• 17/01/2013
  • MERCI & COMMERCI

La birra s’è desta!

In Toscana negli ultimi quindici anni sono nati una quarantina di birrifici artigianali. Una produzione regionale ricca di fantasia e creatività: ne parliamo con “Birra Amiata” che produce la birra alle castagne…

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".


Bionde, rosse o brune
? Ormai anche la birra si è globalizzata e non ha più nazione. In italia, in poco meno di 15 anni sono nati quasi 500 microbirrifici, con oltre 2400 tipologie di birra, almeno secondo una delle poche fonti disponibili sull’argomento (www.microbirrifici.org). Si è trattato di un vero e proprio “movimento” iniziato al nord, che poi si è esteso a tutta la penisola.

In Toscana i birrifici artigianali per ora sono una quarantina, ma sono una realtà in grande espansione. Fra questi, c’è chi ha cominciato per gioco e in poco tempo è diventato addirittura fornitore di Unicoop Firenze che, nel nuovo “angolo delle birre” dà spazio anche a quelle toscane di alta qualità. «Sono sempre stato un appassionato di birra – racconta Claudio Cerullo, produttore del marchio “Birra Amiata”, con sede a Arcidosso (Gr) – e quando la normativa italiana ha aperto le porte anche alla produzione fatta in casa, non me lo sono fatto dire due volte». Cerullo lavorava per un’azienda farmaceutica, aveva qualche cognizione di chimica e ha coinvolto il fratello in un’avventura tutta casalinga. L’idea forza è stata quella di utilizzare un prodotto locale di pregio da aggiungere ad altri ingredienti: la castagna. Ne è venuta fuori una birra dal gusto molto particolare e apprezzato da tutti i concittadini. Da lì a fondare il birrificio è stato un lampo. Era il 2006 e il successo è arrivato quasi subito.

La birra alle castagne ha avuto anche il riconoscimento di Slow Food. «La birra Marronbona, venduta da Unicoop Firenze, è fatta con orzo, frumento, avena e farina di castagne». E’ chiara, non molto amara e molto dissetante. Dal piccolo birrificio “casereccio”, oggi Amiata ha esteso la sua produzione in tutta Italia. All’estero vendono negli Stati Uniti e in Giappone. Ma nonostante questi grandi successi restano piccoli e artigianali. Nella loro azienda lavorano in sei: tre familiari e tre dipendenti. Il loro segreto sta nelle castagne IGP e nella suggestione della storia e delle leggende che avvolgono l’Amiata. Questa “magia” hanno voluto trasportarla nel nome delle birre: Drago della Selva, Contessa, Aldobrandesca. Ma soprattutto, sostiene Cerullo, il loro plus sta «nell’acqua particolarmente pura e leggera della sorgente del Fiora, e nel nostro ambiente naturale e genuino, lontano dall’inquinamento e dalle industrie».
Un valore in sé, diventato sapore e aroma di birra.

(L.D.)

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