Laureata in filosofia nel 1986 presso l'Università di Firenze. Ha lavorato presso riviste di settore ed ha collaborato con l'Informatore Coop Unicoop Firenze con articoli, correzione di bozze, editing e redazione televideo. Ha formazione "nell'area dell'intercultura e della facilitazione delle interazioni comunitarie", ha frequentato il Laboratorio di comunicazione e avvio al giornalismo per adulti italiani e stranieri", organizzato dall'agenzia Eform e dalla rivista Testimonianze. Insegna in corsi per stranieri Lingua e Cultura italiana. È tornata a collaborare con Unicoop Firenze per redazione pubblicazioni, correzione bozze e editing, e per la produzione di comunicazione (cartacea e web) dell'iniziativa Il dì di festa.    

1938 Pontasssieve - Verbale di Assemblea dei soci

Dai verbali delle Assemblee generali e delle riunioni di Consiglio della Cooperativa Fratelli Ferrovieri Pontassieve, custoditi nell’archivio di Unicoop Firenze, è possibile riscostruire la storia della penetrazione del regime fascista nella gestione della cooperativa.
Si tratta di una trasformazione lenta e progressiva, che si evince anche nello stile della redazione dei verbali. Si riportano ampi stralci dei verbali in corsivo.

Assemblea ordinaria dei soci 2 marzo 1930. Il quarto punto all’ordine del giorno, dopo le relazioni del consiglio di amministrazione e dei sindaci revisori, e il compenso ai sindaci revisori, è Nomina della Commissione elettorale per la rinnovazione parziale delle cariche elettorali. Il Presidente informa che i consiglieri e i sindaci revisori “scadenti” possono anche essere rieletti contenendolo lo Statuto (…). Qualcuno propone che l’Assemblea confermi senz’altro in carica gli scadenti e ciò per dimostrare all’intero Consiglio come l’opera svolta dagli Amministratori sia stata di pieno gradimento. Uno dei consiglieri scadenti, approva la proposta (…) e prega gli uscenti a non opporsi ad un deliberato che costituisce un interesse grande per l’organizzazione in quanto elimina spese non indifferenti nonché il pericolo di vedere nominati elementi meno pratici dei precedenti (…). La proposta viene approvata all’unanimità.

Nell’assemblea del 19 marzo del 1933 un consigliere supplente rassegna le dimissioni ed esprime il desiderio che seguano il suo esempio i due consiglieri effettivi rimasti in carica per poter provvedere alla rinnovazione totale del Consiglio. Ma anche quest’anno si ritiene utile che nel consiglio rimangano pochi elementi pratici della gestione (…). Posta la questione di fiducia, le cariche vengono riconfermate.

Nell’Assemblea del 17 marzo 1935 si propone di riconfermare l’intero consiglio e il Collegio dei Sindaci. C’è chi si pronuncia per il “responso delle urne”. Interviene il Vice Segretario della Federazione interprovinciale dell’Ente fascista della Cooperazione che crede opportuno notificare all’Assemblea come la sua presenza non debba in alcun modo influenzare le decisioni dei soci, ma si pronuncia a favore della riconferma delle cariche senza votazioni. All’unanimità il consiglio approva la proposta.

Anche nell’assemblea del 22 marzo 1936, stesso copione, ma un socio esprime voto contrario alla proposta di riconfermare il Consiglio senza votazioni. Poiché era stata richiesta l’unanimità, si procede alla nomina della commissione elettorale. Ma questo ritorno a modalità democratiche è solo apparente: nella seduta di Consiglio del 14 aprile 1936, eletto il nuovo Consiglio con elementi nuovi, vengono riconfermati il Presidente, il Vicepresidente, il Segretario, il Vice Segretario e, nella seduta del 22 aprile, anche il cassiere. Uno dei sindaci neo eletti rendendosi interprete del sentimento degli altri nuovi amministratori gli piace precisare come questi non intendano in modo assoluto sostiturgli nel disbrigo delle mansioni direttive.
Nel complesso nei verbali di Consiglio del 1936, si assiste a un progressivo intervento dell’Ente Fascista della Cooperazione al quale si chiedono aiuto e consigli di competenza (3 luglio 1936). D’altra parte l’Ente, in due circolari del 15 e 17 ottobre invita le Cooperative a fiancheggiare l’opera calmieratrice voluta dal Regime per i prezzi (…) e invita pertanto le Cooperative stesse a trasmettere listini prezzi (…). Nella stessa seduta di Consiglio, del 22 ottobre, I presenti si occupano (di) esaminare ancora una volta se l’ordinamento della Cooperativa con le direttive segnate dall’Ente ed a parere unanime constata come in massima parte l’ordinamento sia soddisfacente. Sempre nel 36, nonostante le difficoltà che l’applicazione dei prezzi calmierati pone alla gestione, dopo aver deciso di acquistare pasta di seconda categoria dall’Ente Centrale di Approvvigionamento (ECA), il 21 dicembre il consiglio, dopo numerose sollecitazioni giunte dalle Cooperative Italiane di Consumo, delibera di associarsi all’ECA, con sede a Milano, e sottoscriverne 26 azioni da £100.

Alla successiva assemblea generale dei soci del 21 marzo 1937, assistono il Segretario provinciale dell’Ente Nazionale fascista della cooperazione, che presiede l’assemblea, e il segretario del locale Fascio. Il Presidente dell’Assemblea propone la riconferma delle cariche che viene approvata all’unanimità.
Il segretario dell’Ente Nazionale della Cooperazione spiega che si impongono radicali cambiamenti atti a sanare questa compagine e a renderla maggiormente organizzata e dice che il sistema della vendita a credito deve cessare e che i consigli di amministrazione consci del loro dovere e delle loro responsabilità agiscano energicamente, fascisticamente (…) per conseguire in breve tempo l’eliminazione di tale sistema deprecabile (…) Domanda ai presenti se hanno proposte da fare (…). Ricorda che le critiche, le lagnanze fatte nei luoghi pubblici rappresentano azione deleterea e dannosa alle Istituzioni, passibile di seri provvedimenti a carico dei responsabili. Non domandando nessun socio la parola si rinnova il saluto al Duce e l’adunanza viene sciolta alle ore 11,20. L’assemblea generale era iniziata alle 10…

Il 20 marzo 1938, l’assemblea alla presenza di un notaio approva un nuovo statuto, prima dell’assemblea di bilancio nella quale, per il rinnovo delle cariche, si rende noto che è già stata compilata un’apposita lista di candidati preventivamente approvata dall’Autorità politica locale. (…) L’Assemblea vota compatta la lista.

Anche nel 1939 si votano le cariche sulla base di una lista già fatta, nel 1940 si confermano quelle dell’anno precedente.

All’assemblea del 30 marzo del 1941 Data l’esiguità dei soci presenti all’adunata, su proposta del rappresentante dell’Ente Fascista della Cooperazione si soprassiede alla nomina delle cariche sociali e dei Sindaci revisori per i quali verrà provveduto a mezzo di Assemblea straordinaria (…). Quest’ultima è convocata il 3 maggio 1941, la lista è ovviamente già compilata. Viene chiesto di dichiarare con franchezza fascista se i candidati sono di loro pieno gradimento (…). Non avendo nessun socio avanzato riserve la lista viene messa ai voti e approvata all’unanimità.

Nell’assemblea del 28 marzo del 1943 si esalta il valore indomito dei sacrifici e della dedizione alla Patria dei nostri combattenti. E’ una formula in qualche modo neutra in un periodo tragico di bombardamenti. Fra l’8 novembre del 1943 e il giugno del 1944 i bombardamenti avevano distrutto il 75% delle abitazioni di Pontassieve e il 90% delle attività produttive, ma anche il verbale dell’assemblea del 20 aprile 1944 è molto formale, anche se ormai privo di ogni retorica fascista, e registra la riconferma delle cariche sociali. È dell’8 giugno successivo l’eccidio di Pievecchia dove furono uccise 14 persone, con il rastrellamento e il saccheggio della piccola frazione di Pontassieve dove avevano trovato riparo molti abitanti di Pontassieve sfuggiti ai bombardamenti alleati. Furono saccheggiati anche gli spacci cooperativi. Il 21 agosto i tedeschi si ritirarono da Pontassieve.

Nell’assemblea generale ordinaria del 24 giugno 1945, pur nella formalità del verbale, si sente che le cose sono cambiate: il presidente “prega” i soci di eleggere un Presidente e un segretario dell’assemblea e si delibera di nominare una commissione elettorale per il rinnovo delle cariche sociali, con l’augurio che il nuovo Consiglio assicuri un sempre migliore sviluppo a questa istituzione, (…) attraverso una più estesa e intensa attività, da svilupparsi però con criteri sani e con previdente cautela.

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