• 11/09/2015
  • MERCI&COMMERCI

La spesa e la crisi

Consumi ancora stazionari, ma c’è qualcosa di nuovo nell’aria. Dai dati elaborati da Nielsen per Unicoop Firenze emergono nuove tendenze: crescono piatti pronti e prodotti di nicchia. I toscani hanno voglia di ricominciare a spendere? Ne parliamo con Franco Cioni, direttore marketing strategico di Unicoop Firenze

La crisi ci ha chiuso in casa a impastare uova e farina aspettando tempi migliori. I primi spiragli di ripresa hanno placato un po’ la nostra voglia di cucinare e ci hanno aperto le porte per scappare al bar a fare colazione, a consumare piatti pronti o bere un aperitivo con gli amici. Sono questi solo alcuni dei risultati de “I nuovi trend di consumo” elaborati da Nielsen per Unicoop Firenze che mettono a confronto le tipologie di prodotti venduti dalla cooperativa con quelle nazionali.

I modelli di consumo spesso anticipano gli indicatori economici. Essere immersi nella crisi implica chiusura di prospettive, risparmiare su tutto perché si appanna il senso del futuro. Cominciare a intravedere un trend di crescita sposta improvvisamente questo punto di vista e riapre nuovi spaccati di vita. Ne parliamo con FrancoCioni, direttore marketing strategico di Unicoop Firenze.

Possiamo già parlare di un cambiamento dei modelli di consumo che hanno caratterizzato la crisi?

«Personalmente sono molto cauto. Qualche segnale c’è, avvertiamo un cambiamento di alcune tendenze, ma in termini quantitativi i consumi sono stazionari rispetto al picco massimo di vendite raggiunto nel 2007 da Unicoop Firenze. E questo nostro dato, si badi bene, è rimasto molto più stabile rispetto alla media nazionale della Gdo (grande distribuzione organizzata), dove invece le vendite si sono contratte. Possiamo dire che nel consumatore c’è la voglia di una svolta, più speranza, ma non ancora un cambiamento reale di disponibilità economiche».

Quali sono i segnali a cui si riferisce?

«Secondo i dati elaborati da Nielsen su alcune famiglie di prodotti, la crisi ha fatto crescere il “fai da te” con incrementi percentuali a due cifre di materie prime come farina, uova, burro. Anche i prodotti per la prima colazione hanno subito un’impennata: biscotti, cereali, latte, caffè. Oggi c’è una controtendenza: nel mese di aprile la “famiglia” dei preparati in casa ha subito un calo del 4,5% in valore, così come i prodotti per la prima colazione (-3,8%). Al contrario sono esplose quattro aree di consumo: i piatti pronti da mangiare (+13,4%), la nicchia di prodotti più raffinati (salmone, tartufo, champagne +10,6%), il settore salutistico (senza glutine, vegano +22,3%), l’area benessere (integratori +8%)».

In sostanza sono ripartite alla grande aree molto penalizzate negli anni passati.

«Esatto: i piatti pronti e i “consumi edonistici”, come possiamo definirli, erano stati molto penalizzati negli ultimi anni. È molto diverso invece il discorso per i consumi orientati al benessere, l’area salutistica e i prodotti locali. Queste aree sono cresciute molto anche durante (e nonostante) la crisi. È come se, con tutta la sua durezza, la crisi ci avesse trasmesso un principio di maggiore razionalità: consumiamo meno, ma meglio. In sintesi oggi c’è una maggiore attenzione al rapporto qualità/prezzo, più selezione dei prodotti e meno spreco alimentare».

Ma cosa sta accadendo ai grandi mercati come carne, formaggi, frutta, pesce?

«In questi ultimi mesi è in atto una forte tendenza all’aumento dei prezzi  nell’ortofrutta che ha portato ad un maggiore in valore nelle vendite, anche se la quantità delle merci è la stessa. Prosegue il calo delle vendite di carne rossa, eccezion fatta per segmenti come la cucina pronta fresca. Si riducono leggermente i volumi di vendita dei salumi e latticini, il pesce è stazionario. In sostanza non ci sono grossi scossoni rispetto agli andamenti più recenti: a livello globale, le quantità rimangono costanti.

È un buon risultato, considerando che nella nostra cooperativa è ancora in atto la riduzione della superficie di vendita, connessa alla trasformazione degli ipermercati in supermercati. Un buon contributo è venuto dai prodotti confezionati industriali. In questo senso la nostra campagna “Tutela totale” - partita a novembre dello scorso anno con un ribasso permanente di millecinquecento prodotti a marchio Coop - ha dato un forte sostegno alle vendite, soprattutto in termini di volumi, cresciuti di oltre il 3%».