• 12/01/2012

Il nome


Anche i funghi hanno un nome, anzi ne hanno diversi: quelli scientifici, formati da due parole in lingua latina (la prima indica il genere botanico e l’altra la specie), secondo il sistema che lo scienziato svedese Carlo Linneo vissuto nel ‘700 applicò agli organismi viventi, nel campo delle scienze naturali, i nomi “comuni o volgari”.
Questi ultimi hanno origini antiche legate alla lingua parlata o ai dialetti locali, ma non è facile stabilirne l’esatto significato; possiamo solo osservare come essi siano talvolta collegati alle piante con cui i vari funghi vivono in simbiosi, ai luoghi e all’epoca di raccolta, alla forma, alla rassomiglianza con animali, organi o parti di essi.

I nomi popolari in Toscana

È sempre stato un problema nella nostra regione intendersi sul nome dei funghi. Ogni località si sente in diritto di conservare i nomi che risalgano a nonni o bisnonni. È vero che esistono i nomi scientifici ufficiali (ad esempio il Boletus edulis, ossia il porcino). Ma queste denominazioni sono difficili da ricordare, e poi non appartengono al linguaggio della gente comune. Allora è più semplice tenersi i nomi volgari, semplici e curiosi, perché alla fine basta capirsi. Ecco alcune delle specie più note.

Da noi i porcini, soprattutto nelle città vengono chiamati con questo nome, ma basta spostarsi in qualche altra zona della regione perché si usino differenti denominazioni. Anzi, talvolta basta citare i “funghi buoni”, perché è sottinteso che si allude ai porcini. La maggior parte degli estimatori di funghi è convinta che non possono esistere specie migliori di questa. E, francamente, una buona parte di ragione ce l’hanno.

Ma talvolta, con allusione al colore scuro del cappello, i porcini vengono chiamati “morecci” (Boletus aereus) o “ceppatelli”, quelli tipici del castagno. Possono avere altre denominazioni a seconda del tipo di foresta o di macchia in cui nascono. Ad esempio funghi di faggio, scopaioli, funghi castagnoli; oppure, a seconda della stagione, estatini, settembrini, novembrini e perfino vernini.

Numerosissimi sono i prataioli. Si vedono dappertutto: nei prati verdeggianti, nei giardini pubblici e privati, nelle radure e – sembra quasi impossibile – negli angoli e nelle crepe dell’asfalto stradale. In certe zone vengono chiamati con espressione vezzeggiativa “pratarelli” e con un pizzico d’ironia anche “preti” o “pretaioli”.

Si farebbe un torto ai toscani se certi funghi piuttosto noti e ricercati si chiamassero solamente lattari e non anche pennenciole, lapacendri buoni, lattaioli buoni ed agarici deliziosi. Si tratta di funghi eduli a lattice arancione prevalentemente appartenenti alla specie Lactarius deliciosus.

Ma sono pregevoli anche quelli a lattice rosso-sangue: per alcuni sono migliori degli altri.

Da non confondere con altri lattari tossici che possiedono, invece, lattice bianco virante al giallo paglierino, o lattice di altro colore.

Ma tanti altri nomi, talvolta curiosi e indecifrabili, caratterizzano la nostra tradizione micologica: fiammiferino, dentino, grumato, ditola, funga, gambesecche, gelone, cimballo, paonazzo, nebbione, orcella ed altri ancora.


Didascalie foto
Prima foto in alto:Porcino (Boletus pinophilus o pinicola)
Seconda foto: Porcini