Come sono cambiati i gusti dei consumatori

Scritto da Andrea Schillaci |    Settembre 2014    |    Pag.

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

Come sono andate le vendite dei vini in questo lungo periodo di crisi? I consumatori hanno cambiato le proprie abitudini? E le aziende come hanno reagito? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Liberatore, direttore generale del Consorzio del Chianti Classico, un osservatorio privilegiatoper fare il punto della situazione su un settore così importante dell’economia della nostra regione.

«Per rispondere a queste domande – ci dice il dottor Liberatore - debbo fare una premessa. La crisi del biennio 2008 – 2009 ha agito come un maglio sul nostro settore (e non solo) generando la contrazione delle vendite più profonda dal dopoguerra.

Si pensi solo che nel febbraio 2008 il Chianti Classico aveva raggiunto il punto più alto delle vendite degli ultimi 20 anni (oltre 292.000 ettolitri), mentre solo 18 mesi dopo, nell’autunno 2009, le stesse vendite si collocavano poco sopra i 192.000 ettolitri, con una contrazione pari a circa il 34%.

Sono dati impressionanti che fanno pensare più agli effetti di un conflitto piuttosto che a una “semplice” congiuntura economica negativa. Comunque, dopo lo shock del primo anno posso affermare che tutto il nostro sistema si è rimboccato le maniche, ha scommesso sul futuro e ha ricominciato una risalita che negli ultimi 6 anni non si è mai arrestata. Sul piano quantitativo i volumi di vendita del Chianti Classico hanno oggi raggiunto la quota di 265.000 ettolitri (dati di giugno), superando la media delle vendite degli ultimi 15 anni (circa 250.000 ettolitri).

Il vero problema riguarda semmai l’andamento del mercato interno, diventato in questi ultimi anni pressoché inesistente. Solo 9 anni fa il mercato italiano del Chianti Classico copriva all’incirca il 45% di tutte le vendite, mentre oggi raggiunge a malapena il 18%. Se il mercato italiano avesse garantito la quota del biennio 2007-2008 antecedente la crisi, oggi i volumi di vendita del Chianti Classico si collocherebbero ai massimi storici».

Quali sono state le conseguenze?

«Per quanto riguarda gli effetti della crisi sulle tipologie di prodotto vendute – continua il dg del Consorzio Chianti Classico -, posso solo dire che questi sono stati decisamente positivi. Infatti, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, le imprese si sono nel complesso comportate in modo opposto a quanto il comune buon senso economico poteva indicare.

L'intervistato, Giuseppe Liberatoredirettore generale del Consorzio del Chianti Classico
L'intervistato, Giuseppe Liberatore direttore generale del Consorzio del Chianti Classico

Mi spiego meglio. Invece di rincorrere verso il basso il consumatore con prodotti di minor costo e qualità per mantenere inalterati i volumi di vendita, le nostre aziende hanno puntato su prodotti di maggior pregio e a maggior valore aggiunto, con l’obiettivo di recuperare fatturati attraverso la qualità, e puntando sull’“effetto traino” di questi prodotti sul resto della produzione.

In questo senso i numeri sono chiarissimi. Nel 2005 il Chianti Classico Riserva costituiva circa il 20% del totale delle vendite, mentre nel 2013 questa quota ha raggiunto il 34%, al quale bisogna aggiungere un 4% di varie selezioni aziendali che costituiscono la punta della denominazione».

Ci sono state delle novità in questo settore?

«Come dicevo – conclude Giuseppe Liberatore -, la crisi ha spinto il Consorzio a intraprendere una strada di profonda innovazione, anche questa direi controcorrente rispetto alle passate esperienze del settore. In estrema sintesi, l’obiettivo generale di quello che abbiamo internamente definito come il “riassetto” della denominazione è orientato alla ricerca di un sempre maggiore livello qualitativo dei prodotti, e dunque, per questa strada, di accrescerne il posizionamento, riqualificarne l’immagine e ottenere un maggior valore aggiunto.

Casa gallo nero
La casa del Gallo Nero

Le misure indicate con la modifica del disciplinare sono le seguenti: nascita di una nuova tipologia di Chianti Classico posta ai vertici della piramide produttiva, la Gran selezione, che rappresenterà l’eccellenza qualitativa della denominazione e potrà essere prodotta solo con uve di esclusiva pertinenza aziendale, e quindi senza apporto di vini prodotti all’esterno dell’azienda imbottigliatrice. Completa riqualificazione della tipologia Riserva, che prima poteva essere indicato dopo 24 mesi dalla vendemmia.

A partire dal 1° gennaio 2014 sono stati introdotti specifici parametri chimici e organolettici, e pertanto ogni vino che vorrà fregiarsi della menzione Riserva dovrà essere sottoposto a un’apposita valutazione. Come si vede, per questa particolare categoria di prodotto sono state introdotte regole molto più stringenti a garanzia della qualità e del consumatore. Da esperto del settore le garantisco che, viste nel complesso, si tratta di modifiche rivoluzionarie, destinate a incidere in profondità e per lungo tempo sui destini di una denominazione importante per la Toscana e per l’Italia enologiche».

La vendemmia dei soci - Cantina Sociale di Certaldo - Informacoop 28.09.14