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Il mondo di domani inizia da quello che facciamo oggi.
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AmletOne nasce da quattro anni di studio sul testo di Shakespeare durante un corso di teatro inclusivo e il motivo per cui abbiamo deciso di farne uno spettacolo è stato una folgorante serie di solo apparenti sincretismi: usando spesso il testo come breviario essenziale di meccanismi teatrali, siamo incappati in una sua forma assolutamente anomala ma quanto mai precisa nel raccontare la concretezza del dramma e su questo abbiamo deciso di scommettere.
Il lavoro di una compagnia inclusiva non è certamente lineare, poichè i dialoghi del gruppo spesso stridono di quotidiane impossibilità pratiche ma la strada dissestata ben si confà al marcio danese e lo spettacolo che vi presentiamo non guarda alle nostre fragilità in quanto tali, non le usa né le ignora, ma ne ascolta le prosodie e cerca di star loro dietro.
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Una storia fatta di enigmi impossibili, amore, paura e coraggio.
Una musica che tutti, anche senza saperlo, hanno già sentito almeno una volta.
Per l'occasione, sul palco prende forma una Turandot potente e contemporanea, con un cast internazionale e un allestimento che guarda al futuro. Il Maestro Alessandro D'Agostini dirigerà l'Orchestra della Toscana. La regia è firmata dal giovane artista Nadir Dal Grande, vincitore di un concorso internazionale dedicato a creativi under 35 con il progetto "Floret Umbra". Con lui, la lighting designer Jenny Cappelloni: insieme hanno immaginato uno spettacolo emozionante e innovativo, capace di parlare anche a chi si avvicina all'opera per la prima volta.
Oksana Dyka sarà Turandot. Artista dal timbro potente e magnetico, residente a Lucca, ha cantato il ruolo di Turandot al Metropolitan e si esibisce regolarmente all’Arena di Verona. È protagonista nei principali teatri italiani e internazionali, tra cui Scala di Milano, il Teatro Regio di Torino e il Teatro San Carlo di Napoli. Roberto Aronica sarà Calaf. Tenore di caratura mondiale, ha interpretato questo ruolo al Metropolitan Opera di New York e si è esibito sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, tra cui Teatro alla Scala, Royal Opera House di Londra, Maggio Musicale Fiorentino e Wiener Staatsoper. Maria Novella Malfatti interpreterà Liù. Giovane soprano lucchese in rapidissima ascesa, ha intrapreso la sua formazione musicale al Conservatorio Boccherini studiando violino, per poi dedicarsi allo studio del canto diplomandosi al Ryan Opera Center della Lyric Opera of Chicago. Ha recentemente preso parte alla Trilogia Verdiana a Piacenza accanto a Salsi e Meli. Già apprezzata in ruoli pucciniani al Teatro Regio di Parma, è considerata una delle voci più promettenti della nuova generazione. George Andguladze sarà Timur. Artista ampiamente riconosciuto e apprezzato per la qualità vocale e la profondità interpretativa, che si esibisce regolarmente in teatri come la Royal Opera House, il Teatro Real di Madrid, il Teatro Massimo di Palermo e l’Arena di Verona.
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Per gli ottant’anni dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, partigiani, staffette e sopravvissuti raccontano storie personali come frammenti di una storia collettiva, e i luoghi della Linea Gotica diventano lo spazio reale ed emotivo di un viaggio verso la libertà.
Arriva al cinema “Avevo due paure”, il film documentario di Theo Putzu e Paolo Cagnacci, che racconta con le voci e i volti dei protagonisti un momento fondamentale della storia della Repubblica italiana.
“Avevo due paure” è un viaggio spazio-temporale di persone e luoghi della resistenza. Le testimonianze emergono come in una scatola nera della memoria: storie drammatiche, malinconiche, emozionanti, tutte accomunate dalla stessa immensa voglia di libertà.
I dettagli strettissimi su volti, occhi, bocche restituiscono i segni di un tempo che non ha spento il desiderio di trasmettere i valori per cui, giovanissimi, hanno rischiato la vita. La luce nei loro occhi è un segno di speranza per le nuove generazioni, un invito a difendere democrazia e libertà.
I paesaggi di oggi sono lo spazio esistenziale di ieri: la montagna come casa e teatro di queste piccole grandi storie. Ruderi, sentieri, bunker, diventano frammenti visivi di una memoria che resiste.
Per i Soci
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Per gli ottant’anni dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, partigiani, staffette e sopravvissuti raccontano storie personali come frammenti di una storia collettiva, e i luoghi della Linea Gotica diventano lo spazio reale ed emotivo di un viaggio verso la libertà.
Arriva al cinema “Avevo due paure”, il film documentario di Theo Putzu e Paolo Cagnacci, che racconta con le voci e i volti dei protagonisti un momento fondamentale della storia della Repubblica italiana.
“Avevo due paure” è un viaggio spazio-temporale di persone e luoghi della resistenza. Le testimonianze emergono come in una scatola nera della memoria: storie drammatiche, malinconiche, emozionanti, tutte accomunate dalla stessa immensa voglia di libertà.
I dettagli strettissimi su volti, occhi, bocche restituiscono i segni di un tempo che non ha spento il desiderio di trasmettere i valori per cui, giovanissimi, hanno rischiato la vita. La luce nei loro occhi è un segno di speranza per le nuove generazioni, un invito a difendere democrazia e libertà.
I paesaggi di oggi sono lo spazio esistenziale di ieri: la montagna come casa e teatro di queste piccole grandi storie. Ruderi, sentieri, bunker, diventano frammenti visivi di una memoria che resiste.
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Proseguono a PARC i concerti della rassegna Mixité di Toscana Produzione Musica. Questa volta a salire sul palco è il Duo Bottasso con Postcards from Italy.
Immagini degli anni Venti. Paesaggi sonori live di oggigiorno. Memorie senza tempo.
Immagina di trovarti dove una macchina da presa era posizionata 100 anni fa. Sei in una salina siciliana, nelle fabbriche rivoluzionarie di Torino, in un villaggio alpino. Il paesaggio è cambiato. I fiumi si sono prosciugati. Gli operai non ci sono più. Restano solo i film, testimoni silenziosi di un mondo scomparso.
I fratelli Nicolò e Simone Bottasso hanno viaggiato attraverso l’Italia ripercorrendo le rotte dei cineasti dell’epoca, registrando i suoni contemporanei e componendo nuove musiche per trasformare rari film muti, accuratamente restaurati dall’Eye Filmmuseum di Amsterdam, in un’esperienza audiovisiva immersiva. La performance intreccia questa archeologia sonora con musica dal vivo, visual e voci provenienti dalle tradizioni popolari e dai movimenti politici, esplorando ciò che resta quando la storia viene filmata e ciò che va perduto.
Postcards from Italy non è un accompagnamento convenzionale al cinema muto: è una riflessione sulla memoria, un dialogo tra passato e presente, tra archivio ed esperienza vissuta.
In un’epoca di nostalgia costruita ad arte, collasso dell’attenzione e revisionismo storico, Postcards from Italy offre qualcosa di sempre più raro: lentezza collettiva, attenzione prolungata, spazio per riflettere su ciò che preserviamo, ciò che perdiamo e su come la memoria plasmi il nostro presente.
I film documentano l’Italia tra il 1910 e il 1929, con le sue coste rigogliose, il turismo nascente, il lavoro in fabbrica e gli scioperi politici.
Concepiti originariamente come “cartoline” visive per il pubblico internazionale, catturavano una nazione sull’orlo del fascismo – il momento prima che la dittatura mettesse a tacere il dissenso. La musica dal vivo contemporanea collega quel passato al presente, evidenziandone differenze e somiglianze, come un appello ad aprire gli occhi e le orecchie, a guardare, ascoltare e riflettere.
Nel 2023, i musicisti hanno viaggiato in treno attraverso l’Italia, ripercorrendo le rotte dei primi cineasti e tornando nei paesaggi catturati su pellicola. Hanno registrato i suoni del presente, raccolto voci locali e collaborato con archivi sonori italiani per recuperare testimonianze di operai e comunità di quell’epoca. Queste tracce si intrecciano con rare immagini d’archivio e con le composizioni originali del duo – fondendo risonanze folk, improvvisazione, tessiture contemporanee ed elettronica dal vivo in un linguaggio fluido e personale.
Nicolò Bottasso – violini, live visuals
Simone Bottasso – organetto, live electronics
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L’esposizione offrirà al pubblico un’occasione preziosa per riscoprire la potenza espressiva e il mondo interiore di un artista che ha saputo parlare con voce unica e universale. Il percorso espositivo racconterà la parabola umana e creativa di Ligabue, mettendone in luce la straordinaria vicinanza ai grandi protagonisti dell’Espressionismo europeo.
Prodotta da ARTIKA di Daniel Buso ed Elena Zannoni, con il patrocinio del Comune di Pisa e della Fondazione Augusto Agosta Tota per Antonio Ligabue e curata da Mario Alessandro Fiori, segretario generale della Fondazione, unitamente alla Direzione Artistica di Beside Arts, la mostra racconterà con oltre 80 opere la vita, la psiche e la storia tormentata di questo affascinante artista.
Per Antonio Ligabue, l’arte ha rappresentato da sempre un’esigenza profonda e istintiva, un modo per affrontare le difficoltà e i tormenti della vita. Questa urgenza espressiva si riflette nella potenza visiva delle sue opere, capaci ancora oggi di emozionare e toccare l’animo dello spettatore. La mostra celebrerà il percorso di questo genio visionario in continua evoluzione, mettendo in luce la sua incessante ricerca artistica, caratterizzata da un uso audace del colore – violento ma armonico – e da una forza emotiva intensa. Il suo linguaggio iconografico, al tempo stesso popolare e sofisticato, prende forma in dipinti di grande impatto.
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Uno stand-up che azzarda paralleli tra seduzioni pubbliche e private, tra crisi di coppia e crisi istituzionali.
E infine la confusione universale tra amore e sesso, tra mariti e amanti, tra single e “bingle”; e poi ancora politici, imprenditori, uomini di potere… parole e discorsi che gravitano intorno alle nostre vite.
Satira sociale e satira di costume si intrecciano in una società che ha promosso la deficienza naturale a intelligenza artificiale, l’ignoranza a ingenuità e le chiacchiere da bar ad avamposti culturali. Tik Tok a pilastro dell’informazione.
Lo show della Reggiani procede attraverso folgoranti monologhi e rapide incursioni di personaggi dello spettacolo e dell’informazione da lei stessa interpretati, nuovi “maîtres à penser” di una società mediatica svuotata di senso e di valori.
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Mixité, la rassegna di Toscana Produzione Musica, prosegue con un nuovo concerto che vede protagonista la cantante e compositrice Enji.
Nata a Ulan Bator in una famiglia di musicisti, Enji, diminutivo di Enkhjargal Erkhembayar, ha studiato musica in Germania grazie a un programma per giovani talenti del Goethe Institut. È in questo contesto che inizia la sua passione per il jazz, che l’ha portata a diventare la compositrice e artista che è oggi.
Nel 2017 registra il suo primo album, “Mongolian Song”, in cui reinterpreta canti della tradizione mongola.
Con il suo primo disco di inediti, “Ursgal”, pubblicato nel 2021, la cantante mongola mette le basi per uno stile personale che combina jazz, musica tradizionale e folk. Nel 2023 pubblica “Ulaan”.
A maggio 2025 esce il suo quarto album in studio, “Sonor”, un lavoro che segna un momento di piena maturità espressiva e consolida la sua posizione come una delle voci più singolari del panorama contemporaneo tra jazz, folk e songwriting sperimentale.
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Un incontro lento e condiviso con l’arte, in cui il museo diventa uno spazio di relazione e ascolto.
Davanti alle opere ci si prende tempo per guardare, sostare, scambiare pensieri e ricordi, lasciando che le parole nascano dallo sguardo.
Attraverso il dialogo e la partecipazione, l’arte si trasforma in occasione di vicinanza, condivisione e costruzione di significati comuni, dando valore a ogni voce e a ogni.
Per i Soci
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Oltre 1.400 opere tra disegni, oggetti, fotografie e materiali documentari per raccontare trent’anni di ricerca. Dal 7 marzo al 26 luglio 2026 Palazzo Buontalenti a Pistoia dedica un’ampia mostra a Ettore Sottsass, concentrandosi sul periodo che va dal secondo dopoguerra alla metà degli anni Settanta (1945-1975).
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript, con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura, con la main partnership di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma.
A cura di Enrico Morteo, il percorso segue un andamento prevalentemente cronologico e tematico. Si apre con le ricerche artistiche degli anni immediatamente successivi alla guerra, quando Sottsass utilizza pittura e disegno per mettere in discussione i codici dell’architettura razionalista. Accanto ai fogli di lavoro e agli studi preparatori emergono le prime sperimentazioni tridimensionali e il rapporto diretto con la materia.
Una sezione centrale è dedicata alla ceramica e alla collaborazione con la manifattura Bitossi di Montelupo Fiorentino. In Toscana Sottsass rielabora il linguaggio della ceramica contemporanea, intervenendo su forma e colore e trasformando oggetti d’uso in elementi carichi di valore simbolico. Il dialogo con il territorio toscano prosegue con l’esperienza di Poltronova ad Agliana, dove, dal 1956, assume il ruolo di art director e progetta arredi che segnano una fase di forte innovazione nel design italiano.
Ampio spazio è riservato anche alla collaborazione con Olivetti: a partire dal 1957 infatti Sottsass si occupa del design della divisione elettronica che opera tra Pisa e Massa. Disegni, modelli, fotografie e documenti raccontano il confronto con le prime macchine elettroniche e con un’idea di industria avanzata, in cui progetto, tecnologia e comunicazione concorrono a definire una nuova immagine del lavoro.
Il percorso affronta inoltre il cambiamento maturato da Sottsass negli anni Sessanta, tra 1961 e 1962, dopo il viaggio in India e la malattia, documentando una produzione in cui oggetti e disegni assumono un significato più intenso e un valore simbolico ed esistenziale, trasformandosi in strumenti di riflessione sull’abitare e sull’essere nel mondo. Da questa nuova consapevolezza prende forma, alle soglie del 1968, una svolta ancora più radicale: il design si fa provocazione e attivazione sensoriale, dichiaratamente in opposizione a potere, guerra e consumismo. Alla ricerca di purezza e di un nuovo ordine cosmico, Sottsass opera con la stessa forza con il disegno su riviste come “Casabella” e quella autoprodotta di “Pianeta Fresco”.
La mostra si chiude con il ciclo fotografico delle Metafore, che segna il passaggio a una nuova fase esistenziale e professionale aprendo alla stagione successiva di Memphis.
La mostra nasce a partire da materiali del fondo documentario affidato da Sottsass al Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma ed è arricchita da prestiti di istituzioni e collezioni pubbliche e private.
Un articolato public program, realizzato con Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura, approfondisce i temi dell’esposizione con incontri su musica, design, cinema e cultura. Sono inoltre previste visite guidate, laboratori per famiglie e attività dedicate a persone con Alzheimer e in LIS. Completa il progetto il volume edito da Electa.
Per i Soci
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Cosa resterebbe della nostra civiltà se scomparissimo domani? Tra migliaia di anni, i nostri discendenti potrebbero ritrovare non ossa di dinosauro, ma reperti di plastica intrappolati nella roccia.
Paleoplastica è una mostra incredibile che unisce arte, scienza e riflessione ambientale. Attraverso installazioni che sembrano riemergere da un’era geologica lontana, l'esposizione ci mostra gli oggetti del nostro quotidiano – flaconi, giocattoli, contenitori – trasformati in veri e propri fossili contemporanei.
Un viaggio visivo di grande impatto che ci interroga sull'eredità che stiamo lasciando al pianeta. Un'occasione imperdibile per i Soci Unicoop per guardare il presente con gli occhi del futuro e riflettere, insieme, sulla bellezza e la fragilità della natura.