Film-commedia divertente, con attori toscani e personaggi dello sport e della politica locale

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Novembre 2013    |    Pag. 7

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Chi poteva immaginare, due anni fa, che in Vaticano avrebbe preso dimora un uomo come Francesco, così vicino al popolo, così disponibile a interpretare e capire i problemi e le difficoltà dei più emarginati?

Sì, qualcuno ci aveva pensato e le prove sono a disposizione di tutti. Marco Daffra, regista di Uscio e Bottega, un film in circolazione nelle sale toscane, pensò di affidare la parte del pontefice all’attore forse più lontano dallo stereotipo del padre della cristianità: gli dette il volto un poco stralunato e le movenze sconclusionate di Carlo Monni, popolare e popolano attore fiorentino, scomparso nel maggio scorso.

Ma sono molti altri i personaggi di un certo rilievo, non solo del mondo dello spettacolo, che impreziosiscono questa pellicola; brevi ma efficaci apparizioni sono affidate a Giorgio Panariello e Katia Beni, per esempio, oppure a Cristiano Militello o Andrea  Agresti, per citarne solo alcuni. Ma appaiono anche Giancarlo Antognoni, simbolo della Firenze sportiva, o Eugenio Giani, emblema del mondo politico locale.

Uscio e bottega riccardo azzurri novello novelliDa Porta a porta

Uscio e bottega è tratto dal romanzo C’era un volta Porta a Porta, scritto dall’ottantacinquenne Brunetto Salvini e pubblicato nel 2011. Marco Daffra, quando lo ha letto, ha subito intravisto le giuste potenzialità per trasformare con efficacia quelle pagine in immagini in movimento. In estrema sintesi la trama parla di un anziano “giovanissimo” - impersonato dallo stesso Brunetto Salvini, nelle vesti del pensionato Lapo Corsini - il quale non ne può più della televisione nostrana con tutti quei dibattiti su politica, sport o religione che riempiono la bocca dei partecipanti ma non dicono nulla di concreto ai telespettatori. Riesce a farsi invitare a una trasmissione a Roma e mette in crisi il conduttore e tutto il palinsesto della serata con le sue domande imbarazzanti, condite con l’arguzia e la causticità tipiche di un fiorentino di vecchio stampo.

Ma, colpo di scena, durante una pausa pubblicitaria, Lapo Corsini scompare misteriosamente. La vicenda arriva alle orecchie del papa il quale esprime il desiderio di incontrare quello strano personaggio (nel frattempo ricomparso in un circolo ricreativo della sua città) che lo ha tanto intrigato. A questo punto la penna del cronista deve fermarsi per non svelare il sorprendente finale.

Marco daffra regista uscio e bottegaRitmo scanzonato

La prima rappresentazione è già avvenuta il 22 ottobre scorso al cinema Adriano di Firenze. Adesso sta girando di sala in sala in varie località della Toscana con, sembra dai primi dati, un buon successo di pubblico. Un successo che, si sa come vanno le cose nel mondo del cinema attuale, è indispensabile per la sua stessa sopravvivenza.

Perché, è noto, al primo segnale di calo nell’affluenza di spettatori, quasi automaticamente la pellicola cessa di esistere.

«Quindi - esorta Marco Daffra -, tutti, grandi e piccini, uomini e donne, sono invitati a non mancare a questo rito di partecipazione dove, se non altro, si possono fare due sane risate». Il film, che può essere etichettato come una commedia all’italiana condita in salsa toscana, ha il ritmo brillante e scanzonato nel filone del classico umorismo dialettale.

Fatti i dovuti distinguo, la pellicola sembra essersi ispirata a film come Amici miei di Mario Monicelli.«Le uniche persone che possono fare a meno di entrare in sala - aggiunge il regista -, sono coloro che si aspettano di assistere a un “cinepanettone”. Nel mio film sono bandite le battute a doppio senso, le scene scollacciate, frizzi e lazzi di dubbio gusto».

Info: http://www.uscioebottega.org

Trailer del film Uscio e Bottega

Foto di V. Matricardi


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