La psoriasi: le cause, i trattamenti per combatterla. Una malattia recidivante

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2005    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Questione di pelle 2
La nostra pelle è esposta
alla vista di tutti ed ogni piccola lesione viene subito notata creando imbarazzo o magari vergogna. Immaginiamo, poi, quali siano i sentimenti di un individuo che veda la propria epidermide divenire arrossata e ricoperta di squame biancastre.
Stiamo parlando della psoriasi, una malattia che colpisce generalmente persone giovani e che è di durata variabile (spesso cronica) ed andamento imprevedibile (in genere recidivante).
«Le manifestazioni cliniche della psoriasi sono molto variabili - spiega il professor Torello Lotti - ma comunque sono riconducibili a cinque forme principali riconoscibili dalle caratteristiche delle lesioni cutanee, dalla loro estensione e localizzazione. In alcuni casi possono interessare le pieghe cutanee, l'area genitale, il cuoio capelluto, le unghie. In una percentuale anche considerevole di pazienti (fino ad un terzo) si può assistere alla concomitante presenza di lesioni alle articolazioni».

Questione di pelle
Quando una persona si ammala le prime domande che in genere si pone sono: come mai mi è venuta questa malattia? E perché proprio a me?

«La causa della psoriasi rimane ancora sconosciuta - risponde il prof. Lotti -, sebbene sia oramai chiaro che la tendenza a sviluppare tale patologia sia legata principalmente alla predisposizione genetica. La componente genetica da sola però non può spiegare tutte le implicazioni cliniche e perciò devono essere tenuti in considerazione fattori di altro tipo, quali quelli ambientali, traumatici, infettivi, psicologici. Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante, soprattutto per quanto riguarda il fumo di sigarette e l'assunzione di alcolici.
I geni coinvolti non sono ancora noti, ma si pensa che ci troviamo di fronte a più geni e che la loro diversa espressione dipenda poi dai fattori scatenanti sopra menzionati. L'espressione genetica sembra comunque più rilevante se è il padre ad essere psoriasico. Quando poi la psoriasi compare al di sotto dei 40 anni la componente genetica è più forte.
Il punto più importante da sottolineare è che la malattia si manifesta come una lesione infiammatoria (da qui l'arrossamento cutaneo) a cui seguono delle reazioni epidermiche esagerate».

Da quanto detto sino ad ora emerge evidente che i quadri più preoccupanti sono quelli che insorgono nelle persone più giovani, talvolta nei primi mesi di vita (psoriasi nell'area del pannolino) o comunque in età infantile.
Se colpisce in etàscolare ed adolescenziale possono presentarsi gravi problemi psicologici legati all'immagine corporea e all'accettazione da parte dei coetanei, e questo impone un approccio di più competenze mediche.

Qualunque sia l'età di insorgenza, la precocità dell'intervento specialistico è determinante nel successo delle terapie. Ma quali sono?
«Al medico specialista in dermatologia spetta il compito di compiere una diagnosi di precisione all'interno delle varie forme cliniche della malattia - ci risponde il prof. Lotti - ed esiste un ampio spettro di soluzioni terapeutiche.
I farmaci sono e restano un presidio di grande rilevanza e questi sono utilizzabili sia per via locale, cioè per applicazione diretta sulle lesioni colpite, sia per via sistemica. Il pannello dei farmaci disponibili è sicuramente ampio, ma la ricerca in questo settore è molto vivace e presto saranno disponibili anche nuovi presidi farmacologici che ci aiuteranno a curare meglio i nostri pazienti. In alcuni casi possono essere utili anche approcci terapeutici privi di farmaci, specie perché il trattamento cronico con farmaci può riservare degli effetti collaterali importanti.
La terapia non farmacologica più innovativa per la psoriasi consiste nell'irraggiamento della superficie interessata dalla malattia con un fascio luminoso di lunghezza d'onda adatta a risolvere il quadro infiammatorio cutaneo. Il punto più importante a favore di questa terapia consiste nel fatto che non causa effetti collaterali».

L'esposizione ai raggi solari può avere un effetto favorevole sul decorso della psoriasi?
«Alcune lunghezze d'onda luminosa presenti nelle radiazioni solari possono avere un effetto antinfiammatorio sulla cute affetta da psoriasi, per cui un'esposizione ai raggi solari opportunamente schermata e controllata nel tempo, in modo da non provocare ulteriore irritazione, può aiutare a ridurre il quadro sintomatologico».

Si guarisce dalla psoriasi?
«Difficilmente - ci dice il prof. Lotti - e questo perché la malattia, anche se va in fase di remissione, può facilmente recidivare.
Però se vengono precocemente instaurate terapie adatte al singolo caso, anche se non si assisterà ad una guarigione completa si otterrà una qualità della vita migliore dovuta ad una riduzione sostanziale del prurito, della formazione di squame e dell'ispessimento cutaneo».


L'intervistato: Prof. Torello Lotti, ordinario di dermatologia e direttore dell'U.O. di fisioterapia dermatologica.