Grandi negozi e magazzini si affiancano ai mercatini dell'usato

Scritto da Maurizio Fanciullacci |    Novembre 2000    |    Pag.

Giornalista

Usato e venduto
In poco più di cinque anni hanno dato vita a una vera e propria catena di punti vendita in tutta Italia, dove si può trovare davvero di tutto, dai bicchieri ai mobili, dalle scarpe ai dischi, dalle lampade alle pentole...
Sono i mercatini di vendita per conto terzi, un modo diverso di trattare l'usato. Nati da una felice idea di un pensionato della Sip di Verona, questi mercatini stanno avendo un grande successo perché rispondono alle esigenze di una società in continua evoluzione. Sono negozi che soddisfano le richieste di una popolazione sempre più anziana, in città dove la presenza di studenti fuori sede e di immigrati è massiccia. Tutte categorie sociali per le quali risparmiare, più che un lusso, è una necessità.

Come funzionano
Conto terzi significa che tra chi vende e chi compra c'è un terzo soggetto, che si incarica della vendita. Chi compra risparmia perché acquista un oggetto usato, chi vende si libera di un oggetto che non gli serve più e al tempo stesso ci guadagna. E l'intermediario incassa una percentuale per il suo lavoro di tramite e di depositario del bene. Un meccanismo perfetto, che accontenta tutti. A questo tipo di commercio ricorrono - come spiega la titolare del mercatino di via Vanni, a Firenze - chi deve lasciare una casa grande per una più piccola e quindi ha un'eccedenza di mobili. E' il caso di tanti anziani che da un'abitazione di cinque stanze passano a una di tre. E' il caso di tanti figli che si ritrovano mobilia in eccesso per la scomparsa dei genitori. Così si va al mercatino conto terzi e si concorda il valore degli oggetti di cui non si ha più bisogno, ma che possono servire a qualcun altro. Un riciclo contro la cultura dello spreco, che è piaciuta anche al Wwf.
Al momento di stabilire il prezzo di vendita la parola passa al "mercante", l'intermediario, che grazie alla sua esperienza può ben consigliare il proprietario sul prezzo da dare a un oggetto. Se il prezzo è giusto prima o poi c'è l'acquirente. Che rispetto ai prezzi di mercato risparmia, non è costretto a telefonare e ad andare in su e giù seguendo gli annunci delle varie "pulci", perché negli stanzoni dei conto terzi lavorano le memorie dei computer e tutto è catalogato.

Spuntati come funghi
Il gioco funziona, tanto che il suo inventore è diventato miliardario. In Toscana i punti vendita per conto terzi si trovano dappertutto: a Firenze, Arezzo, Siena, Terranova Bracciolini, Pistoia, Cecina, Pisa, Viareggio, Massa, Empoli e presto ne aprirà uno anche a Prato. Alcuni mettono in mostra delle vere e proprie ricercatezze, oggetti strani, da antiquariato. Più che in rimesse e capannoni questi centri sono veri e propri negozi, con vetrine luminose, giochi di luci e di colori. Più del frigorifero abbaglia un pianoforte, più del mobiletto a scaffali metallici anni '60 è in mostra una scrivania in legno massello, direttamente prodotta e venduta dal negozio. Anche qui - per esempio alla Mecca, alla periferia nord di Firenze - si risparmia, ovviamente. Quanto, è difficile dirlo. Tranne nel caso della vendita diretta, è sempre il proprietario dell'oggetto che vuole vendere e fare il prezzo. Che se non è giusto poi scende, per poi assestarsi a livelli diversi. Da ambedue le parti chi non ha fretta guadagna. E se ha fortuna guadagna ancora di più. Basta citare i recenti casi di un Picasso e di alcuni vasi di una dinastia di imperatori cinesi, saltati fuori dagli scaffali.