Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Politica e cooperazione. Due passioni strettamente intrecciate. Una vocazione alla mediazione e alla visione sulla lunga distanza che hanno fatto di Celso Banchelli uno dei padri della cooperazione moderna in Toscana. Correva l’anno 1957 quando Celso, socialista, classe 1927, si dimette dalle cariche di partito e passa al mondo della cooperazione, diventando vicepresidente dell’Associazione provinciale cooperative di consumo. Non è un ripiego, il suo; tutt’altro. Nella cooperazione Banchelli intravede possibilità eccezionali di sviluppo per la comunità.

Della sua figura strategica per lo sviluppo della cooperazione toscana così come la conosciamo oggi, del suo piglio di politico e della sua cifra umana carica di simpatia, parla un libro di recente pubblicazione Celso Banchelli, le radici della cooperazione moderna (ed. Polistampa) che conta su interventi di Stefano Bassi, Turiddo Campaini, Giorgio Morales e Giorgio Riccioni. Strettamente legato a Sesto Fiorentino di cui suo padre, Ernesto, era stato vicesindaco, proprio a Sesto il libro ha visto la sua prima presentazione ufficiale, con il sindaco Lorenzo Falchi, Stefano Bassi, Vincenzo Tassinari e Valdo Spini. Sia il volume sia i racconti di chi lo ha conosciuto, sottolineano l’originalità della sua figura.

«Celso era Celso: la sua oratoria, semplice e incisiva, affascinava tutti, compagni e avversari - ricorda l’ex sindaco di Firenze Giorgio Morales -. Celso prendeva la politica con ironia e la rendeva umana. Non ho conosciuto nessuno che avesse il suo fascino. Non prendeva sul serio neppure se stesso. Ma nello stesso tempo s’impegnava seriamente in tutto ciò che faceva».

«È stato il primo politico al quale abbia dato il mio voto - racconta Valdo Spini -. Era il 1968, lui era candidato alla Camera per la sinistra lombardiana. Arrivò terzo, ma non andò in Parlamento, perché i seggi disponibili erano due. Anni dopo, era il 1979, subentrò in Regione al posto di Lelio Lagorio. «Banchelli ha avuto un ruolo decisivo per la cooperazione toscana ma non ha mai mollato la politica - continua Spini -. Ricordo che soffrì moltissimo per la fine del Psi. Era come se gli fosse scomparsa una persona cara».

Per la cooperazione toscana, la lungimiranza di Banchelli in momenti cruciali per il suo futuro, fu fondamentale. «La sua generazione di cooperatori - spiega Stefano Bassi, presidente dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori -, pur fra errori e crisi aziendali, è riuscita a cogliere il cambiamento necessario, ne ha proposto la realizzazione completa, non rinunciando al senso di autonomia dalla politica. Questo dava ai protagonisti di quel tempo autorevolezza, profondità di pensiero strategico, capacità di costruzione delle alleanze, costante attenzione alla dimensione imprenditoriale. Banchelli di tutto ciò è stato un protagonista di primo piano. Oggi anche di questo avremmo nuovamente bisogno».

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