Gli extraterrestri in un dipinto del '400

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Maggio 1999    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Un Ufo a Palazzo
L'ala più periferica dell'ultimo piano degli appartamenti monumentali di Palazzo Vecchio, a Firenze, è occupata dal "Quartiere degli elementi" la cui ultima sala è dedicata ad Ercole. E, per coerenza con il mitologico personaggio, il soffitto è tutto decorato con affreschi che esaltano le sue "fatiche" nonché i suoi muscolari successi.
Alle pareti della sala solo poche opere d'arte: uno stipo in ebano intarsiato con pietre dure, un arazzo il cui soggetto è in sintonia con l'ambiente (Ercole che abbatte il Centauro) e infine, nella parete di fronte all'ingresso, una "Natività" della fine del Quattrocento. Si tratta di un tondo di medie dimensioni - impreziosito da un'elaborata cornice in oro - che, ad un'occhiata superficiale, potrebbe far concludere che si tratta soltanto di una delle innumerevoli opere d'arte rinascimentale che Firenze possiede. Se invece l'occhio indugia per qualche ulteriore secondo, affioreranno alcune peculiarità che rendono quella tela estremamente intrigante.
Al centro della composizione è la Madonna genuflessa e in atto di adorazione del neonato Gesù, a sua volta sorretto da San Giovannino. Nella parte sinistra dello sfondo è dipinto un paesaggio apparentemente lacustre mentre sulla destra, in alto, appare un oggetto volante di forma ovale dal quale si dipartono tenui linee che si irradiano nello spazio.
Ecco, è questa la fonte di non poche perplessità che hanno torturato generazioni e generazioni di critici e studiosi e che non mancano di colpire anche l'attento, seppur occasionale, visitatore odierno.
A complicare le cose ci si è messo lo stesso autore della pittura che ha inserito, più in basso, la figura di un pastore e del suo cane che guardano con evidente meraviglia e curiosità quell'oggetto volante che si libra nel cielo.
Viene quasi spontaneo pensare che un primo tentativo per risolvere l'arcano potrebbe essere quello di studiare a fondo l'autore di quell'opera, in modo da poter risalire alle sue eventuali motivazioni. Ma chi si ponesse ad una fatica del genere otterrebbe il risultato opposto; nel senso che invece di chiarirlo intricherebbe ancora di più il mistero. Perché nessuno conosce il nome del pittore che ha creato quell'opera. Le uniche notizie certe sono che il dipinto proviene dal soppresso convento fiorentino di Sant'Orsola e che attualmente - come recita la targhetta esplicativa - viene attribuito al non meglio identificato "Maestro del Tondo Miller", dal nome di uno dei suoi più recenti proprietari. Ma nel corso dei secoli le attribuzioni sono state molteplici e sempre si sono evocati nomi di primissimo piano, da Filippo Lippi al Botticelli, per finire, grazie ad uno studio di Bernard Berenson, a Jacopo del Sellaio.
Fra gli addetti ai lavori il dipinto viene ormai identificato con un titolo che la dice lunga su quello che si pensa a proposito dello strano e inquietante marchingegno lassù nel cielo: "La Madonna dell'Ufo". Sì, perché sono alcuni decenni che, in mancanza di spiegazioni più logiche e attendibili, si è stabilito di chiamarlo, all'americana, "oggetto volante non identificato". E sono stati proprio gli americani che lo hanno studiato con più passione e attenzione. Tanto che in un ponderoso volume edito alcuni anni fa negli Stati Uniti, a cura della "Ufo research coalition", gli autori hanno sostenuto che quel dipinto costituisce uno dei primi documenti a conferma della reale presenza, intorno al nostro pianeta, di misteriosi oggetti volanti.