Il monumento ai caduti della Resistenza in Piazza Tasso a Firenze

Cittadini (abitanti, passanti, automobilisti) che transitano numerosi ogni giorno per Piazza Torquato Tasso sono verosimilmente ben lontani dall’immagine che essa sia stata sede, nella primavera del 1944, di una forma di attività clandestina quantomai atipica ed originale. Qui nacque e sopravvisse per alcuni mesi, in piena occupazione nazifascista, la prima cooperativa fiorentina libera e non irreggimentata degli ultimi venti anni. Il tutto prese avvio nell’aprile, quando un gruppo di antifascisti del popolare quartiere di S. Frediano pensò di istituire uno spaccio che, combattendo per quanto possibile il carovita, alleviasse le drammatiche condizioni materiali delle classi lavoratrici.

L’organizzazione fu tanto rudimentale quanto efficace: affittata una stanzuccia in piazza Tasso, vi posero in vendita, a prezzo di costo, quei pochi generi (pane, vino, cavoli, patate, frutta) che era possibile reperire a mezzo di barroccini a mano dei contadini delle campagne circostanti. L’esperimento, per quanto clandestino, riscosse ben presto un successo che andò al di là delle più ottimistiche previsioni dei promotori: non solo da S. Frediano ma anche dai quartieri vicini si accorreva a far compere allo spaccio, attirati al medesimo tempo sia dai prezzi bassi che da un sotterraneo filo di solidarietà e di democrazia che tutti sentivano miracolosamente ristabilito fra la cooperativa e la popolazione. Le continue richieste di consumatori indussero a poco a poco a dilatare l’apparato organizzativo: fra maggio e giugno vennero affittati altri due magazzini in via Minima, mentre l’acquisto di un barroccio tirato da un cavallo permetteva di spingersi periodicamente a fare acquisti a Signa, al Viottolone e perfino in località non lontane dal fronte, come S. Casciano.

L’espandersi dell’attività non poteva però prima o poi non attirare l’attenzione dei repubblichini, inferociti dalle sconfitte subite e pieni di livore nei confronti di ogni iniziativa popolare che contribuisse, direttamente o indirettamente, a sviluppare nelle coscienze i concetti di solidarietà e di libera organizzazione. Fu così che il 17 luglio 1944 un camion di camicie nere al comando dello squadrista Achille Selmi comparve improvvisamente (erano le cinque del pomeriggio) in piazza Tasso aprendo il fuoco all’indirizzo della cooperativa. Sotto la fitta gragnuola dei colpi caddero uno dopo l’altro i soci fondatori Igino Bercigli, Aldo Arditi, Corrado Frittelli nonché Ivo Poli, un ragazzo appena dodicenne.

Quattro morti che costituivano il pesante tributo di sangue recato dai cooperanti fiorentini all’oramai imminente Liberazione. Il loro sacrificio non sarebbe stato dimenticato: i superstiti dello spaccio di Piazza Tasso avrebbero portato con sé il ricordo dei compagni caduti e pochi mesi dopo sarebbero riusciti a dar vita, in loro onore, alla cooperativa di Legnaia e alla “Risorgente” di San Frediano. La rinascita della cooperazione di consumo fiorentina avrebbe così affondato le proprie radici nel periodo indimenticabile della resistenza e dell’insurrezione partigiana.

Autore Antonio Casali

Articolo pubblicato nel numero di settembre del 1994 dell’Informatore Coop, nel cinquantenario della LIberazione di Firenze.

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