Non sempre basta l'etichetta

Scritto da Stefania Conforti |    Gennaio 1997    |    Pag.

Vizi e virtù del cotone
Come riconoscere un buon tessuto o una spugna di qualità
Fresco, morbido, confortevole: il tessuto di cotone veste da tempo immemorabile gli uomini e le donne di tutto il mondo. Sembra che l'arte di tessere i filamenti del cotone fosse conosciuta in India oltre 4000 anni fa e che furono gli arabi, nei primi secoli dopo Cristo, a diffonderlo nei paesi del Mediterraneo. Per la sua grande versatilità costituisce ancora oggi il 50% delle fibre utilizzate per tessere. Un primato che non ha mai perso e che ha resistito anche al dilagare sul mercato delle fibre artificiali e sintetiche, comparse ai primi del '900.
«Questa grande diffusione - ci spiega Gianluca Perruolo, tecnico della qualità nel consorzio Coop Italia - è dovuta anzitutto ai costi di produzione relativamente bassi. Il cotone poi è resistente, sopporta lavaggi ripetuti e ad alte temperature (compresi quelli con soluzioni alcaline, come la candeggina), ha una mano fresca e piacevole. Non ha la tendenza alla carica elettrostatica che tanto disturba nelle fibre sintetiche, è estremamente tollerabile a contatto con la pelle e non infeltrisce come la lana. Naturalmente esistono in commercio un'infinità di cotoni. Il nostro lavoro è proprio quello di svolgere dei controlli sulla qualità effettiva del prodotto finito».

Lenzuola, tovaglie & C.
Anche nel settore della biancheria per la casa il cotone mantiene un indiscusso primato: dalle lenzuola, alle tovaglie, alle spugne.
Ma come si riconosce un buon lenzuolo?
Lo abbiamo chiesto a Roberta Corridori, specialista di prodotto per il marchio Coop, presso Coop Italia non alimentari. «La qualità di una tela di lenzuolo è data innanzi tutto dalla bontà del filato e dal numero di fili, che intrecciandosi secondo l'ordito e la trama ne costituiscono l'armatura. Da ciò deriva un diverso grado di morbidezza, di consistenza, di durata. Il cotone però, come ogni altra fibra naturale, è materia viva e una partita di filato non è mai perfettamente uguale alle precedenti. Inoltre un buon lenzuolo si riconosce dalla resistenza ai lavaggi e all'uso».
Non sembra tanto semplice riconoscere la qualità...
«Certamente per il consumatore non è facile saper scegliere. E' comunque consigliabile guardare il tessuto controluce, manipolarlo, imparare a fare dei confronti. In questo settore esistono tuttavia molti accorgimenti per mascherare la scarsa qualità del prodotto. Non è un buon indizio che un lenzuolo si presenti rigido: può significare un uso eccessivo di appretti, che alterano la consistenza del tessuto. In un primo momento infatti questi prodotti permettono di tenere insieme le fibre, conferendo al lenzuolo maggiore lucentezza e consistenza, ma l'effetto dopo qualche lavaggio scompare. Un buon lenzuolo inoltre deve essere cucito bene: è quindi necessaria una verifica delle rifiniture: orli, angoli, etichette. Le cuciture devono essere di cotone e non di nailon e a punto fitto; le etichette, scritte in modo chiaro, devono avere la stessa durata del capo».
Da dove comincia la tutela del consumatore?
«Il consumatore dovrebbe essere tutelato anche per quanto riguarda l'aspetto tossicologico - interviene Perruolo - . Nelle piantagioni di cotone, per combattere i parassiti, si fa un gran uso di pesticidi. Da qualche anno la Comunità Europea ha iniziato a trattare il problema della ecologicità del processo produttivo della lavorazione delle fibre tessili. In Italia però non esiste a tutt'oggi alcun controllo e alcuna regolamentazione. Secondo noi un buon prodotto non deve presentare dei residui chimici nocivi per il consumatore». In ogni caso è sempre consigliabile lavare un capo di cotone prima di indossarlo. Anche le etichette risultano assolutamente inadeguate. «La stessa indicazione 100% cotone, che pur rappresenta un indice di qualità, non dice niente sulla titolazione del filato, su quanto siano fitti trama e ordito, sulla qualità delle colorazioni - conferma Roberta Corridori - . Su questo versante, nel tessile, la strada da percorrere è ancora lunga anche perché l'Italia, purtroppo, è molto carente in sede legislativa».
E per quanto riguarda la colorazione?
«Esistono vari tipi di coloranti, più o meno resistenti ai lavaggi, alla luce solare, all'usura - spiega Perruolo - . I migliori, ma anche i più costosi, sono i cosiddetti reattivi. Devono essere impiegati soprattutto per i colori più difficili, ossia quelli scuri. A questo proposito l'etichetta offre qualche indicazione: quando non possiamo lavare un lenzuolo colorato ad una temperatura medio-alta (60 gradi) può essere un indizio della scarsa solidità del colore». «Una considerazione comunque va fatta - aggiunge Roberta Corridori - . Quando acquistiamo della biancheria per la casa dobbiamo fare attenzione anche al prezzo. Si tratta di un settore dove i margini di guadagno per i produttori sono molto ridotti. Quindi se desideriamo acquistare un buon prodotto dobbiamo pagarlo un prezzo adeguato».

Attenti alle spugne troppo morbide
Anche gli asciugamani e gli accappatoi sono per lo più di cotone, perché molto assorbente.
Alla semplice armatura, costituita dall'ordito e dalla trama, nel tessuto di spugna si aggiungono sopra e sotto dei 'riccioli' che hanno il compito di imprigionare l'acqua. «Una spugna - osserva Roberta Corridori - ha un'unica funzione, asciugare: è consigliabile allora toccarla e valutarne la pesantezza: in teoria più una spugna è pesante più assorbe. La pesantezza può variare; generalmente il consumatore italiano preferisce una spugna di peso medio, intorno ai 400/450 gr a metro quadro».
«Una buona spugna deve risultare bella compatta - conclude Perruolo - senza lasciare intravedere l'armatura di supporto. A volte le spugne si presentano lucide ed estremamente morbide, quasi scivolose. In effetti questa presunta morbidezza è ottenuta con dei trattamenti al silicone che limitano il naturale potere assorbente della spugna in cotone. Anche molti degli ammorbidenti che usiamo nelle nostre lavatrici contengono siliconi e quindi dovremmo farne un uso moderato».

Cotone
E' anche un fiore
Le piante di cotone crescono spontaneamente nei paesi caldi, quelle coltivate sono annuali e non superano il metro e mezzo di altezza. Le diverse varietà necessitano tutte di un clima tropicale o comunque temperato.
Coltivare il cotone non presenta particolari difficoltà: in febbraio-marzo viene preparato il terreno, in aprile-maggio si semina e da agosto a dicembre avviene la raccolta, realizzata in gran parte con mezzi meccanici. I fiori grandi e bellissimi, bianchi, gialli e color porpora, appassiscono in pochi giorni, lasciando il posto a un piccolo frutto che piano piano arriva a maturazione. La fibra di cotone si ottiene dai filamenti che ricoprono i semi contenuti nel frutto maturo: più i filamenti sono lunghi, bianchi e sottili, tanto più il cotone è pregiato. La lunghezza delle fibre varia da 10 a 50-60 millimetri. I migliori cotoni sono quelli egiziani, tradizionalmente conosciuti come 'makò', rinomati per la loro elevata 'finezza' (lunghezza e diametro del filo in relazione al peso), lucentezza e robustezza.
Una volta raccolto il cotone viene sottoposto alla sgranatura, ossia alla separazione dei semi dal cotone greggio. La bambagia ottenuta - trasportata in grosse balle - verrà poi sottoposta alle diverse fasi della lavorazione industriale, fino a raggiungere la consistenza del filato.