Scritto da Giuliano Vannini |    Giugno 2003    |    Pag.

Direttore amministrativo Unicoop Firenze

Un anno di svolta 3
"Niente di nuovo sotto il sole" dice il proverbio, ma, da un po' di tempo, ogni anno il bilancio ci riserva qualche novità. In alcuni casi tutti hanno avuto la possibilità di accorgersene, basti pensare alla nuova forma del bilancio, dove si pone a confronto il risultato dell'esercizio cui si riferisce il bilancio con quello dell'anno precedente (in pratica due bilanci invece di uno, che era già abbastanza) o all'adozione dell'euro, che ha diviso per quasi duemila gli importi, costringendoci a calcoli e conversioni mentali.
In altri casi queste novità sono percettibili solo agli addetti ai lavori e riguardano spesso aspetti particolari, in buona parte dovuti alle norme fiscali; norme spesso variate di anno in anno con la legge finanziaria, in relazione al fabbisogno di gettito da parte del fisco, che lasciano solo tracce appena percettibili nel bilancio ma incidono profondamente nella vita e soprattutto nel portafoglio delle società.
Una delle novità di quest'anno è proprio di questo tipo, ed è relativa al regime fiscale delle cooperative; infatti d'ora in poi, e salvo improbabili ripensamenti, benché continuino a destinare alle riserve indivisibili i propri utili, le cooperative dovranno pagare le imposte sui redditi conseguiti, anche se quei redditi non sono disponibili e non vengono divisi fra i soci - come invece accade nelle società ordinarie (spa, srl. ecc.) - ma tenuti a disposizione per essere reinvestiti per il raggiungimento degli scopi sociali. Che nel caso nostro è quello di fornire a soci e clienti sempre maggiori e più qualificati servizi ai migliori prezzi possibili.
Quindi nessuna sorpresa se quest'anno l'utile di esercizio è più contenuto di quello dell'anno scorso: tutta colpa delle imposte? I presupposti ci sarebbero, ma non è proprio così. Se andiamo ad analizzare la composizione dell'utile di bilancio e la confrontiamo con quella dell'anno scorso possiamo notare quanto segue:

Guida al conto economico

Valore della produzione
E' costituito dai ricavi ordinari di gestione, in pratica tutti i ricavi registrati dalla cooperativa, escluso quelli di natura finanziaria e straordinaria; in massima parte sono costituiti dalle vendite.
Aumenta di 85,4 milioni di euro, raggiungendo i 1.143,8 milioni di euro.

Costi della produzione
Sono i costi che vengono sostenuti per conseguire i ricavi espressi nel valore della produzione.
Sono pari a 1.116,2 milioni di euro, con un incremento sul 2001 di 74,7 milioni di euro, quasi dieci milioni meno dell'aumento dei costi.

Differenza fra valore e costi di produzione
Rappresenta la differenza fra i costi e i ricavi ordinari della gestione.
Mostra un risultato positivo pari a 27,6 milioni di euro, oltre 10 milioni in più del 2001, che già era stato un anno con risultati molto soddisfacenti, con 17,0 milioni di euro.

Proventi ed oneri finanziari
Rappresenta il risultato conseguito nella gestione della liquidità resa disponibile dalla gestione della cooperativa.
Pur in presenza di andamenti non certamente favorevoli dei mercati finanziari presenta un valore di soli 5 milioni di euro inferiore a quello del 2001; 43,9 contro 48,9 milioni di euro.

Rettifiche di attività finanziarie
Sono le variazioni che il portafoglio titoli e le partecipazioni possedute dalla cooperativa hanno registrato per effetto delle quotazioni che titoli e partecipazioni avevano a chiusura dell'esercizio. Presentano un valore negativo di 49,3 milioni di euro, mentre l'anno scorso avevano registrato un risultato positivo di 0,6 milioni di euro.
Questo risultato si spiega solamente con l'estrema cautela con cui è costruito il nostro bilancio; infatti il valore indicato è quello che avremmo registrato se fossimo stati costretti a vendere tutti i titoli di Stato che abbiamo in portafoglio, nonché tutte le nostre partecipazioni detenute dalla cooperativa, in uno dei momenti peggiori dei mercati finanziari: basti pensare ai venti di guerra della fine del 2001 e alle crisi più o meno profonde che hanno interessato ed interessano tuttora le economie dell'est e dell'ovest a tutte le latitudini.
Lo sappiamo benissimo che quando si è costretti a vendere non si fanno mai buoni affari, ma noi non ci troviamo nella necessità di vendere alcun titolo e per questo possiamo affermare che le nostre attività finanziarie, così valutate, sono indicate in bilancio a valori sicuramente inferiori a quelli reali: basti pensare che le società di cui deteniamo azioni hanno conseguito risultati positivi. Ma le regole civilistiche e fiscali sulla formazione del bilancio permettono questo tipo di valutazione e vale la pena adottarla.

Imposte sul reddito
Presentano un valore dieci volte inferiore a quelle dell'anno scorso, che non è spiegabile solamente col fatto che il risultato prima delle imposte è complessivamente più contenuto di quello del 2001 - infatti lo è solo di tre volte (26,0 contro 76,8 milioni di euro) - e l'effetto è dovuto in gran parte alle "rettifiche di attività finanziarie".
Fra l'altro le imposte avrebbero dovuto aumentare in base alle nuove norme fiscali, ed allora come si spiega questo fenomeno? Si spiega benissimo se si tiene conto delle agevolazioni previste dalla cosiddetta legge "Tremonti bis", che prevede per tutte le società la detassazione degli utili reinvestiti (cosa che peraltro noi facciamo da sempre); è come se, in un certo modo, venisse esteso il regime fiscale delle cooperative anche alle società ordinarie; purtroppo tutto ciò ha avuto termine a dicembre 2002 e non potremo beneficiarne negli anni successivi.
Così quest'anno, in cui avremmo dovuto pagare più imposte per l'abolizione delle agevolazioni, ne abbiamo pagate di meno; abbiamo utilizzato norme valide per tutte le società, mentre vengono cancellate norme specifiche per le cooperative, norme che ottenevano gli stessi risultati ed in più erano tese a contrastare la sottocapitalizzazione caratteristica delle cooperative.
Non ce ne vorrà il Ministro dell'Economia se non avrà dalla Unicoop Firenze quel gettito fiscale che forse si aspettava, non abbiamo fatto altro che applicare quelle norme che tutte le società applicano, specialmente quando ce n'è convenienza. E poi dicevano che erano le cooperative a non pagare le tasse...
Fra l'altro gli esempi di tali comportamenti sono autorevoli; infatti lui stesso vanta, come professionista, crediti fiscali nei confronti dell'erario; in parole povere il "ministro" Tremonti deve dei soldi al "commercialista" dottor Tremonti. Siamo certi che il tutto rientra nella più perfetta normalità e correttezza, anche se a prima vista la cosa suona un po' strana.

L'utile di esercizio
Il risultato del bilancio 2002, pur se di importo più che soddisfacente (25,2 milioni di euro sono pur sempre quasi 49 miliardi di vecchie lire), è più contenuto di quello dell'anno scorso; ma lo è solo per la valutazione estremamente prudenziale delle attività finanziarie, mentre le altre componenti dell'utile offrono indicazioni molto positive, come l'andamento delle vendite, il contenimento dei prezzi e dei costi, lo sviluppo, l'attività sociale.

Il patrimonio
Abbiamo detto che la sottocapitalizzazione è una caratteristica delle cooperative, fortunatamente la Unicoop Firenze non ne soffre; i risultati positivi del lavoro svolto in tanti anni di attività hanno portato la solidità patrimoniale della cooperativa ad un livello difficilmente raggiunto da altre società ordinarie nella regione.
Con l'utile di quest'anno il patrimonio supera i 711,6 milioni di euro (quasi 1.400 miliardi di lire), che rimarranno come sempre in cooperativa e saranno impiegati a rendere più estesa, valida ed efficiente l'offerta commerciale e tutta l'attività del gruppo Unicoop Firenze a favore dei soci e consumatori.