Laureata in filosofia nel 1986 presso l'Università di Firenze. Ha lavorato presso riviste di settore ed ha collaborato con l'Informatore Coop Unicoop Firenze con articoli, correzione di bozze, editing e redazione televideo. Ha formazione "nell'area dell'intercultura e della facilitazione delle interazioni comunitarie", ha frequentato il Laboratorio di comunicazione e avvio al giornalismo per adulti italiani e stranieri", organizzato dall'agenzia Eform e dalla rivista Testimonianze. Insegna in corsi per stranieri Lingua e Cultura italiana. È tornata a collaborare con Unicoop Firenze per redazione pubblicazioni, correzione bozze e editing, e per la produzione di comunicazione (cartacea e web) dell'iniziativa Il dì di festa.    

Nei verbali della Cooperativa di San Casciano Val di Pesa, custoditi nell'archivio storico di Unicoop Firenze, si parla anche della guerra con le sue ricadute sulla vita delle persone. A pochi anni dalla costituzione della cooperativa, avvenuta il 25 marzo 1905, la guerra di Libia entra nel dibattito delle assemblee.

Come fosse giudicata dai soci di San Casciano l'impresa di Libia, lo si capisce dal verbale del 28 luglio 1912, a dieci mesi dal suo inizio: Il Presidente comunica che dal Consiglio è stata stanziata una somma di lire 15 (circa 70 euro di oggi) a favore del Comitato Pro combattenti in Libia, somma che è già stata pagata. Ne nasce una discussione in seguito all’obiezione di un socio, finché il Segretario, spiegando come tale elargizione sia un effetto di magnanimità proletaria, a favore dei nostri compaesani, colà combattenti, ed i quali meritano tutto l'affetto della cittadinanza sancascianese, non ci sia ragione né utilità di farne una discussione anche in considerazione della esiguità della somma.

Ben altro il coinvolgimento nella guerra mondiale tre anni dopo. A cinque giorni dall'entrata dell' Italia in guerra, nella seduta del 30 maggio 1915, cercando un metodo di sollievo per famiglie dei nostri soci oggi militari, le quali essendo venuto a mancare del maggior sostegno, dovevano lottare con gli stenti e la miseria, l'assemblea delibera che il sussidio elargito dalla nostra società venga passato a tutti i soci richiamati, eccetto quelli che essendo alle dipendenze dello Stato, quali i ferrovieri, percepiscono la loro paga normale. Il Presidente promette inoltre che adopererà la sua sollecitudine e buona volontà con una richiesta al Governo (...) affinché ai militari venga concessa la franchigia , onde diminuire ancora il disagio delle proprie famiglie.

Pochi mesi dopo, il 15 agosto 1915, il Presidente propone di continuare il sussidio per la durata di tre mesi a ciascun socio richiamato cioè in £ 45. Un socio chiede quanti sono e quanti potranno essere i soci richiamati alle armi. Il Presidente dichiara che si potrà raggiungere il numero di cento, ma un esatto numero non si può fare. Si approva all'unanimità di mandare un saluto a tutti i soldati che fanno parte della società, in particolar modo alla famiglia di Lotti Gino caduto sul campo di battaglia.

Se ne ricava una lucida definizione della guerra, ossia stenti, miseria e morte.

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