Una patologia seria e sottovalutata: importante la rapidità con cui chi ne è stato colpito viene portato in ospedale

Scritto da Alma Valente |    Aprile 2006    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

L'ictus è una patologia molto seria, assai diffusa e troppo spesso sottovalutata: rappresenta infatti la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, con circa 130 mila casi in più ogni anno. Gli uomini al di sotto dei 75 anni sono più colpiti mentre sopra questa età l'incidenza aumenta anche nelle donne.
Qual è la causa di questa grave patologia? Sono molti i fattori, legati soprattutto all'invecchiamento, che causano l'occlusione di un'arteria per trombosi o per un embolo.
Eppure, nonostante l'elevata diffusione, questa malattia è un po' più "orfana" rispetto ad altre patologie cardiovascolari, anche se incide di più sul vissuto del diretto interessato, sulla famiglia e sul costo sociale, essendo la prima causa di invalidità nell'adulto.
Il vero problema, forse, è che di fatto non si fa prevenzione come si dovrebbe e le persone non ricorrono alle terapie ospedaliere tempestivamente.

Un test per conoscerlo 1
Proprio per conoscere il livello di consapevolezza della malattia
nella popolazione, l'associazione ALICE (associazione nazionale di volontariato contro l'ictus cerebrale) di Lucca ha incaricato la divisione di neurologia dell'ospedale di effettuare un'indagine conoscitiva su questa patologia.
È stato costruito, a tale scopo, un questionario composto da 42 domande a risposta vero o falso. «I quesiti sono stati formulati in modo semplice e comprensibile - afferma il dottor Carlo Giraldi, direttore dell'unità operativa di neurologia dell'ospedale di Lucca - per evitare risposte a caso. Il campione è stato distribuito a 487 studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori della Piana di Lucca.
La prova è stata completata in 30 minuti e non è stato necessario esercitare uno stretto controllo per evitare che copiassero: la maggior parte degli studenti era curiosa di misurare individualmente il proprio sapere. Un aspetto immediatamente emerso dal contatto con gli studenti è stato il fatto che molti di loro conoscevano la patologia dell'ictus per esperienza diretta (bisnonni, nonni, zii ed addirittura padri erano morti o diventati gravemente inabili a seguito di ictus).
Complessivamente le risposte esatte sono state oltre il 70%, mostrando una conoscenza buona di tutti gli aspetti della patologia, a partire dall'organo interessato fino ad arrivare agli interventi da attuare in emergenza. In particolare, buona è stata la conoscenza dei sintomi con cui l'ictus si presenta (circa il 65% di risposte giuste) e dei fattori di rischio per questa patologia. Questa prima esperienza di somministrazione del questionario ha consentito di mettere in evidenza alcuni punti deboli e di attuare quindi dei miglioramenti, con lo scopo di renderlo uno strumento di indagine più accurato. È in programma di estendere il suo utilizzo ad altre fasce di popolazione, in particolare agli anziani, che risultano la categoria maggiormente a rischio».

Un test per conoscerlo 2
Fattore tempo

"Nell'ictus ogni secondo conta", sia nei riguardi della possibilità di sopravvivenza sia nella limitazione degli esiti invalidanti. In generale, infatti, tutti i pazienti che giungono rapidamente ad una struttura dedicata, anche i più gravi, presentano un migliore esito neurologico. È quindi importante addestrare i volontari delle associazioni di Pronto Soccorso, che sono i primi ad assistere questi pazienti, e per questo è interessante sentire anche l'esperienza del dottor Gino Volpi, specialista in neurologia dell'ospedale di Pistoia: «Il corso per i volontari si apre con un inquadramento sull'ictus cerebrale e sui dati epidemiologici, così da dare l'idea delle dimensioni del problema. Vengono poi analizzati i fattori di rischio vascolare, come si fa la diagnosi, le nuove terapie di trombolisi venosa che devono essere fatte entro le tre ore dall'esordio dei sintomi. Viene poi la parte più specifica e che più li riguarda, con l'analisi dei sintomi di presentazione della malattia (diminuzione della forza o disturbo della sensibilità ad una parte del corpo, impaccio nell'espressione verbale, annebbiamento della vista in una parte dello spazio visivo), in modo che siano sensibilizzati a "pensare" ad un deficit neurologico quando gli capiterà di vedere un simile paziente. A questo scopo insegniamo loro ad usare un semplice strumento (la Scala di Cincinnati), che valuta con tre manovre la possibilità che il paziente abbia un deficit neurologico: si fanno stendere in avanti le braccia al paziente per 10 secondi e si valuta se un arto tende a cadere; si fa pronunciare una semplice frase al paziente e si valuta se parla male; s'invita il paziente a digrignare i denti così da vedere se ha la bocca storta.
Un test per conoscerlo 3
Il risultato deve essere annotato in una scheda, che tutti i mezzi di soccorso devono avere, ed immediatamente comunicato alla centrale operativa del 118 in stretto contatto con il Pronto Soccorso dell'ospedale. Una volta stabilito, così, il sospetto di ictus cerebrale, il volontario deve sapere di essere in una situazione di emergenza paragonabile a quella di un infarto del miocardio e quindi portare immediatamente il paziente in ospedale. Sulla scheda di raccolta dati deve anche annotare l'orario di insorgenza dei sintomi, poiché la terapia specifica trombolitica deve essere effettuata entro e non oltre le tre ore dall'insorgenza dei primi sintomi. Nella parte finale del corso il volontario viene istruito sulle modalità di trasporto del paziente in ospedale: controllare la pervietà delle vie aeree, controllare, annotare sulla scheda e riferire in centrale sullo stato di vigilanza del paziente, sulle capacità respiratorie e sulla pressione. Viene data particolare importanza alla continua comunicazione telefonica tra personale del mezzo di soccorso, centrale operativa del 118 e Pronto Soccorso dell'ospedale, in modo che ci sia un preallertamento del neurologo e del servizio Tac prima dell'arrivo del paziente».



TALASSEMIA
Un aiuto alle famiglieLa talassemia è una malattia ereditaria in cui il midollo osseo non produce i globuli rossi: il talassemico deve effettuare ogni 20 giorni trasfusioni di sangue e assumere costantemente un farmaco per eliminare il ferro in eccesso. Per trovare nuove terapie, cure più idonee alle differenti età, sperimentare nuovi farmaci e avere un aiuto psicologico, è stata creata un'associazione, il Comitato famiglie talassemici "Speranza di vivere": per sostenere le loro attività esiste un conto corrente bancario, il 9538, Cassa di Risparmio di Firenze, agenzia di Bagno a Ripoli, oppure il conto corrente postale 23490501.

Info: tel. 055643235



EPILESSIA
Sciagattori in show È uno spettacolo per bambini quello che si terrà al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia domenica 9 aprile alle ore 16, dal titolo "Sciagattori Show". Organizzato dall'AICE (Associazione Italiana Contro l'Epilessia) della Toscana (sezione di Prato-Pistoia), è interpretato dal duo comico "Gli Sciagattori". Lo spettacolo, a ingresso libero, è diretto alle famiglie, quindi genitori e figli, e vuole essere un veicolo di divertimento ma anche di sensibilizzazione verso questa malattia che colpisce l'1% della popolazione, fra cui tanti bambini.

Info: A.I.C.E. Toscana, sezione di Prato, Barbara Fontani tel. 3288662307

Gli intervistati
dottor Carlo Giraldi, direttore dell'U.O. di neurologia dell'ospedale di Lucca
dottor Gino Volpi, specialista in neurologia dell'ospedale di Pistoia