A San Gimignano (Si), in località Aiano-Torraccia di Chiusi, sulle strutture in abbandono di una villa romana all'inizio del medioevo si insediò un gruppo di valenti artigiani venuti dal nord, che ci hanno lasciato testimonianze eccezionali di antiche tecnologie.

Da molti anni l'Università cattolica di Lovanio (Belgio) conduce le ricerche su questo antico insediamento, situato nella valle del torrente Foci (affluente dell'Elsa, a sua volta immissario di sinistra dell'Arno), un'area strategica di raccordo tra l'entroterra volterrano e il mare. Tra il VI e il VII secolo, i vani della lussuosa residenza, ormai abbandonata da qualche centinaio d'anni, furono occupati da un gruppo di persone di cultura germanica, che vi installò una serie di impianti per produzioni artigianali. Sono state ritrovate testimonianze della lavorazione di ceramica, ferro, vetro, oro e rame.

Di particolare interesse era il sistema impiegato per il riciclaggio delle materie prime, di cui nell'alto medioevo c'era una grande carenza a causa della crisi dei mercati e degli scambi. Ad esempio, vetro e oro venivano ingegnosamente ricavati dalle tessere dei raffinati mosaici che un tempo ricoprivano i pavimenti della villa romana. Si trattava delle ricercatissime tessere dette "ialine" (dal greco hyalos, ‘vetro'), come sono chiamati i minuscoli tasselli di mosaico in vetro trasparente, ricoperti di foglia d'oro e da una ulteriore lastrina di vetro che proteggeva il metallo prezioso.

Addirittura sono state ritrovate delle "pietre di paragone", uno strumento, che, pur con qualche modifica, è in uso ancora oggi presso gli orafi. Sulle pietre di paragone si strofinava la lega d'oro di cui si voleva determinare la purezza e il colore lasciato sulla superficie si confrontava con quello lasciato da aghi d'oro di leghe diverse e di purezza nota.

L'articolo completo è pubblicato sul numero di luglio/agosto della rivista "Archeologia Viva" (Giunti Editore). Info: www.archeologiaviva.it