESTRO, sinonimo di creatività, di vivacità intellettuale, di irrequietezza interiore, dal greco oîstros, “tafano”, e proprio un tafano è il tema grafico di TESTO 2026.
Cultura
Una produzione del Teatro Metastasio di Prato e del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale in collaborazione con CIDIPI SRL con il sostegno della residenza artistica C.Re.A.Re Campania/Teatri Associati di Napoli
Due giovani si incontrano su un’app di dating.
Quattro weekend tra sesso, dialoghi serrati e confessioni.
Changing the Sheets è una commedia brillante, ironica e provocatoria che racconta la precarietà affettiva di una generazione iperconnessa, ansiosa e incapace di stare davvero in relazione.
Tra battute taglienti, momenti comici e passaggi più intimi, lo spettacolo mette in scena il bisogno di essere riconosciuti, la paura del coinvolgimento e il desiderio di sentirsi eccezionali.
Un gioco continuo tra attrazione e fuga, tra intimità e imbarazzo.
Cultura
Il nuovo, potente spettacolo firmato da Emma Dante, Leone d'oro alla Carriera Biennale Teatro 2026.
Dentro una famiglia, un giorno, l’abituale violenza del marito sulla moglie si trasforma in un femminicidio.
L’uomo la uccide spaccandole la testa con un ferro da stiro.
La donna giace a terra, morta, ma la sua morte non è sufficiente: nessuno le crede.
Così che la donna, come l’angelo del focolare nella cui grottesca immagine si ritrova incastrata, sarà costretta ad alzarsi e a rientrare nella stessa routine, pulendo la casa, occupandosi del lavoro domestico, preparando da mangiare al figlio e al marito, accudendo l’anziana suocera.
Ogni mattina, i familiari la trovano morta e non le credono. Ogni mattina lei si rialza, apre la moka, chiusa troppo stretta, e ricomincia a subire la violenza del marito, la depressione del figlio, l’impotenza della suocera che anziché condannare il figlio brutale e dispotico, lo compatisce.
Ogni sera la moglie muore di nuovo, come in un girone dell’inferno in cui la pena non si estingue mai. Nella penombra di una casa addormentata, l’angelo scuote i lembi della vestaglia e prova a volare ma le è concesso soltanto l’intenzione del volo.
Cultura
Un programma che mescola atmosfere intense, eleganza classica e l’energia inconfondibile di Beethoven. Sul podio c’è Emmanuel Tjeknavorian, direttore austriaco classe 1995: nato come violinista, oggi è anche Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano. Il suo stile? Gesto deciso, idee chiare e una grande capacità di raccontare la musica.
Il concerto si apre con La morte di Mélisande di Jean Sibelius, una pagina breve ma potentissima, tratta dalla suite ispirata al dramma simbolista di Maeterlinck. È una musica sospesa, delicata e malinconica, che in pochi minuti crea un’atmosfera intensa e carica di emozione.
Si prosegue con il Concerto n. 2 per violoncello di Franz Joseph Haydn, scritto alla fine del Settecento: un brano elegante e brillante, dove tecnica e leggerezza dialogano in modo naturale. A interpretarlo è Jeremias Fliedl, giovane violoncellista austriaco, apprezzato per il suono curato, il fraseggio espressivo e una musicalità autentica.
A chiudere, la Sinfonia n. 4 di Beethoven, composta nel 1806 tra la Terza e la Quinta. Meno drammatica rispetto ad altre sue sinfonie, ma piena di energia, equilibrio e intelligenza compositiva: una musica luminosa, compatta e sorprendentemente trascinante. .
Cultura
Lino Musella è qui protagonista di un affascinante percorso poetico attraverso gli immortali versi di Shakespeare, qui ‘traditi’ in napoletano dall’artista Dario Jacobelli. Un’originale ‘recita dei sentimenti’, tra emozioni, atmosfere magnetiche e intensi desideri.
Una prova shakespeariana per Musella, affiancato sulla scena da Marco Vidino - ai cordofoni e alle percussioni - con le sue musiche suggestive e avvolgenti che accompagnano gli spettatori in questo intimo viaggio.
“Dario Jacobelli, poeta napoletano scomparso prematuramente nel 2013 - ricorda Musella - si dedicò negli ultimi anni della sua vita alla traduzione in napoletano e al tradimento, come amava definirlo, di 30 Sonetti di Shakespeare. I Sonetti in napoletano suonano bene. Battono di un proprio cuore. Indossano una maschera che li costringe a sollevarsi dal foglio per prendere il volo, tenendo i piedi per terra”.
Cultura
Un percorso unico che conduce il visitatore nel cuore della Parigi di fine Ottocento, capitale dell’eleganza e della modernità, raccontata attraverso capolavori provenienti da prestigiosi musei internazionali – tra cui il Musée d’Orsay, il Louvre, il Philadelphia Museum of Art, le Gallerie degli Uffizi, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, Palazzo Te – oltre a importanti collezioni private presentate per la prima volta al pubblico.
La mostra celebra il fascino della Belle Époque, un periodo in cui arte, letteratura, musica e costume hanno reso Parigi il centro culturale del mondo.
Protagonisti assoluti sono gli artisti italiani che scelsero la capitale francese come patria d’adozione, tra cui Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Vittorio Corcos, capaci di raccontare con uno sguardo personale e raffinato lo spirito del loro tempo, fino a divenire figure di spicco della scena artistica europea.
Il percorso si sviluppa attraverso diverse sezioni tematiche che ripercorrono i momenti salienti di quegli anni, dagli sconvolgimenti politici del 1870 alla nascita della Parigi moderna, restituendo la ricchezza e la varietà di un’epoca irripetibile.
In mostra i ritratti sofisticati di Boldini, Blanche e Sargent, le vedute urbane di De Nittis, le atmosfere impressioniste di Zandomeneghi e l’eleganza cosmopolita di Mariano Fortuny e della Maison Goupil.
Opere che testimoniano la vitalità di una stagione in cui creatività e mondanità, progresso scientifico e nuovi stili di vita contribuirono a plasmare l’immagine della Parigi della Belle Époque, ancora oggi icona di fascino e modernità.
Cultura
In esclusiva per la Toscana arriva al Teatro Manzoni, la creazione di Kader Attou, uno dei maggiori esponenti della danza hip-hop. Il suo approccio artistico, umanista e aperto al mondo, fonde le influenze e abbatte le barriere tra i generi.
Questo lavoro “a tutto tondo e senza limiti “ è stato presentato per la prima volta nell’ambito del Festival de Marseille 2022 e concepito al fine di raggiungere tutti i generi di pubblico e portare la danza hip-hop in luoghi non comuni ed ai confini della pura scrittura coreografica così da creare nuovi legami tra il territorio e gli artisti. Prélude_Preludio è la storia dell’incontro tra la musica di Romain Dubois e la fisicità dei danzatori. La musica, un crescendo ritmico e melodico, ci trattiene in un’intensità che diventa tensione.
Il virtuosismo dei danzatori batte all’unisono con la musica e l’attenzione del pubblico. La tensione cresce ed i corpi dei danzatori sono un tutt’uno . Gli spettatori sono coinvolti nell’energia brutale che li conduce a sperimentare forti emozioni. In apnea, partecipano al viaggio lasciandosi andare fino alla liberazione finale.