Patti di coabitazione e nuovi progetti per rispondere ai bisogni legati alla casa

Scritto da Sara Barbanera |    Giugno 2015    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Vilma e Lovely - Foto G. Barzagli – Agenzia Lama

Centoventotto coabitazioni attivate, per un totale di duecentosettanta persone, fra cui anche disabili ed ex detenute, che hanno trovato un alloggio grazie al progetto “Abitare solidale”, operativo nelle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia e Prato e in espansione anche verso quelle di Livorno, Lucca e Arezzo.

Nato nel 2009 nell’ambito dell’Auser Territoriale Volontariato Firenze, e sostenuto dalla Fondazione Il Cuore si scioglie dal 2013, il progetto si è esteso per rispondere al problema abitativo che tocca nuove fasce di popolazione, anche quelle che un tempo erano al sicuro sotto il proprio tetto.

E di necessità il progetto fa virtù, in quanto trasforma un problema in una nuova opportunità di incontro e reciproco aiuto. Il rapporto di convivenza si basa sulla solidarietà e su un Patto abitativo che sostituisce i tradizionali canoni di affitto a fronte di un reciproco scambio di servizi: anziani ma non solo, residenti in abitazioni troppo grandi o in una situazione di momentanea necessità, accolgono un ospite che in cambio svolge semplici mansioni quotidiane (spesa, pulizia, cucina) o contribuisce alle spese della casa.

L’intervistato: Gabriele Danesi, coordinatore nazionale del progetto “Abitare solidale”

Non si tratta né di pura accoglienza né di un contratto ma di una formula affermata come buona pratica in Europa che oggi si evolve a fronte di esigenze crescenti e sempre più varie, come spiega Gabriele Danesi, coordinatore nazionale del progetto: «negli ultimi anni è aumentato il numero di famiglie, di padri separati o di persone sole che, pur avendo un’entrata fissa, non riescono a sostenere il peso di un’abitazione. Dall’altra parte, in Toscana ci sono 7000 alloggi nuovi invenduti e tanti altri sfitti che, a causa della crisi, non trovano una destinazione.

Grazie ad accordi con agenzie immobiliari e imprese edili, individuiamo abitazioni con un costo di locazione ridotto del 30% dove poi attiviamo forme di coaffitto e patti di solidarietà fra le famiglie che condividono la casa. Come ultima novità, proprio lo scorso aprile, con l’associazione Obiettivo Francesco e il Comune di Bagno a Ripoli, abbiamo firmato il protocollo d’intesa, grazie al quale il Convento dell’Incontro offrirà ospitalità a persone con gravi difficoltà economiche che, in cambio, cureranno gli spazi comuni del convento e parteciperanno alla vita dell’associazione. Un risultato che ci fa capire come la risposta al problema non stia solo nel sostegno economico ma anche nella costruzione di rapporti di reciproca solidarietà quotidiana».

Questi sono i dati, poi ci sono le persone: come Vilma, Lovely e Jenis di cinque anni, che da due mesi convivono, con un patto di coabitazione italo-indiano che mescola lingue, sapori, abitudini e storie di vita. Vilma, 86 anni e tanti ricordi come maestra di scuola elementare, ha aperto le porte a Lovely e Jenis, mamma e figlia di origine indiana che hanno riempito la casa di sapori e colori: «questa è già la seconda convivenza che sperimentiamo – racconta Francesco, il figlio di Vilma - e siamo soddisfatti quanto e più della prima: con l’arrivo di Lovely e Jenis, oltre alla compagnia notturna e alle ottime cene indiane, la casa ha ripreso vita e mia madre trascorre ore a giocare e a insegnare l’italiano a Jenis. Sono inseparabili: si cercano continuamente e, come nonna e nipote, si fanno compagnia. E questa è la cosa migliore portata dal progetto e che nessuna altro servizio di assistenza avrebbe potuto dare».

Info:numero verde (dal lunedì al venerdì ore 9-12): 800995988; 3204317644(dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20); www.abitaresolidaleauser.it - abitaresolidaleauser@gmail.com

Abitare solidale - La testimonianza di un utente. Da La7 – Coffee Break – 25.02.15 - durata 3’ 47’

http://www.abitaresolidaleauser.it/a-coffee-break-de-la-7-la-testimonianza-di-riccardo-su-abitare-solidale/