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Mela Stayman aretina

Prodotto inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali di cui al DM 8 settembre 1999, n. 350.

La Mela Stayman aretina oppure Mela stayman red o niepling è prodotta nel Valdarno aretino e in provincia di Arezzo. 

Questa tipologia di mela ha una forma tonda, leggermente schiacciata, di colore rosso con venature verdi. Ha un sapore agrodolce, quasi "frizzante" e una buona consistenza. Si presenta croccante e succosa al morso, per poi quasi sciogliersi in bocca. La pezzatura è medio-grossa.

Fu introdotta nella provincia di Arezzo negli anni Trenta del 1900. Per le particolari condizioni climatiche e pedologiche si distingue nettamente dalla stayman dell’Alto Adige e dell’Emilia Romagna e si presenta infatti più succosa e croccante, conservandosi più a lungo.

Altre curiosità sulla mela...

Simbolo di energia vitale e di fecondità, la mela è un frutto talmente “ordinario” e consolidato nella tradizione alimentare da non risultare citato, tra i prodotti abitualmente consumati, nei regimi alimentari descritti nelle indagini delle famiglie rurali del secolo scorso.

È un frutto che incarna la sensualità, talvolta il peccato, ma esprime forte il richiamo ad una sana alimentazione; in buona parte ce lo conferma il detto “una mela al giorno, leva il medico d’attorno” ed innumerevoli altri proverbi o citazioni poetiche e letterarie.

Per quanto concerne la nostra Regione, formidabile strumento di studio sul gran numero delle varietà di mele coltivate in Toscana è la testimonianza pittorica di Bartolomeo Bimbi. Attivo tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, Granduca Cosimo III de’ Medici, il pittore ha infatti realizzato veri e propri campionari della frutta (e non solo) prodotta nelle tenute e consumata sulle tavole granducali.

Nel caso delle mele, di cui si contano una cinquantina di varietà, i frutti vengono raffigurati con più orientamenti, così da darne una visione completa e, grazie a un cartiglio apposto sotto una delle pile, viene accuratamente indicata ed elencata quella che era al tempo la denominazione della varietà.

L’eccezionale importanza, non solo artistica, di queste opere venne messo in risalto anche da una ricca pubblicazione curata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ormai lontano 1982.

Tuttavia, il mutare dei tempi, della società e dei suoi bisogni, ha spinto verso una costante ricerca di varietà che garantiscono l’apprezzamento di una sempre maggior numero di consumatori con il risultato di una inesorabile erosione di quel patrimonio verso varietà “internazionali”.

Sin dai primi decenni del secolo scorso, la scuola pomologica toscana ebbe un notevole impatto scientifico in questo processo di modernizzazione, relegando (nella migliore delle ipotesi) le varietà un tempo coltivate a sporadiche nicchie di coltivazione residuale.

Ne è in parte testimone anche il PAT di mele qui rappresentato, che tradizionalmente si attesta in Toscana solo a partire dagli inizi del ventesimo secolo e che vanta origine americana.