A Lastra a Signa la residenza preferita dal tenore napoletano. Inaugurato il Museo

Scritto da Càrola Ciotti |    Settembre 2011    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Durante il Rinascimento, il territorio di Lastra a Signa fu interessato dalla costruzione di fortificazioni, ville, centri d'arte e di cultura. Personaggi come Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Galileo, abitarono a lungo in palazzi e residenze di questa estrema periferia fiorentina, contribuendo, con la loro presenza, a creare un grande movimento culturale che influì positivamente sul paesaggio e sui costumi.

Ancora oggi l'aspetto del territorio lastrigiano è caratterizzato da molte importanti dimore storiche. Visitiamo una di queste, Villa Caruso Bellosguardo - proprietà del Comune di Lastra dal 1995 - in compagnia dell'assessore Marco Capaccioli, responsabile, in collaborazione con l'Associazione Culturale Villa Caruso, dell'organizzazione degli eventi che qui si svolgono. «Fu proprio qui - racconta Capaccioli - in questo luogo immerso nel verde, che l'abate Alessandro Pucci fece progettare nel 1585, a Giovanni Dosio, quella che doveva essere molto più di una semplice residenza di campagna». Infatti, come scrive la storica Sara Bonavoglia, "il suo desiderio era quello di creare un ritiro paradisiaco di pace e bellezza". Non a caso fu coinvolto nel progetto anche il famosissimo Niccolò Pericoli (il Tribolo), che disegnò il giardino, vero fulcro della dimora.

Ma oltre al giardino all'italiana, ricco di essenze arboree e agrumi, l'imponente edificio è dotato di un parco monumentale di notevole interesse. La superficie del parco è di oltre sei ettari, che si percorrono facilmente passeggiando lungo viali ombrosi, dove cerri, lecci e pini creano scenografie di grande impatto.

Il parco è popolato da un gran numero di sculture raffiguranti animali, divinità, esseri mitologici. «Le statue degli animali, opera di Romolo del Tadda, sono le più antiche del parco - spiega l'assessore. Altre statue, d'epoche successive, sono riunite in gruppi tematici e collocate sapientemente all'interno delle diverse zone del parco; le due figure presenti ai lati del grande prato circolare antistante la villa, e che subito si notano giungendo a Bellosguardo, rappresentano Apollo e Diana. Queste sono le opere più recenti, risalenti al periodo del Conte de Micheli che fu proprietario del complesso dopo la morte di Enrico Caruso, nel 1921».

E proprio il grande tenore napoletano, dalle umili origini ma poi divenuto famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria voce, fu protagonista indiscusso della rinascita di tutto il complesso, che fino allora aveva subìto modifiche, cambi di destinazione, periodi di degrado.

Fu nel 1906 che Caruso decise di acquistare la proprietà: conquistato dallo splendido panorama e dalla pace di questo luogo, il tenore elesse la grande villa a sua residenza principale in Italia. Tornando dai viaggi, che lo portavano a esibirsi in tutto il mondo, qui a Bellosguardo si fermava per riposare e ritemprare lo spirito. Fu persona di grande umanità, che riuscì a tessere ottimi rapporti con la popolazione locale, partecipando attivamente alla vita della comunità, sempre dimostrando grande generosità, specie nei confronti dei contadini delle Selve.

«Erano anni di grande crisi per il settore della paglia, attività fondante per l'economia locale - spiega l'assessore - e questo si traduceva in disoccupazione e miseria per le famiglie del territorio lastrigiano. Il sindaco dell'epoca (era il 1910) si rivolse a Caruso per ricevere aiuto ed egli rispose commissionando i grandi lavori di restauro alla villa, che occuparono ben trecento operai».

Il museo

In questo 2011, novantesimo anniversario della morte del grande tenore, s'inaugura finalmente il museo a lui dedicato. «Dopo anni d'intenso lavoro e d'importantissimi investimenti che la Regione ha programmato a favore di questo prestigioso progetto - sottolinea Capaccioli - oggi siamo finalmente in grado di mostrarlo al mondo».

Il museo comprende sette ampie sale al piano nobile della villa, e la Sala della Musica collocata al piano terreno; in questi spazi perfettamente restaurati, nel rispetto dell'originale sistemazione, sono esposti moltissimi cimeli legati alla vita artistica e privata di Caruso. Il percorso museale, anche grazie all'impiego di nuove tecnologie, mira a stabilire una sorta di tramite emotivo fra il visitatore e la storia personale e artistica del celebre tenore.

Grazie alle generose donazioni dell'Associazione Enrico Caruso di Milano, che nel corso degli anni ha custodito e recuperato preziosi reperti storici, oggi a Villa Bellosguardo si possono ammirare pezzi di notevolissimo interesse scientifico e artistico: i sei costumi di scena, originali, appartenuti a Caruso (tra cui il bellissimo kimono indossato nell'opera Iris di Mascagni, andata in scena nel 1907 al Metropolitan Opera House di New York), i dischi originali dell'epoca, gli arredi, le suppellettili della casa e gli effetti personali del tenore, insieme a quadri e sculture di notevole valore: sono alcune delle rarità che il visitatore potrà ammirare al museo. «Recuperando e rivalorizzando questo luogo e questo immenso patrimonio - sostiene Capaccioli - siamo convinti di aver agito nella giusta direzione. Contiamo di promuovere anche a livello internazionale il museo, formulando pacchetti di visita rivolti agli estimatori di Caruso, in tutto il mondo: questo consentirà a Lastra di divenire la vera "Città di Caruso", patrimonio di tutti coloro che amano arte e musica, cultura e bellezza. Vogliamo che questo luogo torni a vivere».

 


L'intervistato è Marco Capaccioli, Ass. alla Cultura del Comune di Lastra a Signa.

Il Museo Caruso sarà aperto da ottobre: venerdì, sabato, domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19.
Ingresso intero: euro 5. ridotto soci coop: euro 4
Possibilità di visite (su prenotazione) per gruppi anche al di fuori di questi orari.
Telefonare allo: 0553270122 Uff. Cultura  oppure Ass. Villa Caruso 0558721783

 

Fotografie di Federico Magonio.


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