Con le sole logiche del mercato e della finanza non si supera la crisi. Lo dicono anche in Inghilterra

Scritto da Turiddo Campaini |    Settembre 2012    |    Pag.

Presidente del consiglio di sorveglianza dell'Unicoop Firenze

(Illustrazione a cura di Lido Contemori)

In Inghilterra un signore ha recentemente riconosciuto di essere in un'economia che ristagna, afflitta dalla congiuntura internazionale, piegata da logiche che dimenticano il merito e premiano tanto, troppo, i pochi. Questo signore si chiama David Cameron e non è un laburista, ma è il premier conservatore inglese, erede della signora Margaret Thatcher. E non si è limitato a quella considerazione, ma ha preso addirittura un impegno dicendo: "Cancelleremo 17 leggi che rendono particolarmente complesso lo sviluppo delle cooperative. Presenteremo presto una riforma globale in Parlamento". Evidentemente sente la necessità di puntare sulla moralizzazione del business, sull'etica degli affari, ovvero sul recupero di responsabilità sociale e di politica ambientale delle imprese.
Questo significa che la necessità di riformare le dinamiche economiche e sociali entrate in crisi, si avverte sempre di più. E questo, non solo in Italia e non solo fra i progressisti. Quindi, se anche il conservatore Cameron riscopre le cooperative, vorrà pur dire qualcosa!
A maggior ragione noi, che siamo cooperativa da 120 anni, dobbiamo rilanciare la nostra azione e verificare che gli effetti economici e sociali abbiano un risultato che esalta la dimensione umana e territoriale del nostro agire economico.


Scoppiata la crisi, dopo una prima comprensibile pausa di riflessione, abbiamo ripreso il cammino più decisamente di prima. Penso ai nove punti vendita aperti negli ultimi tre anni. Penso all'iniziativa rischiosa, particolarmente in tempi di vacche magre, di aprire il punto vendita di Novoli (Firenze), profondamente diverso da quelli fin qui gestiti, perché punta decisamente su tre elementi - qualità, servizio, prodotti locali - che è complicato conciliare con il conto economico del supermercato. È una sfida, una delle tante che abbiamo affrontato con la determinazione a vincerla.
Nel triennio 2009-2011 abbiamo investito molto in azioni commerciali a tutela del potere di acquisto dei nostri soci e consumatori. Siamo così riusciti a contenere la crescita dei prezzi alimentari, che nei nostri punti vendita è stata di poco superiore alla metà di quella verificatasi a livello nazionale. Dobbiamo, però, aggiungere che lo abbiamo fatto in gran parte rinviando adeguamenti di prezzo, ed è una situazione sempre più difficile da sostenere.
Un altro aspetto importante della nostra azione è il sostegno alle centinaia di piccole e medie imprese toscane che contribuiamo a sostenere con particolare attenzione.
Rendiamoci conto che stiamo fronteggiando un cataclisma che investe immobili, borse e anche (ed è la cosa più grave) i titoli di Stato. Lo stiamo facendo, come sempre, con criteri di assoluta prudenza che ci consentono, magari scontando qualche inevitabile perdita, di contenere i rischi a livelli per noi sopportabili, tenendo al riparo l'ulteriore sviluppo e la prospettiva della cooperativa.

(L'autore, nella foto, è il presidente del consiglio di sorveglianza dell'Unicoop Firenze)