• 17/01/2013
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Ananas virtuoso

Diritti del lavoro rispettati per la produzione del frutto a marchio Coop: il giudizio arriva dalla corrispondente del quotidiano inglese The Guardian dopo una lunga inchiesta nel mondo

L’ananas a marchio Coop? Diritti sociali garantiti. La sentenza arriva da Felicity Lawrence, corrispondente del Guardian. Il quotidiano inglese, dopo un’approfondita inchiesta nel settore, ha concluso infatti che tra le catene più serie e rigorose per il rispetto dei diritti del lavoro nel sud del mondo c'è Coop.

La costruzione di un autonomo percorso di approvvigionamento di questo frutto, perché di questo si tratta, inizia nel 2009, quando un gruppo di esperti di Coop Italia si reca in Costarica. Qui si trova l’ananas migliore e l’articolazione delle coltivazioni sul territorio è molto variegata: «Ci sono grandi produttori con terreni che superano i duemila ettari, e tanti piccoli e medi contadini»racconta Gianluca Schiassi di Coop Italia. Sulla carta tutti esibiscono una documentazione che garantisce il rispetto dei diritti dei lavoratori, ma non sempre la sostanza corrisponde a quanto dichiarato. E allora: «Coop Italia si è mossa dall’Italia per verificare la veridicità delle dichiarazioni di singoli produttori nell’altra parte del mondo». Risultato, alla fine dei controlli molti di loro presentavano realtà molto diverse: diritti riconosciuti solo in parte, condizioni di lavoro non proprio ideali.

Solo dopo un’accurata selezione è stato identificato il soggetto giusto: Aso Proagroin, un’associazione che organizza quasi 150 piccoli produttori che complessivamente coprono circa un migliaio di ettari di superficie agricola. «Abbiamo avuto le garanzie richieste, definito i parametri e da lì è partito un rapporto stabile che si sta sempre più evolvendo nel tempo». Qualche cifra tanto per dare un’idea. Nonostante l’ananas sia un frutto consumato in misura limitata in Italia, la richiesta del prodotto a marchio Coop si è impennata. Di conseguenza le quantità di ananas importato dal Costarica da Coop Italia sono cresciute in modo esponenziale negli ultimi tre anni. Erano 17500 q.li nel 2009, sono diventate 24mila nel 2010, e 31200 nel 2011.
Il giusto riconoscimento dei diritti del lavoro insomma, piace anche a chi consuma.

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