Come comportarsi in caso di temperatura alta. Non sempre gli antifebbrili sono necessari

Scritto da Bruno Santini |    Febbraio 2005    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

Noi la credevamo un nemico da combattere ed invece era, e non lo sapevamo, un prezioso alleato: stiamo parlando della febbre. Una sorta di "Settimo cavalleggeri" che annuncia il suo dirompente arrivo con squilli di tromba e relativo polverone al seguito...
A farci cambiare idea in proposito è il dottor Massimo Generoso (pediatra di famiglia e di consultorio) che ci dice: «La febbre non è una malattia, anzi rappresenta una reazione di difesa dell'organismo all'attacco da parte dei germi. I genitori debbono essere contenti quando compare perché vuol dire che l'organismo del bambino sta combattendo la malattia. Non è altro che un innalzamento della temperatura corporea... e questo contribuisce alla morte del germe!».

E' tutto il contrario di quello che c'è stato insegnato, e che abbiamo imparato a leggere nei libri: Luisa mi ha messo subito a letto; Ada mi ha portato una tazza di brodo caldo bollente (...) Poi, lasciandomi così infagottato nelle coperte, da farmi davvero morire di soffocazione, sono andate giù, raccomandandomi di star buono e di non muovermi (scrive Vamba nel suo Il giornalino di Gian Burrasca).
«Alleiamoci alla febbre - è il perentorio invito del dottor Generoso, che subito contrasta con l'errato procedimento delle sorelle di Giannino Stoppani -. La febbre è una cosa buona. Se il bambino mangia, è vivace, ha voglia di giocare... perché dobbiamo contrastare la febbre? Combattiamola con i soliti farmaci antifebbrili quando ce n'è realmente bisogno, e quando supera i 38°. Certamente, se la febbre è associata a segni di malessere, a vomito, a diarrea, a mal d'orecchio, allora dobbiamo intervenire. Facciamo in modo, questo sì, che il piccolo stia comodo il più possibile: non costringiamolo a letto se non ne ha voglia, non copriamolo... Il bambino con la febbre va scoperto! E, se è possibile, è meglio non usare l'antifebbrile, ma piuttosto ricorrere a metodi fisici naturali come, per esempio, frizionare i polsi, le caviglie o sotto le ascelle con un panno imbevuto di acqua tiepida, per far sì che la febbre cali naturalmente. Poi ci sarebbe una cosa che a farla in Italia si rischia di essere denunciati: mettere il bambino nell'acqua. Riempire la vasca di acqua tiepida ed immergerci il bambino. Il corpo cede calore, l'acqua tiepida diventa calda e la febbre diminuisce. Operazione che viene fatta comunemente nei paesi anglosassoni».

Quando, allora, dobbiamo rivolgerci al dottore?
«Se la febbre arriva e il bambino salta sul letto come un grillo, ha voglia di giocare: si aspetta, si porta fuori tranquillamente. Non è il freddo che fa venire la febbre o peggiorare le condizioni del bambino.
La questione è che quando fa freddo ci si chiude nelle case, riscaldate... I germi rimangono sospesi in alto nell'aria, e chi colpiscono? L'anello più debole della catena umana: il bambino, quello che ha meno difese.
Quindi anche d'inverno si deve stare all'aperto senza aver paura di niente. Ecco quindi che non diventa neanche un problema portare il bambino con la febbre in ambulatorio dal medico».

Molti pensano che i pediatri asseriscano questo perché non vogliono più fare le visite a casa.
«Non è vero - smentisce categoricamente il dottor Generoso -, la verità è che ci siamo accorti che hanno poco senso.
Prima di tutto la visita ambulatoriale è in genere più accurata, perché il pediatra può consultare la cartella clinica del bambino, in cui sono riportati tutti i dati clinici del piccolo paziente, e può effettuare alcuni esami, come il tampone faringeo e l'esame delle urine, che aiutano nel ricercare la causa della febbre.
E poi il medico è bene che veda il bambino dopo un po' di tempo. Perché a volte la febbre insorge, ma i sintomi della malattia si manifestano in seguito. Il pediatra non è un mago e quindi non può fare previsioni su quello che avverrà da lì alle successive 24-48 ore».
«Altro errore che comunemente viene commesso - aggiunge il nostro intervistato -è quello di forzare il piccolo a mangiare. Quando il bambino ha la febbre, in genere, ha la capacità digestiva diminuita. Se c'è una cosa in cui non deve eccedere è proprio quella del mangiare. Mangiare poco, quindi, e bere tanto... perché con la febbre i liquidi si consumano e perciò vanno reintegrati».

Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accostò a Pinocchio e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accorse che era travagliato da un febbrone da non si dire. Allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier d'acqua, e porgendolo al burattino gli disse amorosamente: Bevila, e in pochi giorni sarai guarito. Anche l'amorevole signora dai capelli turchini creata da Collodi è in errore? Se si trattasse di febbre molto alta e la misteriosa medicina fosse un antibiotico, parrebbe proprio di no!

«In teoria - interviene invece Generoso - l'antibiotico non sarebbe il caso di somministrarlo, anche perché un bambino sotto i 5 anni ha un'infezione virale nella maggior parte dei casi.
Buona regola sarebbe quella di aspettare l'evoluzione dei sintomi. Tante volte il pediatra non riesce a capire chiaramente se la febbre è frutto dell'azione di un virus o di un germe; e nel dubbio, se non si può fare il tampone faringeo che ci fa diagnosticare una infezione batterica da streptococco, si valuta caso per caso.
Senz'altro negli anni passati di antibiotici ne sono stati dati troppi, anche a sproposito. Oggi c'è una sensibilità maggiore, ma qualche volta anche io stesso, nell'indecisione, l'antibiotico lo prescrivo. Per non parlare dei casi in cui l'antibiotico va dato perché c'è un'infezione batterica in corso che, se non curata bene, in bambini predisposti, può dare anche complicazioni gravi».

Come e quando si misura la febbre?
«Io consiglio di usare il classico termometro a bulbo con colonnina di mercurio - suggerisce Generoso -. Si tiene sotto l'ascella del bambino per 4-5 minuti e quella è la temperatura reale. Per quanto riguarda il 'quando' è giusto sapere che la temperatura corporea è più alta nel pomeriggio, dopo mangiato, durante il sonno, in caso di riscaldamento eccessivo dell'ambiente, dopo uno sforzo. Inutile quindi che la mamma misuri la febbre appena il bambino si sveglia dal sonnellino pomeridiano... meglio aspettare una mezz'oretta».

Infine tre raccomandazioni da tener presenti tra le pareti domestiche, perché il microclima familiare è molto spesso causa di malattie: smettere di fumare in casa (non è infatti sufficiente andare in un'altra stanza); evitare una temperatura interna eccessivamente calda; aprire le finestre e cambiare spesso aria.