• 17/01/2013
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Torniamo a mietere il grano!

Le cifre della crisi del mercato cerealicolo in Toscana: un trend che rischia di trasformare anche le caratteristiche paesaggistiche della Toscana. Ma per fortuna c'è chi resiste...


Rischiamo di vedere sempre meno colline ammantate di spighe verde smeraldo o panorami colorati di quel giallo che sembra velluto.
Purtroppo il trend è preoccupante: in Toscana, negli ultimi dieci anni, si è persa una gran parte del territorio dedicato alla coltivazione del grano. Se nel 2001 gli ettari riservati alla produzione del grano duro erano 130mila, oggi sono ridotti a 75mila. Stessa sorte per il grano tenero: erano 34mila ettari poco più di dieci anni fa, oggi sono appena 14mila.

Ma l'aspetto forse più allarmante è che questi terreni non vengono utilizzati per altre coltivazioni: in gran parte rimangono trascurati, abbandonati, incolti. Una delle cause (certo non la sola) delle difficoltà in cui si dibattono i nostri agricoltori è stata la diminuzione generalizzata dei contributi comunitari per i produttori di frumento.

Ma per fortuna c'è chi resiste: Toscana cereali, l'organizzazione di produttori che associa 3.620 imprese, insieme alla Regione Toscana ha ideato diverse filiere produttive con l'obiettivo di rendere più competitivo il nostro grano. E' nato così il marchio Agriqualità che contrassegna la gamma di prodotti Tosca; il Pane del Mugello e il Pane Agriqualità Toscano. E' una competitività che non si gioca sul costo più basso, ma al contrario sulla sicurezza del prodotto e il rispetto dell'ambiente. Un progetto per cui vale certo la pena spendere qualche centesimo in più.

(L.D.)