Cresce il numero dei piccioni, con gravi problemi per le città. I rimedi possibili. Le esperienze di Siena e Firenze

Vola colomba
Per molto tempo sono stati
tra gli animali più richiesti, sicuramente i più fotografati. Negli anni Cinquanta non poteva mancare, in un album di nozze degno di questo nome, la foto di lui e lei sorridenti, in posa, immersi in una nube di piccioni, i più audaci - o i più ghiotti - a beccare i chicchi di mais direttamente dalle mani dei due "piccioncini", nel senso dei due innamorati. Sullo sfondo una piazza importante, piazza San Marco a Venezia, piazza Duomo a Firenze.
Proprio in piazza Duomo lavorava Vincenzo, napoletano trapiantato a Firenze. Era la fine degli anni Settanta, e ancora i Comuni non avevano dichiarato guerra ai piccioni. Vincenzo aveva una seggiolina pieghevole di quelle da campeggio, stile "regista". Era quello il suo ufficio: arrivava in piazza la mattina, ma non troppo di buon'ora, gli piaceva dormire, si accomodava sulla sua sedia e vendeva sacchetti di mais ai turisti, 50 lire al sacchetto.

Oggi è tutta un'altra storia. Le colonie di piccioni si sono moltiplicate, la convivenza è diventata sempre più difficile e le amministrazioni comunali sono dovute intervenire per tentare di riportare la situazione a livelli accettabili.
Dopo vari tentativi - i primi duramente contestati dagli ambientalisti perché troppo violenti - oggi la soluzione sembra essere a portata di mano, con buona pace di tutti.

Chicchi anticoncezionali
A Siena si stanno attrezzando proprio in questi giorni. Anche loro ne hanno provate di tutte: gli allocchi (nel senso dei rapaci), la sterilizzazione (dei piccioni)... Tutto inutile: la comunità dei colombi continua a crescere. «Secondo i dati della Asl, per avere un rapporto equilibrato, non si dovrebbero superare i 700/800 soggetti ogni chilometro quadrato. A Siena sono esattamente il doppio», spiega l'assessore all'ambiente Pierluigi Brogi.
La nuova campagna, partita il mese scorso, punta sul mais anticoncezionale. Il mangime viene trattato con un farmaco, la nicarbazina, dall'effetto temporaneo e quindi reversibile. I chicchi di mais, troppo grossi per essere beccati da altri uccelli, dovrebbero garantire un intervento mirato, a bassissimo impatto ambientale.
«Il mangime trattato viene distribuito due volte l'anno, a primavera e in autunno, in corrispondenza dei periodi di accoppiamento - continua Brogi -. La novità principale sta nel fatto che questa volta le associazioni ambientaliste collaborano con noi. In particolare abbiamo stipulato una convenzione con Amanimali di Siena. Saranno i volontari di questa associazione a distribuire il granturco anticoncezionale». Nessun miracolo, avverte Brogi, «sarà un cammino lungo e faticoso, per arrivare ad una convivenza possibile».

Di città e di campagna
L'origine dei colombi fiorentini viene fatta risalire al 1887 quando, in occasione dell'inaugurazione della facciata del Duomo, vennero liberati un migliaio di colombi viaggiatori che si stabilirono insieme ai "torraioli", colombi selvatici (oggi scomparsi) che facevano i pendolari tra la città e la campagna.
A Firenze il mais alla nicarbazina viene usato già da qualche anno, con buoni risultati, almeno secondo i censimenti del dipartimento di Biologia animale e genetica dell'Università di Firenze, incaricato di effettuare regolarmente dei controlli sulla popolazione di colombi fiorentini. Ebbene, nella zona compresa tra i viali di circonvallazione, i piccioni sono diminuiti del 25 per cento: erano 12 mila nel 1999, sono scesi a 9 mila nel 2002. Il primo censimento (primavera 1999) contava 30 mila colombi su tutto il territorio comunale, con almeno 80 colonie stabili, localizzate soprattutto nel centro della città.
«Anche i cittadini devono darci una mano - scrive sul sito del Comune di Firenze Maurizio Naldini, dell'Ufficio diritti degli animali -. Basta semplicemente chiudere buchi e pertugi che potrebbero essere scelti dai piccioni per farci il nido e installare dei dissuasori di sosta sui tetti, sui cornicioni, sulle terrazze».
Comunque sia, quando si parla di danni causati dai piccioni, in modo particolare dai loro escrementi, non bisogna esagerare. «E' vero che la componente acida del guano può danneggiare il marmo e la pietra - scrive ancora Naldini - ma è niente in confronto a quello che può fare ai monumenti l'inquinamento».

Fedeli e organizzati
Oh che bel castello
Fare i piccioncini è sinonimo di essere innamorati, molto affettuosi. Sarà perché i piccioni sono monogami, e la coppia rimane la stessa per tutta la vita, sarà per il modo in cui si corteggiano, accompagnato dal classico tubare.
Fatto sta che i piccioni, quando decidono di mettere su casa e famiglia, hanno una spartizione equa dei compiti tra maschio e femmina da fare invidia a molti esseri umani.
Una volta che si sono uniti, scelgono il posto giusto per costruire il loro nido. E' il maschio che porta alla compagna il materiale necessario alla costruzione, pezzo per pezzo, ma è la femmina che lo realizza. Le uova, solitamente due, vengono covate da entrambi, il maschio di giorno, la femmina di notte.
Dopo venti giorni nascono i piccoli, implumi e decisamente bruttini. Sia il maschio che la femmina producono una sostanza speciale, chiamata "latte del piccione", con la quale nutrono i loro piccoli durante la prima settimana di vita. I genitori praticano anche delle vere e proprie lezioni di volo, più che altro lezioni di equilibrio: prendono il piccolo per il becco e cominciano a girare, sempre più velocemente, finché il giovane piccione non comincia a sbattere le ali, come se stesse volando. Cosa che farà davvero, lasciando il nido, 25 giorni dopo la schiusa delle uova.

COLOMBI VIAGGIATORI
Le ali del mistero

E' capace di volare ininterrottamente per 700-800 km, ad una velocità media di 60-70 km all'ora (con punte di 100 km), sempre con un solo pensiero: tornare a casa.
Razza domestica di una specie non migratrice (il piccione selvatico, Columba livia) il colombo viaggiatore ha eccellenti capacità di orientamento che l'uomo continua ad affinare tramite una forte selezione.

Conosciuto fin dai tempi più antichi, ambasciatore di messaggi in tutto il mondo, il piccione viaggiatore è tuttora un mistero.
Anche l'Università di Pisa studia da tempo questo animale e il suo incredibile senso dell'orientamento, senza riuscire ancora ad arrivare ad un'unica e certa soluzione. Negli ultimi anni si è fatta strada l'ipotesi di un meccanismo di navigazione olfattiva.
Esperimenti scientifici hanno infatti dimostrato che colombi viaggiatori, privati o disturbati nell'olfatto, non sono capaci di ritrovare la strada di casa.

Dal sito internet del gruppo colombofilo Ali del Tirreno, San Giuliano Terme, Pisa

Per saperne di più: prof. Paolo Joalè, Università degli studi di Pisa - Dipartimento di Etologia, Ecologia, Evoluzione, tel. 050 2219045, e-mail: pjoale@discau.unipi.it.

I piccioni hanno una vista molto buona, sono in grado di vedere sia i colori che la luce ultravioletta. Possono sentire i suoni anche a frequenze molto basse.

Oggi, tra i numerosi piumaggi dei piccioni di città (Columba livia forma domestica), è possibile distinguere il tipo blue-bar, ad ali grigie con due barre nere, che è quello che più si avvicina al colombo selvatico (Columba livia).