L’esperto in processi cognitivi: la gallina è un animale intelligente

Scritto da Silvia Amodio |    Ottobre 2016    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Nina Gallina

Foto S. Amodio

Animali

Da alcuni mesi vivo insieme a una gallina. Avete capito bene, una di quelle con le penne. Ho sempre amato gli animali e ne ho sempre avuti, li ho pure studiati, ma non mi sarei mai immaginata che la convivenza con un pollo mi ponesse così tanti interrogativi e mi svelasse un mondo.

La Nina, così la chiamo, vive con me libera in un appartamento, con regolarità la porto ai giardini dove si appollaia sulla panchina mentre io leggo un libro. Adora farsi coccolare, soprattutto verso sera, riconosce perfettamente il suo nome e mi viene incontro come un cane quando la chiamo. Accoglie gli ospiti che suonano alla porta e vuole sempre stare al centro dell’attenzione. Non ha odore e si prende cura delle sue penne in continuazione. Un giorno sì e uno no mi scodella un uovo.

Poiché sono convinta che la Nina sia una creatura intelligente, ho interpellato Giorgio Vallortigara, che studia i processi cognitivi di questi animali. Vallortigara è professore di Neuroscienze all’Università di Trento e s’interessa dell’origine della conoscenza, cioè di che cosa c’è nel cervello in partenza, subito dopo la nascita, prima che l’esperienza inizi ad esercitare la sua azione.

«Per questa ragione – ci racconta – studiamo, in parallelo, i pulcini di pollo domestico come modello animale e i neonati della nostra specie. Studiamo le categorie fondamentali dei processi di pensiero nel cervello. La ragione per cui impieghiamo i pulcini è molto semplice: si tratta di animali cosiddetti precoci, cioè appena usciti dall’uovo possiedono un repertorio di comportamenti motori e di abilità sensoriali molto sviluppato. Questo ci consente di osservare da subito le loro abilità cognitive per quel che riguarda l’esperienza prima della nascita, e di vedere all’opera un cervello allo stato di partenza, per così dire».

Gli chiedo come mai secondo lui le galline si portano dietro la croce di essere animali stupidi.

«Non so quale sia l’origine di questo stereotipo – prosegue il professore – ma sospetto il loro strano modo di guardare. Nella canzone di Cochi e Renato, si canta “la gallina non è un animale intelligente, lo si capisce da come guarda la gente”. Ad ogni modo, no, non sono stupide, direi che hanno le stesse capacità di qualsiasi altro vertebrato. Abbiamo documentato che i pulcini sanno cogliere le numerosità, eseguendo l’equivalente di addizioni, sottrazioni e divisioni. Sanno orientarsi nello spazio e cogliere i rudimenti della geometria, sanno intuire le nozioni basilari della meccanica e degli oggetti fisici. Distinguono gli oggetti sociali: ad esempio sono attratti da stimoli che assomigliano alle facce o da quelli che sono semoventi, come gli oggetti animati».

Il professore mi spiega che «gli uccelli hanno, in generale, cervelli piccoli perché tutto il loro corpo è costruito in modo da minimizzare il peso durante il volo. Tuttavia nei loro cervelli i neuroni, le cellule nervose, sono molto addensate per cui, di fatto, un corvo o un pappagallo, ma anche una gallina, hanno nelle regioni corrispondenti alla corteccia più neuroni di una scimmia».

Polli e galline sono gli uccelli più numerosi distribuiti sull’intero pianeta destinati all’alimentazione, otto per ciascun essere umano. Sono stati domesticati circa ottomila anni fa. Intuendo la mia sensibilità riguardo a certi temi, il professore mi tranquillizza e mi dice che dopo essere stati osservati nel suo laboratorio, i pulcini vengono regalati a chi li può tenere. A questo proposito mi racconta un aneddoto divertente: «molti di loro sono stati donati allo zio di un mio studente che vive in campagna. Quando andava a salutarlo, osservava che i nostri pulcini si posizionavano in cima alla loro scala gerarchica, il cosiddetto “ordine di beccata”. Lo zio, interpellato su questo fenomeno, rispose che era normale che fossero più intelligenti degli altri, visto che avevano frequentato l’università».

Nina è su facebook “La Nina”

L’Intervistato

Giorgio Vallortigara:  professore di Neuroscienze all’Università di Trento

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