Troppi i filmati che ridicolizzano gli animali e portano a comportamenti sbagliati

Scritto da Silvia Amodio |    Novembre 2016    |    Pag. 45

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

cani nel web

Foto S. Amodio

Mondo animale

L’uso dei social network coinvolge miliardi di persone ogni giorno. Il web è una vera e propria rivoluzione culturale e come tale porta con sé aspetti negativi e positivi. Sicuramente si tratta di un nuovo modo di fare informazione: in pochi secondi, con un click, una notizia, un video o una fotografia fanno il giro del mondo.

Come sappiamo, fra i protagonisti più celebrati su youtube ci sono gli animali. Se da una parte questi video offrono la possibilità di scoprire aneddoti interessanti, che svelano quanto siano intelligenti e simpatici, dall’altra possono anche suggerire comportamenti sbagliati che non rispettano le loro reali esigenze.

Luca Spennacchio, studioso di zooantropologia applicata e istruttore cinofilo, ci mette in guardia: «non dobbiamo sottovalutare quei video che vengono diffusi, perché fanno leva su vulnerabilità tipiche dell’essere umano. Cani truccati, agghindati e vestiti come pagliacci ricevono milioni di like e condivisioni. Se non informiamo le persone, corriamo il rischio di alimentare qualcosa di distorto che gradualmente diviene opinione comune e, quindi, realtà, anche se molto lontano da essa. All’apparenza si potrebbe pensare che non vi sia nulla di male in questi filmati, soprattutto se confrontati con altri che riportano violenze efferate e gratuite. Ma nei fatti non è così, perché inculcano, in maniera subdola, una visione scorretta degli animali».

«Ci sono due concetti – prosegue Spennacchio – che sono al centro di una grande questione filosofica propria del nostro tempo. Uno è l’antropocentrismo, e l’altro, figlio di questo, è la Disneyficazione (in inglese Disneyfication, temine apparso per la prima volta nel 1991 nel libro di Andre Kehoe, Christian Contradictions and the World Revolution: Letters to My Son). Quest’ultima attribuisce agli animali caratteristiche e prerogative tipiche della nostra specie».

Ciò che risulta così accattivante, simpatico e divertente, al contrario ci allontana dai reali bisogni dei nostri amici, dalla loro essenza e peculiarità.

Sia l’antropocentrismo, cioè vedere l’uomo come misura del mondo, che la Disneyficazione banalizzano e tolgono dignità ai nostri amici animali. Molti sono erroneamente portati a credere che trattare un cane come un bambino sia un’attribuzione di valore, come se scimmiottare i nostri comportamenti sia un modo per avvicinare la bestia all’uomo.

«Sono dell’idea, invece – prosegue lo studioso –, che queste cose abbiano l’effetto contrario, che siano processi sottrattivi, non acquisitivi, nei loro confronti. Non rispettare la loro natura ci impedisce di instaurare una relazione autentica. Una visione antropocentrica ci fa credere che un essere vivente sia più importante, o degno di affetto, quanto più questo assomiglia a noi. Questo è un punto di vista profondamente sbagliato».

Una riflessione a parte, che tratteremo più avanti, riguarda invece quei video che, seppur in buona fede, creano equivoci nella comunicazione fra noi e le altre specie. Si tratta di fraintendimenti che, se generalizzati, possono far correre gravi rischi.

Un esempio per tutti riguarda i bambini piccoli con i loro pets. Spesso i genitori osservano (e filmano), divertiti, situazioni che in casa loro forse sono sotto controllo, ma che, se replicati con animali sconosciuti, possono portare anche a gravi conseguenze.


L’intervistato

Luca Spennacchio:Studioso di zooantropologia applicata e istruttore cinofilo



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