Un'uva speciale per un vino da ricordare

Scritto da Silvia Boschero |    Novembre 1997    |    Pag.

Uva bella e sana ma poca
Anche quest'anno l'eterna parabola del 'poco vino, ma buono' è rimbalzata di bocca in bocca tra viticoltori, aziende e consumatori toscani. Sono in molti a giurare che da decenni non ci si trovava di fronte a una così bassa quantità di uva, ma una cosa è certa: il vino sarà di ottima qualità, e non solo il Chianti. Al Consorzio delle cantine sociali 'Le Chiantigiane' già si fanno i primi bilanci: «Credo che quest'anno complessivamente avremo un 20 per cento in meno di uva - dichiara Giancarlo Roman, l'enologo dell'azienda - ma il vino potrà aumentare di un grado o addirittura di uno e mezzo rispetto a quello dello scorso anno, raggiungendo il rosso undici o undici e mezzo gradi naturali e dieci il bianco. L'uva che abbiamo raccolto non ha subito nessun tipo di malattia, era tutta sanissima e molto matura». Sono state le impietose gelate di Pasqua a rovinare parte della produzione, devastando in alcune zone anche il 50 per cento delle vigne toscane. Molti vini da tavola sono stati colpiti, soprattutto nella zona del senese, che come spesso accade è la più tartassata da questo tipo di agenti atmosferici. Ne sanno qualcosa alla cantina sociale viticultori senesi-aretini: «I nostri esperti considerano quest'uva la migliore degli ultimi cinquanta anni - spiega il responsabile Gianfranco Brogi -. Purtroppo però abbiamo raccolto un 40 per cento in meno, soprattutto nelle zone di Siena, Montalcino, Monte San Savino e gran parte dell'aretino. I vini più colpiti sono stati il Chianti classico, parte del Brunello, il Nobile di Montepulciano e quelli ad Indicazione geografica (Igt) rossi, bianchi e rosati». L'unico a salvarsi nella zona pare essere stato il bianco vergine di Valdichiana, grazie al fatto che al momento della gelata i suoi vitigni erano molto indietro nel processo di maturazione. Come è ovvio il 'poco ma buono' prelude a un inevitabile rialzo dei prezzi sul mercato, ancora più sostanziosi per il Chianti, sottoposto a una nuova legge disciplinare che ne ha ridotto il quantitativo di resa per ettaro. Questo significa che mentre un tempo da un ettaro di vigna si potevano ottenere cento quintali di uva, da quest'anno se ne possono avere solo novanta. Se poi a ciò si aggiunge la perdita di uva dovuta alle gelate, i conti sono presto fatti. Giancarlo Roman non ha dubbi: se lo scorso anno il Chianti veniva venduto a 200 o 250 mila lire al quintale, quest'anno aumenterà fino ad arrivare a quota 330 o 350 mila lire. Un aumento che naturalmente, anche se in proporzioni diverse, si rifletterà su tutti gli altri vini da tavola. Il primo in ordine di tempo a farne le spese sarà l''enfant prodige' de Le Chiantigiane, ovvero il vino novello (che per legge arriverà sugli scaffali il 6 novembre), il quale subirà addirittura un aumento di quasi il 50 per cento rispetto allo scorso anno, anche se promette di essere veramente prelibato. Ma l'inevitabile lievitazione dei prezzi preoccupa tutti: «In due anni il Chianti classico è passato da 200-250 mila lire al quintale alle attuali 700 mila, mentre il Chianti normale ha raggiunto quota 300 mila e più - prosegue Brogi -. Con l'ulteriore aumento di quest'anno, il mercato del vino sarà completamente scosso e questa non è una buona politica, soprattutto se si pensa al mercato estero». Non resta che consolarci tenendo presente che, almeno qualitativamente, questa sarà un'annata da ricordare, visto che alcuni enologi non stentano a definirla 'la migliore del secolo'. Magari ce ne ricorderemo all'alba del 2000, quando assaggeremo per la prima volta il vin santo ricavato dall'uva del 1997 (la nuova regolamentazione prevede infatti un invecchiamento di tre anni nel caratello). Appuntamento all'alba del nuovo millennio dunque, e cin cin a tutti.

E' tempo di vin novo
Sarà caratterizzato da un bel colore rosso vivo e da una gradazione decisamente più alta (fino a 12 gradi) il vino novello '97, in vendita a partire dal 6 novembre. L'assenza di piogge a settembre ha fatto diventare molto spessa la buccia dell'uva, aumentandone l'intensità zuccherina - e di conseguenza la gradazione alcolica - e vivacizzandone il colore. «Nel complesso i novelli di quest'anno saranno molto gradevoli al palato - sottolinea Giancarlo Roman, enologo del consorzio Le Chiantigiane -. Avranno un odore armonico, simile a quello dei fiori e della frutta fresca, anche se leggermente più forte rispetto a quello del '96».