Filiera corta garantita per il pescato del nostro arcipelago

Scritto da Gianni Carpini |    Aprile 2018    |    Pag. 16

Giornalista, blogger e videomaker.

Laureato in Scienze della comunicazione all’Università di Siena, si occupa di contenuti per internet, strategia social e web, video produzioni e collabora con testate locali fiorentine per cui scrive approfondimenti e inchieste su temi di attualità.

Ha iniziato nel 2003 come giornalista radiofonico (syndication Cnr radio FM, Radio Cuore, Rdf 102.7) e ha lavorato per l’agenzia multimediale di RCS, per cui ha realizzato video anche per il sito Corriere.it.

Dal 2013 fa parte della redazione di Informacoop, la trasmissione tv di Unicoop Firenze.

Foto M. Izzo

Pesce toscano

Più fresco di così non si può. Il pesce finisce in una rete tutta toscana e ha pure il “bollino”. Da una parte ci sono i pescherecci che ogni giorno solcano le acque dell’arcipelago toscano, dall’altra le pescherie Coop.fi dove i frutti del nostro mare approdano in un batter d’occhio e con la garanzia di qualità e provenienza. Paranza, moscardini, polpi di scoglio, triglie, acciughe, cicale di mare e tanto altro: il pescato dell’arcipelago toscano (Pat in sigla) “nuota” veloce. Trascorrono al massimo ventiquattrore da quando viene tirato su dalle reti a quando è messo in vendita: ogni anno, dai banchi pescheria ne passano cinquanta tonnellate. In commercio e nella grande distribuzione si trova molto pesce toscano. Quello di Unicoop Firenze però è garantito da un ente certificatore esterno, Csqa, che controlla la filiera in tutte le sue parti: zona di pesca, barche utilizzate, fornitori, trasporto, catena del freddo, oltre alla vendita entro il giorno successivo. Dopo di che, ciò che è rimasto sul banco non può più fregiarsi della dicitura “pescato dell’arcipelago toscano”. Centro di questo sistema è la piattaforma ittica refrigerata di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze, dove il pesce arriva nel cuore della notte per poi andare, dopo i controlli di qualità, verso i punti vendita. La prima idea della filiera mare-supermercato è nata nel 2006 con una cooperativa livornese di pescatori, per poi partire a pieno ritmo nel 2008 insieme a un fornitore di Follonica, mentre l’anno scorso si sono unite alcune barche a Viareggio. Ora un nuovo passo che guarda all’ambiente, grazie al coinvolgimento nell’accordo “Arcipelago pulito” anche della “ciurma” del Pat. L’intesa, siglata tra gli altri da Regione Toscana, Ministero dell’ambiente, Unicoop Firenze e Legambiente, prevede che le plastiche intrappolate nelle reti durante le battute di pesca vengano depositate in porto e avviate al riciclaggio. Un progetto che Unicoop Firenze ha deciso di sostenere anche con parte della somma ricavata dal centesimo di euro che soci e clienti pagano per i sacchetti in Mater-Bi della pescheria, della macelleria e dell’ortofrutta Coop.fi. Infine un dubbio comune: perché sui banchi non troviamo sempre gli stessi tipi di pescato dell’arcipelago? L’offerta cambia giorno per giorno, perché influiscono tanti fattori, dalle condizioni meteo alla stagionalità, al tipo di pesca.

 

 

Le zone di pesca

Per il pesce dell’arcipelago toscano la zona di pesca è ben definita. È il tratto di mare davanti alla Toscana dal Fosso di Capalbio, in Maremma, fino alla Bocca di Magra, a nord della regione, non oltre sei miglia dalla costa e dalle isole.


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