Ma anche i single possono accogliere temporaneamente un bambino a casa loro. Intervista a Lucia Dallai e Luisa Tarantino, del Centro affidi del Comune di Firenze

Scritto da Bruno Santini |    Ottobre 2005    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

C'era una volta un povero falegname che viveva in una casupola sul limitare del bosco. L'uomo aveva due bambini, Hansel e Gretel, nati dalla sua precedente moglie che era morta qualche anno prima. Il falegname si era risposato: ma la nuova moglie non sopportava i due figliastri. Erano tempi duri e un giorno la moglie disse al marito: "Non abbiamo più niente da mangiare: porta i due bambini nella foresta ed abbandonali, così avremo due bocche da sfamare in meno". L'uomo, a malincuore, acconsentì...

E queste sarebbero le rassicuranti fiabe che si raccontano ai bambini per conciliare il sonno e stimolare i così detti sogni d'oro?! Per fortuna, è il caso di dirlo, si tratta solo di una fiaba e la realtà, da tutto ciò, è lontana mille miglia. È vero, questo sì, che a volte le famiglie si possono trovare in difficoltà, ma la soluzione non è certo quella suggerita dai Grimm. Nella vita di tutti i giorni un aiuto può arrivare, per esempio, dall'affidamento familiare.
Una famiglia per amico 1
A Lucia Dallai, referente del Centro affidi del Comune di Firenze, chiediamo di parlarcene nel modo più esauriente possibile.
«È un istituto giuridico regolamentato da due leggi nazionali. Si tratta, in parole molto semplici, dell'accoglienza temporanea di un bambino/a o ragazzo/a la cui famiglia attraversa per motivi di diversa natura un periodo di difficoltà e, in ragione di ciò, non può assicurare al minore un'adeguata crescita psico-evolutiva. Ecco quindi che i servizi sociali scelgono di affiancargli un'altra famiglia. Ci può essere un'accoglienza residenziale (nel caso in cui il minore passi tutta la settimana presso la famiglia affidataria) oppure part-time ( quando il minore trascorre con la famiglia affidataria solo parte della giornata o della settimana ), secondo la scelta operata dai servizi sociali nell'ambito del progetto studiato per ogni minore».

Questo intervento può nascere solo se la famiglia è disposta a dare in affido il figlio?
«L'affidamento può essere di due tipi: consensuale o giudiziario. È consensuale quando la famiglia naturale del bambino è d'accordo nel progetto d'affido. È disposto dall'ente locale e ratificato dal giudice tutelare. È giudiziale quando è disposto, indipendentemente dall'assenso del genitore, con un provvedimento del Tribunale per i minorenni. Anche se è consensuale il periodo previsto per un progetto di affido è di 24 mesi , perché si presuppone che in due anni i problemi che hanno originato l'allontanamento del minore siano se non del tutto risolti almeno contenuti. Eventualmente il giudice del Tribunale per i minorenni può rinnovare l'affido».

Affido e adozione: per molti possono sembrare la stessa cosa.
«Assolutamente no! Lo scopo principale dell'affidamento è il rientro del minore nel proprio nucleo familiare; nell'adozione invece il minore rimane all'interno del nuovo nucleo: diventa figlio a tutti gli effetti della nuova coppia, ne prende il cognome, la residenza...».

Quali requisiti occorrono per diventare affidatari di un bambino?
«Non ne esistono di speciali. La legge parla chiaro: lo possono fare coppie sposate, conviventi, single... Anche la situazione economica non è rilevante per noi, è rilevante una capacità d'accoglienza, una duttilità nel sapersi adattare ad una nuova situazione, ad una nuova esperienza ; saper riassettare il proprio nucleo familiare con l'entrata di un eventuale minore all'interno».
«Alla base di tutto c'è davvero la disponibilità - interviene Luisa Tarantino, anche lei assistente sociale del Centro affidi del Comune di Firenze - perché tante e diverse sono le situazioni che si vengono a creare. Per alcune è più indicata la persona singola o la coppia con figli oppure quella senza. A volte può essere più utile chi ha una casa molto grande, altre volte chi ha una casa piccola. Per esempio, per un affidamento part-time non c'è nemmeno la necessità di una stanza per il bambino in quanto si presuppone che il minore rientri la sera nel proprio nucleo familiare . Oltretutto, sempre per quanto riguarda la parte economica, è giusto ricordare che per l'affidamento viene anche riservato un contributo. Chi si sente di dare una disponibilità in termini di energie, di tempo, di voglia di fare un'esperienza di accoglienza si può rivolgere al Centro affidi, dove opera personale specializzato pronto a fornire ogni chiarimento e delucidazione in proposito. È opportuno anche fare un percorso di formazione sull'affidamento (per una conoscenza più approfondita) al termine del quale i nominativi, se le persone sono ancora disponibili, vengono inseriti in una banca dati. Il nostro intento ovviamente è quello di fare in modo che la richiesta della famiglia affidataria sia più dettagliata possibile, per rendere le nostre valutazioni e le nostre scelte più esatte».

Una famiglia per amico 2
Quali sono i problemi e le difficoltà più comuni a cui va incontro una famiglia affidataria?

«È sicuramente un grosso impegno: un bambino in affidamento è un estraneo che entra nella tua vita e tu la devi riorganizzare. Quel bambino non l'hai cresciuto tu, oltre che un babbo e una mamma ha una storia che tu non hai vissuto con lui. Può capitare che le cose non vadano bene fin da subito, i primi periodi non sono sempre facili. Mi sento però di lanciare un messaggio estremamente positivo: l'affidamento è un'esperienza bellissima, stimolante, e lo dico perché l'ho vissuta in prima persona con i miei genitori che accolsero un bambino di soli tre mesi quando io avevo già 18 anni. Era un affidamento consensuale, part-time, tutto molto tranquillo... Lui abitava con la sua mamma ma quando lei, che lavorava, aveva dei turni pesanti, veniva a stare da noi. Questo per circa 7-8 anni. Oggi, che ha 18 anni, è tornato nel suo paese d'origine, che non è in Toscana... Però i legami sono rimasti, tanto è vero che viene da noi per le vacanze, dove lo aspettano quelli che ancora chiama "nonni"».

Quando nella famiglia affidataria c'è già un altro minore, questo come vive l'innesto, seppur momentaneo, di un altro bambino?
«Dipende da quanto i genitori lo hanno preparato. L'affido è una scelta che viene fatta dai grandi; sta a loro preparare i propri figli ad accogliere un'altra persona. Anche i figli naturali partecipano attivamente all'affidamento. Dirò di più: devono essere non solo preparati ma anche coscienti e sicuri che, comunque, quel nuovo bambino non va ad inficiare i rapporti che loro hanno con i propri genitori o l'amore che questi provano per loro».

Come vivono invece gli altri la loro condizione di bambini affidati?
«È molto difficile spiegare a un bambino perché viene allontanato dal proprio nucleo familiare, soprattutto quando si tratta di affidamenti giudiziari, e la percentuale di questi si sta alzando. Il bambino viene preso ed inserito in un altro nucleo con una decisione imposta, una forzatura. Tu non devi fargli passare il messaggio che il babbo e la mamma sono cattivi, e soprattutto devi rassicurarlo sul fatto che ciò che sta accadendo non è colpa sua».

In questo momento com'è la situazione?
«È difficile dirlo - torna ad intervenire Luisa Tarantino - perché cambiano continuamente i diversi tipi di disponibilità. In alcuni periodi abbiamo molte richieste per affidamenti residenziali e pochissime per i part-time. A volte può capitare che nessuna famiglia in banca dati abbia le caratteristiche per accogliere proprio quel minore».
«Per ogni richiesta che ci viene fatta da un servizio sociale territoriale noi dovremmo comunque avere un parco di almeno 10 famiglie per poter scegliere la soluzione migliore: questo ovviamente non riusciamo a farlo, e la situazione è analoga anche negli altri comuni - sentenzia la Dallai -. Insomma, servirebbero più famiglie affidatarie e questo articolo speriamo serva, oltre che ad informare, a sfatare quello che forse scoraggia i più: l'idea che il tutto sia maledettamente complicato».

Facile, lo abbiamo visto, non è, ma al Centro affidi ci tengono a ricordare che la famiglia affidataria non è abbandonata a se stessa e per qualsiasi evenienza c'è una serie di figure professionali (assistenti sociali e psicologi) sempre pronti ad intervenire a seconda delle esigenze.


ALL'IPERCOOP DI MONTECATINI
Da famiglia a famiglia

È questo lo spirito della campagna di informazione realizzata dal Centro Affidi dell'Usl 3 della Valdinievole, in collaborazione con la sezione soci Coop.

Venerdì 18 novembre, dalle ore 16 alle 19, e sabato 19 novembre, dalle ore 9.30 alle 12.30, al Punto soci dell'Ipercoop di Montecatini Terme, chiunque sarà interessato a saperne di più sulle procedure per l'affidamento potrà ricevere informazioni dettagliate da famiglie che già vivono, quotidianamente, questa esperienza.
Centri affidi

Arezzo: viale Michelangiolo 8, tel. 057520587
Empoli: via Leonardo da Vinci 18, tel. 0571711864
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Pisa: via Francesco Flamini 5, tel. 0509711678
Pistoia: via Del Fornacione 113, tel. 0573964469
Prato: via Migliorati 1/a, tel. 0574616479
Siena: piazza del Campo 1, tel. 0577292495