Nel numero speciale del Notiziario della Cooperativa di consumo fra Ferrovieri di Firenze, uscito nel 1964 in occasione del ventennale della cooperativa, si trova un articolo di grande interesse e suggestione di Enzo Enriques Agnoletti sulla Resistenza in Italia e in Europa. Lo pubblichiamo quasi per intero. I grassetti sono della redazione, la firma in fondo è riportata così come nell’articolo originale e contiene un errore.

LA RESISTENZA
Grazie ad essa, che riconquistò la libertà, fu possibile ricostruire le nostre organizzazioni democratiche.

Lo spirito della resistenza
Vale la pena ricordare, a venti anni dalla Liberazione di Firenze e la Toscana, che i ferrovieri sono stati uno degli elementi più attivi della Resistenza, che il loro contributo, la loro collaborazione ai servizi di informazione, nel portare notizie, stampa e armi da un luogo all’altro, l’assenza quasi totale di collaboratori con i tedeschi e con i fascisti, nelle loro file, hanno fatto di quella grande famiglia uno dei centri più importanti della lotta democratica nel nostro paese. (…)

Per questo in un foglio che è espressione della solidarietà tra ferrovieri, parlare dello spirito della Resistenza vuol dire ricordare qual è l’origine della Resistenza in Italia e come il fascismo fosse imposto con la forza contro i lavoratori più coscienti, che vennero sconfitti dopo una lunghissima opposizione, e che mai, nel loro cuore, persero di vista gli ideali di progresso, di democrazia e di pace internazionale. (…)

La Resistenza non è un fatto militare anche se venne combattuta con le armi dai partigiani, è un fatto essenzialmente di lotta civile, poiché la guerra contro l’occupazione nazista e fascista non avrebbe mai potuto essere combattuta da formazioni, come quelle partigiane, tanto inferiori di numero e di armi alle forze dell’occupante se non si fosse a poco a poco creato uno stato della Resistenza con i suoi organi politici: Comitati di Liberazione Nazionali, con i suoi organi militari, con i suoi sindacati, con la sua organizzazione finanziaria, con i suoi Comitati di Liberazione di Fabbrica, di azienda, di settore, con i suoi rappresentanti in tutte le amministrazioni pubbliche e con la dedizione profonda di tutti coloro, uomini e donne, che ospitavano partigiani, li rifornivano, stampavano i giornali clandestini, come appunto facevano i ferrovieri; se non ci fossero stati i contadini che con la loro ospitalità, pagata spessissimo con la vita con la distruzione e la strage, unirono tanto profondamente le campagne d’Italia alle città, facendo per la prima volta della guerra al nazismo e al fascismo una grande lotta popolare per la libertà non di pochi ma di tutti gli italiani.

E quando oggi si dice libertà si intende anche, come diceva Roosveelt, libertà dal bisogno, libertà dalla paura, e possibilità per tutti di un avvenire sicuro e pacifico.

La Resistenza raccoglie le più alte tradizioni del Risorgimento; mai in Italia tanti uomini, tante donne si erano sacrificati a un nemico tanto feroce, mai da tutti gli strati della popolazione era sorta una così profonda comune coscienza di quali fossero i valori che andavano difesi, di quali fossero le cose che ideologie diverse, fedi diverse potevano fare insieme. Il fascismo e il nazismo avevano rinnegato tutti i valori della civiltà moderna e del cristianesimo, predicando la violenza e il razzismo, la distruzione degli altri popoli, l’esaltazione del potere assoluto. (…) questo voleva dire che bisognava riscoprire tutti i valori, dare ad essi un nuovo contenuto che fosse capace di difenderli contro il veleno propagato dal fascismo, nato indubbiamente, come il nazismo, da gruppi di classe che credettero, attraverso la distruzione della libertà e la guerra ai movimenti popolari, di consolidare i loro privilegi (…)

La Resistenza italiana (…) ha anche un suo posto particolare nella storia italiana e europea per il fatto che il fascismo aveva schiacciato insieme democrazia e movimenti socialisti e popolari e che quindi si fece sempre più strada in tutti, nelle masse e anche negli strati sociali più elevati che democrazia e movimento per l’elevamento dei lavoratori dovessero andare insieme; perché erano stati sconfitti perché erano stati divisi di fronte al fascismo. Per questo in Italia movimento cattolico, movimenti socialisti, movimenti democratici seppero collaborare nei Comitati di Liberazione, seppero presentarsi uniti di fronte agli Alleati (…) e seppero darsi poi una Costituzione che è nata dalla Resistenza perché questa appunto non fu solo battaglia di armati, ma anche riflessione e meditazione sulla storia d’Italia e sulla storia del mondo. (…).

Firenze e la Toscana hanno dato un contributo importante prima di tutto di sofferenze (…): paesi interi rasi al suolo, incendiati, uccisi gli abitanti, uomini, donne, bimbi, centinaia di persone fucilate per rappresaglia, minatori, cavatori, sacerdoti, popolo. Ma per la prima volta in Toscana e a Firenze i Comitati di Liberazione poterono dimostrare che essi, e non il fascismo, erano l’Italia e che la repubblica significava rifiuto degli errori e delle complicità passate.

In nessuna epoca della storia tanti uomini, donne e bambini, sono stati massacrati e torturati come durante il dominio nazista e fascista. Circa dieci milioni nei campi di sterminio, ma molte centinaia di migliaia e di milioni, in tutti i paesi occupati, dall’Atlantico alle pianure della Russia.

Questo significa che lo spirito della Resistenza vuol dire prima di tutto coscienza di un destino comune a tutti i popoli d’Europa, di una pace, di un dialogo indispensabile, ma anche coscienza che pace e libertà sono strettamente legate alla soluzione dei problemi del lavoro, della casa, della scuola, della sicurezza, cioè sono strettamente legati alla giustizia. Ma lo spirito della Resistenza vuol dire anche fierezza e coraggio per andare avanti, come dice Calamandrei, «fino a che ogni schiavitù sarà bandita dal mondo pacificato».

Enzo Enriquez Agnoletti

Resistenza Enriques Agnoletti

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