Intervista a Frei Betto, coordinatore del progetto "Fame Zero" e consigliere speciale del presidente Lula

Scritto da Roberto Cavallini |    Luglio 2004    |    Pag.

pubblicista. Fiorentino, diplomato in lingue, conosce il francese, lo spagnolo e l'inglese. Direttore di Coopinforma e del corrispettivo sito www.coopinforma.it. Responsabile del dipartimento comunicazione e attività sociali dell'Associazione Cooperative Consumatori Distretto Tirrenico e dei progetti di solidarietà internazionale della Associazione Nazionale, ANCC/COOP. Attento e sensibile ai temi socio culturali legati alla globalizzazione e al consumo critico, si diletta in fotografia. Per sua fortuna ha molto viaggiato e, quando possibile, lo fa ancora.

Un progetto a quattro zampe
La fame è ancora una questione di classe.
Colpisce le classi meno abbienti, colpisce popoli e nazioni di una sola parte del mondo, al contrario di altri pericoli, come guerra, terrorismo e Aids che minacciano tutta la collettività umana, indipendentemente dalla appartenenza di classe e dal luogo di residenza.

In Brasile, con l'avvento del nuovo governo è stato lanciato il programma "Fame zero, Sete zero".
Il presidente Lula non proviene da una situazione di povertà, bensì di vera e propria miseria e sa cosa vuol dire avere fame, morire di fame.
Ha perso ben quattro dei suoi dodici fratelli a causa degli stenti a cui è stata sottoposta la sua famiglia.
Nel suo governo molti ministri provengono da esperienze drammatiche di lotta alla povertà e alla fame. Sono espressione di quel Brasile disperato che cerca dignità, giustizia, soddisfazione delle esigenze più elementari per le proprie famiglie. Ne parliamo con Frei Betto, una delle personalità di primo piano della chiesa latino americana e consigliere speciale per il presidente Lula. Segue in particolare i due programmi Fame zero e Sete zero.

Un progetto a quattro zampe 2
Il vostro problema dunque è fare della lotta alla fame una questione sociale prioritaria...
Noi abbiamo imparato dalla nostra storia che un problema sociale può essere risolto se si ha la capacità di trasformarlo in problema politico. Abbiamo fatto della lotta alla fame e alla sete la prima e assoluta priorità politica dei prossimi anni.

Questo progetto che caratteristiche ha? Viene accusato da parte di coloro che vogliono screditare il nuovo corso brasiliano di percorrere le vecchie strade dell'assistenzialismo...
Il Progetto Fame Zero si propone di ridurre significativamente l'esclusione sociale che fa del Brasile uno dei tre paesi più ingiusti del mondo. L'imperativo è garantire cibo a chi è condannato alla sottoalimentazione e farlo in modo tale da evitare l'assistenzialismo, il paternalismo e la dipendenza del beneficiato dal pubblico potere.

E quali sono gli obbiettivi quantitativi del vostro progetto?
Aiutare 11.400.000 famiglie, 45 milioni di persone; un quarto dell'intera popolazione brasiliana. Ad oggi abbiamo raggiunto già 3 milioni di famiglie, circa 12 milioni di persone. In due anni avremo superato la metà dell'obbiettivo. Il progetto nel 2003 ha privilegiato le zone interne del Brasile. Per questo i mass media dicono che il progetto non funziona, perché sono attenti solo a quello che succede nelle grandi metropoli. Ma il progetto sta oggi arrivando anche lì.

Ti piace molto parlare del progetto come un animale che cammina a quattro zampe...
Sì, mi piace disegnare questa immagine che per il nostro popolo significa vedere negli animali un amico, un compagno di vita, un aiuto quotidiano anche nel lavoro. La prima gamba è il trasferimento di redditi. Noi abbiamo fatto la scelta di dare a milioni di famiglie un reddito mensile che oggi si può quantificare in circa 15 euro, per ogni bambino c'è un supplemento di 5 euro. A voi europei sembrerà una miseria, ma è il minimo per sopperire alle necessità elementari in Brasile. Tutte le famiglie interessate al programma sono obbligate a mandare i propri figli a scuola. La seconda gamba è rappresentata da politiche per combattere le emergenze. Con "Fame Zero" vogliamo attivare un circuito che privilegi e potenzi la produzione familiare. La garanzia di un reddito minimo e l'acquisto diretto dai piccoli produttori può riattivare tutto il circuito economico delle zone rurali. La terza gamba sono le azioni strutturali. Gli strumenti privilegiati per far decollare la piccola imprenditoria locale sono il microcredito e la formazione di cooperative, con i necessari strumenti di servizio. La quarta gamba è l'educazione alla cittadinanza. Alle comunità non abbiamo mai offerto semplicemente beni materiali. Così vogliamo continuare a fare.

Dicevamo che "Sete Zero", il programma sul quale Coop ha deciso di intervenire per un aiuto alla sua realizzazione, fa parte integrante del programma "Fame Zero"...
Sì, gli obiettivi sono complementari e fortemente integrati, la metodologia di approccio è la stessa. Sete zero è il progetto indirizzato a combattere la sete nelle regioni più povere del Brasile che sono le zone semi-aride del Nordest. Gli Stati interessati sono undici. In Brasile abbiamo la siccità: non possiamo estirparla perché è un evento naturale non modificabile. Ma possiamo imparare a conviverci e, di più, a sopravvivere ai suoi effetti. Per questo da noi esiste un dipartimento nazionale contro la siccità. Lo strumento principale per combattere la siccità però lo abbiamo individuato non con costose ricerche o team di esperti, bensì attraverso l'esperienza popolare, rappresentata da Manuel de Carvaho.

Un progetto a quattro zampe 4
E chi è Manuel?
Un agricoltore poverissimo che 30 anni fa ha scoperto una tecnologia semplicissima per convivere con la siccità e combatter la sete. Nel Nordest piove, e piove molto, ma solo per brevi periodi. Il segreto di Manuel era raccogliere questa acqua, renderla potabile per utilizzarla durante l'anno. Ed ecco l'idea: costruire accanto alla propria casa una cisterna in cemento e con il lavoro della famiglia renderla funzionante.
"Sete Zero" è l'idea di Manuel fatta progetto in larga scala. Un'idea semplice, poco costosa, ma funzionante e rispondente alle più elementari necessità.
La costruzione della cisterna oggi costa circa 400 euro, contiene 16.000 litri d'acqua e dura 40 anni.

Con queste cisterne che risposta diamo in termini qualitativi e quantitativi?
A un milione di famiglie daremo una risposta sociale, economica, politica.
Sociale perché le donne, i bambini non dovranno passare ore a faticare per cercare acqua. Tenete presente che due terzi della causa di morte per i bambini in Brasile sono la mancanza o la cattiva qualità dell'acqua. Grazie al tempo e alla fatica risparmiate le donne potranno essere partecipi della vita sociale e i bambini andare a scuola. Economica perché la famiglia non sarà più dipendente dai venditori di acqua che proliferano nel Nordest con forme di vero e proprio ricatto o usura e una parte di questa acqua recuperata può essere utilizzata per irrigare le coltivazioni nei periodi di siccità. Politica perché si toglie le famiglie dal ricatto politico e economico dei latifondisti e del loro apparato poliziesco, in Brasile ancora presente e persecutorio.
Ogni cisterna costruita sarà un passo avanti sulla lunga strada dell'affermazione dei diritti, della giustizia e dell'emancipazione dei più deboli e degli oppressi.

SETE ZERO
Cisterne con i punti Un milione di cisterne sono la risposta al dramma della siccità nelle terre semiaride del Nordest brasiliano. Un programma, quello varato dal Governo Lula, che ha necessità di essere sostenuto per raggiungere gli obiettivi entro il 2007.
Le cooperative di consumatori italiane hanno aderito a questo programma proponendo ai soci, attraverso il catalogo punti nazionale, di destinare una parte dei punti raccolti con la loro spesa quotidiana al sostegno di questa iniziativa.
Occorrono 20.000 punti per l'acquisto e l'istallazione di una cisterna familiare.
Ma ogni socio può destinare anche una quota minima dei propri punti, 500, per contribuire alla costruzione delle cisterne. Decine di migliaia di soci, insieme, con un piccolo sforzo, possono garantire acqua potabile, tutto l'anno, alle popolazioni delle zone semiaride del Brasile, impegnate con tutta la loro rete associazionistica e comunitaria, in una storica lotta contro la fame e la sete, per una società finalmente giusta, sorretta dalla democrazia e dalla partecipazione.

Un progetto a quattro zampe 3
ACQUA PER LA PACE
Viaggio in Palestina

Sono state inaugurate le prime quattro delle 13 cisterne previste dal progetto Coop "Acqua per la pace" in Palestina.
Una delegazione, di cui facevano parte per Unicoop Firenze la coordinatrice delle sezioni soci di Firenze Elvira Pajetta e i presidenti delle sezioni soci di Borgo San Lorenzo, Gianfranco Grossi, e di Barberino, Maria Grazia Bardazzi, è andata a fine maggio in Palestina per inaugurare le cisterne, che si trovano all'interno di edifici scolastici a Hebron e Betlemme.
Il progetto, che ha come obiettivo l'approvvigionamento idrico delle scuole e dei villaggi limitrofi, verrà completato entro settembre.