Scritto da Rossana De Caro |    Ottobre 2001    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Maestri vetrai, trecciaiole e impagliatori, ceramisti,
Vecchi mestieri
sono solo alcuni dei tanti mestieri legati alla vita rurale e contadina della Toscana che sopravvivono ancora oggi nella bravura manuale di artigiani che ne proseguono la tradizione. Attività che uniscono cultura popolare e tradizione artistica, da cui scaturiscono manufatti di particolare bellezza. Così è anche per l'antica arte di lavorare i metalli, diffusa in alcune zone della nostra regione. Acciaio, rame, ferro si piegano e vengono forgiati dalle abili mani dei maestri artigiani, fino a prendere le forme di pregiati elementi di arredamento per la casa.

I coltelli di Scarperia
Scarperia, nel Mugello, è la patria dei maestri coltellinai. La produzione di lame e coltelli vanta qui una plurisecolare tradizione ed è celebre a livello internazionale. Già nel 1538 uno statuto regolamentava questa attività artigianale, che è stata tramandata di padre in figlio. Ancora oggi esistono botteghe di coltellinai, che con le loro attrezzature ci riportano indietro nel tempo. I ferri taglienti erano uno strumento di lavoro indispensabile per i contadini. Adesso, nonostante una parte della produzione sia fatta con l'ausilio delle macchine, si continuano a produrre a mano pezzi bellissimi, coltelli per lo più da amatori o collezionisti, usando materiali pregiati per il manico, dal legno di olivo e di bosso al corno.

A ferro e rame
L'arte della lavorazione del ferro, in Toscana, è assai diffusa fin dall'epoca etrusca. In tutto il Casentino, a Stia, a Poppi, Subiano, ma anche nel Mugello e a Firenze, si è tramandato questo antico e faticoso mestiere. Ferro, acqua e fuoco: i forgiatori fondendo e modellando la massa incandescente a colpi di maglio creavano gli attrezzi da lavoro per i contadini, badili, picconi, vanghe. Oggi il ferro battuto è tornato in auge e viene utilizzato per arredare le case di campagna, in particolare le coloniche, dagli alari per il caminetto alle testate dei letti, dalle lampade ai cancelli.
Anche la lavorazione artigianale del rame ha un'antica tradizione, in particolare nelle zone vicino ai giacimenti delle Colline Metallifere. Il 'battirame' era colui che creava utensili di uso casalingo battendo a freddo col martello il rame, un metallo molto duttile e malleabile. Tipiche erano le brocche per l'acqua ma anche i contenitori per cuocere i cibi, come teglie e pentole. Il rame, essendo un ottimo conduttore di calore, è adattissimo alla cottura delle vivande, scaldandosi ovunque in modo uguale. Immancabile in campagna il paiolo attaccato sopra il fuoco con una catena di ferro, usato in genere per la polenta. E quando questi recipienti per la cucina si bucavano, logorati dall'uso, si chiamava lo stagnino, che li riparava rattoppandoli, appunto, con dello stagno.