Tra le scuole più antiche al mondo, educa i cuccioli a un impegno nobile e gravoso

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2018    |    Pag. 41

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

anna luppi

Foto S. Amodio

Scandicci

Educare un cane a diventare una guida per non vedenti è un lavoro lungo e complesso che richiede varie figure professionali e un investimento economico importante. La selezione è molto rigorosa. Il “prescelto” deve avere caratteristiche precise, un buon carattere, essere equilibrato e in perfetta salute. Ad oggi le razze più indicate sono i golden retriever e i labrador. La Scuola di Scandicci è una struttura della Regione Toscana ed è l’unica pubblica sul territorio nazionale, addirittura è l’unica interamente pubblica in Europa. I cani vengono affidati gratuitamente in tutta Italia ma rimangono di proprietà della Regione, un aspetto importante che consente controlli regolari per verificare la salute degli animali e il loro benessere psichico. Il legame tra la persona non vedente e il cane guida è molto profondo e basato sulla fiducia reciproca. «Un ruolo molto importante in questo percorso è quello delle famiglie affidatarie - ci spiega Massimo Baragli, responsabile tecnico della Scuola di Scandicci -. Nel primo anno di vita i cuccioli vengono affidati a famiglie volontarie che li accolgono in casa e fanno fare loro varie esperienze per abituarli alle situazioni più disparate: stare in mezzo alle persone, prendere i mezzi pubblici, non avere paura dei rumori. I primi mesi di vita del cucciolo sono molto importanti per la formazione del carattere e la sua corretta educazione influenzerà positivamente il comportamento del futuro cane guida. Il programma di socializzazione prevede che una settimana al mese il cucciolo torni a Scuola per controllare il corretto svolgimento del programma, correggere eventuali problemi comportamentali e rendere dolce e graduale il reinserimento finale una volta giunti all’anno di età». È una forma particolare di volontariato che richiede una grande dose di altruismo, perché separarsi da un cucciolo che si è amato e accudito per un anno non è facile. «Eppure - assicura Anna Luppi - è un’esperienza molto gratificante, perché sai che il cane che hai cresciuto cambierà radicalmente la vita di un’altra persona». Anna è una docente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, vive in centro, ha una vita piena e movimentata e si è rivelata da subito una candidata ideale. «Ho iniziato in un momento particolare della mia vita - continua - quando i figli erano ormai grandi e fuori casa. Desideravo la compagnia di un animale ma allo stesso tempo ero spaventata dall’idea di un legame a lungo termine, così ho preso contatti con la Scuola e mi sono proposta, senza essere del tutto convinta che sarei stata una brava trainer. Poco dopo è arrivato Anacleto. Avevo appena restaurato casa e un cucciolo che faceva pipì sul parquet e mordicchiava tutto non era in programma, eppure è stata una bellissima esperienza che mi ha insegnato moltissimo. Ancora oggi sono in contatto con la sua nuova famiglia, una ragazza giovane che Anacleto ha accompagnato anche alla sua laurea. Un momento davvero emozionante, dove pure lui sembrava consapevole dell’importanza del suo ruolo». Ma come si fa a mantenere questo distacco? «È un tuo compagno di viaggio, sai che poi andrà da un’altra parte. È simile a quello che succede con gli alunni, ti affezioni a loro, ma sai che è giusto che facciano la loro strada. Al secondo giro ho avuto Emerson - racconta Anna con un pizzico di malinconia -, era un cane molto intelligente, con il quale ho avuto un feeling particolare ed è stato più difficile “restituirlo”. Poi è arrivato Merlot e con lui ho terminato questo percorso, perché un difetto alla zampa l’ha reso inadatto a diventare un cane guida, così ho deciso di tenerlo. Conosco una signora che è al suo quattordicesimo cane! Quando le è morta la figlia in giovane età ha deciso di dare un senso alla sua vita dedicandosi agli altri in questo modo». «Non bisogna avere requisiti particolari per candidarsi come affidatari - aggiunge Massimo Baragli -, la decisione però deve essere condivisa da tutta la famiglia perché ogni suo componente dovrà fornire al cane attenzione, affetto, momenti di gioco e costanza nell'educazione. Preferiamo persone che vivono a Firenze o dintorni perché è più facile gestire i rientri a Scuola. Attualmente collaborano con noi 60 famiglie, ma siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari per sopperire a tutte le richieste e accorciare i tempi di attesa. Il 19 maggio, in occasione della consegna dei cani alle persone non vedenti, la Scuola sarà aperta a tutti coloro che vorranno ricevere informazioni e conoscerci meglio. Vi aspettiamo!».

Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi, Via dei Ciliegi 26, 50018 Scandicci (Firenze), tel 0554382850

La prima scuola di addestramento per cani guida è nata in Germania durante la prima guerra mondiale, per aiutare i veterani che avevano perso la vista in battaglia. Il primo documento della Scuola di Scandicci risale al 1929 ed è quindi una delle scuole ancora in attività più antiche al mondo.

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