Vini da collezione: quali, come, quanto valgono. Meglio berli

Scritto da Laura D'Ettole |    Ottobre 2000    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Vecchie bottiglie in cantina
C'è stato un momento, negli anni '70, in cui collezionare vini era quasi uno sport nazionale. Si comprava di tutto: dal vinaino sotto casa, dal contadino, nelle sagre di cui l'Italia allora era ancor più ricca di adesso. E si accumulavano bottiglie in cantina (per i più fortunati), in garage, in cucina, e negli armadi perfino. L'Italia, e la Toscana in particolare, è piena di queste collezioni nate impetuosamente e spontaneamente negli anni. Ma quanti, dei pazienti accumulatori di allora, hanno la speranza di ritrovarsi oggi un tesoro in cantina?
"In realtà sono ben pochi i vini da invecchiare - avverte Leonardo Romanelli, giornalista e sommelier -. Vanno collezionati solo quei vini che, per le loro qualità organolettiche, acquistano caratteristiche positive con la conservazione in bottiglia". E comunque sia non vale la pena invecchiare un vino sconosciuto, se si punta anche ad una valorizzazione commerciale della collezione: sono rari i vini che passano dall'oscurità alle luci della ribalta. Quelli che riescono a raggiungere valutazioni milionarie sono soprattutto i prodotti di case vinicole che hanno già un'immagine di mercato consolidata nel tempo.
Fondamentale, poi, è la tecnica di conservazione. L'ideale è tenere il vino in un luogo a temperatura costante - circa 14° - per tutto l'anno, e al buio, perché la luce ne rovina il colore. Il clima deve essere bilanciato: né troppo secco, perché c'è il rischio che i sugheri si restringano facendo filtrare il vino; né troppo umido, perché si creano muffe che rovinano le etichette dei vini. E non è cosa da sottovalutare, perché un'etichetta deteriorata porta ad un deprezzamento del vino di oltre il 30%. La posizione delle bottiglie inoltre deve essere rigorosamente orizzontale, perché il vino stando a contatto con il tappo lo rende più elastico e dunque a chiusura "stagna".
Il vino bianco e lo spumante devono essere tenuti in basso, dove la temperatura è più fresca; il rosso più in alto.
Come si fa a capire se un vino è ben conservato, e dunque se ha anche accresciuto il suo valore nel tempo? Già prima di aprirlo ci sono dei cattivi segnali: per il bianco il colore più dorato di com'era all'origine; per il rosso una coloritura più tenue. Per entrambi, una diminuzione del liquido significa che è avvenuta un'evaporazione, che ne ha compromesso irrimediabilmente le caratteristiche. Quando si arriva a stappare la bottiglia c'è il momento della verità. Dobbiamo dire addio al vino che sa d'aceto, ma bisogna fare altrettanto anche con quello che sa di marsala: significa che sono intervenuti dei processi di ossidazione irreparabili. E comunque sia, per il vino che ha superato tutte le prove possibili, c'è l'ultimo banco di prova: il sapore. Un vino impoverito, che scorre in bocca come acqua, non ha più valore: l'invecchiamento gli ha fatto perdere tutta la sua potenza. Quanto può durare il processo d'invecchiamento di un vino? Qualche tempo fa ne fu degustato uno che aveva raggiunto la venerabile età di cento anni. Ma sono casi rari. "In realtà un vino dovrebbe essere bevuto in base al suo specifico ciclo vitale - ricorda Romanelli -: il tempo d'invecchiamento massimo può raggiungere i 10-15 anni". Dopo le bottiglie diventano praticamente oggetti d'antiquariato. Diverso il discorso per i vini zuccherini, come ad esempio il vin santo, il Moscadello, o il ben noto Sauternes. In questo caso il ciclo vitale si allunga anche oltre i 30 anni.

Il vinattiere
Frugare in mezzo a cento vini polverosi e trovare la bottiglia storica, il pezzo raro, è un sogno segreto di tanti "enofili". E' capitato a lui, Gino Zanobini, storico vinattiere nel cuore di Firenze e fondatore negli anni '70 dell'Enoteca Nazionale, divenuta poi, dopo un passaggio di mano, Enoteca Pinchiorri.
Con otto soci e altrettante mogli che cucinavano e rigovernavano, Zanobini accarezzava l'idea di creare "l'enoteca più bella d'Italia". Fu in quel periodo che un signore di S.Casciano gli volle vendere la sua collezione di vini. Rovistando fra quelle cantine polverose, si imbattè in una bottiglia di grande valore: un Chianti cù del 1924, data del primo, storico bollino. L'acquistò, e non l'ha mai venduta; finché un giorno gliela rubarono. Gino Zanobini se la ricorda ancora.
"Ma oggi è diverso - dice Mario, il figlio di Gino, che gestisce un'enoteca in via S.Antonino, nei pressi della bottega storica di Ciardo di Betto, vinattiere di Lamporecchio, che nel 1300 fu uno dei capi morti ammazzati della rivolta dei Ciompi -. I nostri clienti ci chiamano continuamente per valutare le loro cantine, ma non mi è mai capitato di imbattermi in collezioni di valore".
I problemi sono tanti, continua Zanobini. Anzitutto non ha molto senso dal punto di vista commerciale acquistare una sola bottiglia per tipo di vino. Se si desidera, un giorno, disfarsi con qualche soddisfazione dei propri presunti tesori è bene comprarne almeno sei.
"E poi c'è il fatto che la maggior parte di queste bottiglie sono tenute male. Hanno sofferto il freddo e il caldo; le etichette sono rovinate, e i sugheri pure". Di conseguenza il vino risulta imbevibile.
Il consiglio di Zanobini è questo: se i guasti al proprio piccolo patrimonio sono già stati consumati, è meglio rassegnarsi. Per i neofiti, e per gli irriducibili del collezionismo fai da te, c'è un semplice vademecum da seguire.
Comprare almeno tre bottiglie per tipo di vino: una da bere subito, una per le grandi occasioni e una da conservare. Resta il fatto che se si pensa che il vino possa acquistare valore nel tempo, per rivenderlo al meglio occorrono almeno sei pezzi.
Per il Chianti classico, poi, gli anni da tenere d'occhio sono il '95, il '97, il '98 e il '99. Il primo è da bere subito; gli altri sono da gustare, correttamente conservati, al termine di un ciclo di cinque anni. "Perché il vino deve essere bevuto al suo culmine - avverte Zanobini - non quando è ormai vecchio e spoglio".
E per chi proprio non vuole rinunciare all'amore per il collezionismo? Il consiglio è di fare come i collezionisti veri. Ossia, bere il vino e conservare le etichette in un album, con le opportune annotazioni sulle sue qualità e sulle emozioni provate. Sarà una sorta di memoria storica che consentirà, ai più raffinati, di cogliere anche i cambiamenti dell'immagine grafica del tempo.
Un'ultima raccomandazione nella scelta delle aziende vinicole. Meglio acquistare prodotti di imprese che sono sul mercato da tempo; che hanno una storia e non hanno vissuto troppi passaggi di mano. E poi, per conservarli, è meglio lasciar perdere vini prodotti da aziende troppo tecnologiche, troppo industriali.
Perché "per carità, buoni sapori, ottime bevande, ma il vino vero è tutt'altra cosa".

Il vino in borsa
Collezionare titoli, invece di bottiglie: così il vino entra nell'alta finanza. Forse lo sanno in pochi, ma in Italia esiste un vero e proprio borsino, che fa capo a Mediobanca, in cui è possibile acquistare delle opzioni (i cosiddetti "futures") sulle produzioni vinicole future. In sostanza si compra oggi un titolo che, alla scadenza, dà il diritto di acquistare un certo numero, anche limitato, di bottiglie di vino. La prima casa vinicola italiana che ha fatto un'operazione del genere è stata la Banfi di Montalcino. Quest'anno scade l'opzione acquistata nel 1995. Chi ha comprato il titolo allora, in cinque anni ha visto quasi raddoppiare il suo valore, perciò se nel frattempo ha cambiato idea o è diventato astemio può rivenderlo oggi spuntando un ottimo guadagno.
Nel borsino del vino sono quotati anche i prodotti di altre case vinicole toscane. I titoli si possono acquistare presso alcune enoteche specializzate.