Montepulciano d'Abruzzo

Scritto da Carlo Macchi |    Gennaio 2004    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

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Lungi da me l'idea
di voler alzare un polverone ma questo articolo parlerà di polvere. Non di quella che togliamo dai mobili ogni giorno, o che il vento ci butta in faccia. Questa è una polvere molto più "consistente": la polvere da sparo.
Qualcuno potrebbe subito farmi notare che dal vino alla polvere da sparo c'è una certa distanza, ma vi chiedo solo qualche attimo di pazienza e capirete tutto.

La nostra storia ha come teatro San Martino alla Marruccina dove, anni addietro, "Quill'd'San Martino puzz'de provele". Per chi non conosce l'abruzzese stretto vuol dire "Quelli di San Martino puzzano di polvere".
La frase venne coniata oltre cento anni fa dagli abitanti di un paese vicino a San Martino sulla Marruccina, piccolo borgo appollaiato nella campagna abruzzese, a metà strada tra le montagne ed il mare. Una campagna da sempre dura, difficile da lavorare. Talmente difficile che certe volte c'era anche bisogno di aiuti "extra" per sradicare alberi o dissodare terreni molto pietrosi.
L'aiuto consisteva in cariche di polvere da sparo messe nei posti giusti. Inoltre la zona era anche infestata da briganti, che era meglio tenere alla larga, magari avendo in mano argomenti convincenti come un fucile carico.

Così alcuni abitanti di San Martino, verso la metà del 1700, avevano iniziato e poi continuato (molto, ma molto di nascosto) a produrre polvere da sparo.
Del resto in zona si trovava tutto l'occorrente: dal salnitro che si scavava nelle grotte sotto al paese allo zolfo che veniva usato in agricoltura, fino al carbone, anch'esso fatto in loco.
Ed è proprio sul carbone che la storia si fa "vinosamente" interessante, perché era prodotto utilizzando la legna di vecchie viti.

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Intorno a San Martino
la viticoltura è sempre esistita e quindi non mancava certo la legna per questo uso molto particolare.
Grazie a questa "industria" il paese ha respinto agli inizi dell'Ottocento anche l'assedio delle truppe francesi, convinte a lasciare la zona da un'incredibile potenza di fuoco che dal piccolo borgo si scaricò sulle loro truppe.
Col tempo la produzione di polvere da sparo è divenuta però solo una fonte di ricordi per gli anziani del paese, nonché un interessante studio per chi, come il Comune, sta facendo svolgere una ricerca sui "Polverieri di San Martino".
Ma qualcosa è rimasto nell'aria. Non si spiegherebbe sennò il perché in zona si coltivi un vitigno dalla potenza "esplosiva" come il Montepulciano d'Abruzzo.

Questo vitigno a bacca rossa è allevato in molte zone del Sud, ma trova la sua massima espressione sicuramente in questa terra, dove il sole batte forte ma la vicinanza alle montagne porta il fresco notturno e piogge adeguate.
Bere un Montepulciano d'Abruzzo è sempre una piacevole esperienza: sia per il bel colore rubino che per il profumo, inconfondibile, di marasca. In bocca dà una bella sensazione di pienezza ed è perfettamente abbinabile ad ogni piatto importante di carne rossa.

Fino a non molti anni fa la sua "esplosività" lo portava (anche qui abbastanza di nascosto) a viaggiare per il centro-nord del nostro stivale, "soccorrendo" vini molto più blasonati.
Oggi invece il Montepulciano d'Abruzzo trova giusto e logico mercato in tutto il mondo ed alcuni vini nati dalle sue uve vengono considerati tra i migliori in assoluto. Per chi non amasse i vini molto potenti c'è anche la versione Cerasuolo, cioè rosato. Qui il Montepulciano esprime una bella freschezza, accanto ad una rotondità e ad un'eleganza di tutto rispetto. Ve lo posso garantire di persona, ricordando un piatto di spaghetti alla chitarra con un sugo di agnello e polpettine di carne gustato in un ristorante abruzzese ed abbinato ad un grande Cerasuolo da uve Montepulciano.
Da come era buono il piatto e da come si abbinava bene il vino mi sono servito più volte, rischiando seriamente di... esplodere.