• 30/06/2015
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“I due Mastri” pratesi

Una birra artigianale, nata pochi anni fa da un “colpo di testa” di due trentenni, ha avuto un grande successo commerciale. Complice la crescita dei consumi di questa bevanda, ma merito anche – dicono loro – della “pratesità” del loro Dna…

Età media, poco più di trent’anni, origine pratese, segni particolari: maestri birrai. Si chiamano Cristiano Settesoldi e Jacopo Fabbri e producono la birra “I due Mastri”, nata con una sfida in testa: usare materie prime fresche e locali per garantire un prodotto con proprietà organolettiche decisamente elevate. Obiettivo centrato in pieno, stando almeno alle risposte del mercato: hanno cominciato con una produzione di 10 ettolitri nel 2009, hanno chiuso il 2014 con 850, una crescita esponenziale. Del resto anche in Toscana, secondo i dati di Coldiretti, è in fortissima crescita il consumo di birra (+32%) nel periodo 2009-2014, mentre è crollato quello del vino (-11,8%). “I due Mastri” hanno una visione tutta loro. Pensano che la birra sia un prodotto popolare e che vada consumata in modo «disinibito». Per questo privilegiano il formato più piccolo, che si può bere da soli. Vogliono avvicinare la birra artigianale alla gente comune, ai giovani.

La loro rete di mercato è fatta di birrerie, gastronomie, ristoranti. Nella moderna distribuzione sono presenti in tutta la rete di vendita di Unicoop Firenze. E pensare che a produrre sono solo in due, con il supporto di una rete di una quindicina di collaboratori, più o meno loro coetanei, a cui delegano marketing, controllo di qualità, studi grafici. Tutte funzioni pregiate, insomma.

«Cerchiamo di utilizzare malto d’orzo italiano e spezie del nostro territorio - racconta Cristiano Settesoldi -, perché siamo nati con l’idea di offrire una bevanda genuina e locale». Hanno prodotto addirittura una birra (di nome Guru) che usa il sorgo toscano, un cereale povero che fino a cinquant’anni fa veniva utilizzato per produrre farine integrali. Nel loro assortimento si può trovare anche “Celia”, una birra senza glutine: «Siamo stati fra i primi a produrla partendo dal malto d’orzo e sottoponendolo ad una procedura che toglie il glutine».

Come hanno fatto? Il loro segreto è la conoscenza. Già, perché i due soci hanno pur sempre la “pratesità” nel sangue. E infatti il loro destino, fino a qualche anno fa, sembrava segnato. Studiano al Buzzi di Prato («una scuola di grande livello tecnico») dove imparano la chimica, ma anche la capacità «problem solving» dice Cristiano. Trovano quasi subito lavoro nel tessile e lavorano fianco a fianco per dieci anni con mansioni di gestione della produzione. «Così ci siamo fatti le ossa». Poi un giorno, un colpo di testa. Entrambi avevano una passione per la birra «e le cose buone». Potevano contare quasi sul paradiso in terra per un giovane d’oggi: ventotto anni, un contratto a tempo indeterminato, azienda solida e un ottimo stipendio. Ebbene, si licenziano e danno vita al birrificio. «Incoscienti? No, siamo stati audaci. Oggi siamo molto felici per quello che abbiamo realizzato. Siamo in fortissima crescita, lavoriamo tanto ma non siamo mai stanchi. Dovevamo farlo prima!» conclude Cristiano.