La storia di due giovani fiorentini con Dsa che portano la loro esperienza nelle scuole

Scritto da Rossana De Caro |    Febbraio 2014    |    Pag. 38

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Lei è Vittoria, lui Filippo, nemmeno 40 anni in due, fiorentini, studenti universitari. Sono accomunati da ciò che chiamano un “problemino”, la dislessia, che, se ha segnato il loro percorso scolastico, è diventata anche la loro bandiera.

Da circa un paio di anni ne hanno fatto un punto di impegno e portano avanti la loro battaglia per tanti ragazzi che come loro devono affrontare gli stessi problemi. «La dislessia – spiegano - è un Disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa). Interessa la lettura, la scrittura, il calcolo; ovviamente ci sono vari livelli di gravità che devono essere affrontati con strategie individuali».

La dislessia non comporta invece alcun deficit di intelligenza, anzi sono tanti i dislessici celebri come ad esempio Albert Einstein, a cui certo non faceva difetto il cervello!

Il sospetto

Ma come si scopre di essere dislessici? «Alle elementari avevo dei problemi a leggere e mia madre qualche sospetto lo aveva - ci racconta Vittoria - ma le maestre le dicevano che era ansiosa; poi le difficoltà sono emerse alle medie, specialmente a inglese: studiavo moltissimo e prendevo sempre insufficienze allo scritto. Ma sono dovuta arrivare al liceo (scientifico) per capire che si trattava di dislessia».

E così Vittoria si reca alla Asl e viene certificata dislessica (legge 170 dell’ottobre del 2010). Ma le difficoltà non sono finite, perché nascono incomprensioni con i compagni di classe che mal digeriscono le “facilitazioni”, cioè gli strumenti compensativi (computer, interrogazioni programmate, compiti più brevi, tempo aggiuntivo per fare il compito in classe) di cui può usufruire. «Mi prendevano in giro e mi criticavano, senza capire il problema».

Per Filippo il calvario è stato dirlo agli altri: «mi vergognavo, sono orgoglioso e cocciuto; fra l’altro ho due fratelli gemelli e sono l’unico dislessico. Per questo ho sempre cercato di non farlo sapere a nessuno dei miei compagni alle medie e alle superiori. Invece è importante farsi capire dagli altri e superare la paura e la vergogna di relazionarsi con loro».

L’incontro e i progetti

L’incontro di Filippo con Vittoria, di un anno più giovane, che frequentava lo stesso liceo, è stato fondamentale per entrambi: ne è venuto fuori un confronto fra due ragazzi che si capiscono e che hanno le stesse difficoltà.

Da quel momento è nato un sodalizio che ha dato vita a progetti importanti: un convegno all’Obihall a Firenze nel 2012 “Ho una caratteristica in più”, che ha avuto un grosso successo, è stato replicato nel 2013 e si rifarà il 25 marzo 2014 (sempre all’Obihall dalle 9 alle 17) coinvolgendo ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori, docenti, genitori e specialisti, come lo psichiatra infantile Enrico Profumo.

C’è stata anche la realizzazione del libro Devo solo attrezzarmi (le cui iniziali richiamano Dsa, Disturbi specifici di apprendimento), volume edito da Libri Liberi, sottotitolo Un ragazzo, una ragazza e un diario segreto (192 pagine, 12 euro) che spiega in modo chiaro cosa è la dislessia. Scritto da due adolescenti, Irene (Vittoria) e Marco (Filippo), dislessici ma che vivono la vita di tutti i ragazzi della loro età: liti con fratelli, incomprensioni in famiglia, amori che vanno e vengono. I protagonisti scoprono insieme che la dislessia può essere anche una qualità e, come dice il titolo, ‘basta solo attrezzarsi’.

Anche il libro, uscito a marzo dell’anno scorso, ha avuto un buon successo superando le 1000 copie vendute ed è stato premiato dal Comune di Fiesole per l’impegno sociale. Ma non è tutto: nel 2012 è nata anche l’associazione Pillole di parole (le iniziali, Pdp, indicano il piano didattico personalizzato, ovvero il piano compensativo deciso con gli insegnanti) che ha sede in via San Gallo presso la libreria Libri Liberi.

L’Associazione fa informazione attiva nelle scuole sul territorio regionale e nazionale e conta già più di 200 soci; inoltre una volta al mese circa, realizza gruppi d’autoaiuto per ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori.

Insomma Vittoria e Filippo si sono rimboccati le maniche e dati da fare con risultati davvero straordinari; e non è strano: «essere un ragazzo Dsa – afferma Vittoria - vuole semplicemente dire essere un ragazzo con una caratteristica in più». E certamente, nel caso loro anche una marcia in più!

Info: www.pillolediparole.it; info@pillolediparole.it; facebook: pillolediparole

Nella foto in alto, gli intervistati: Vittoria Hayun e Filippo Gerli, studenti, fondatori dell’associazione Pillole di parole

Info: http://www.pillolediparole.it; Email: f.v.hayungerli@gmail.com; Associazione Pillole di Parole, Via San Gallo 21 Firenze

Colonnino

Il convegno “Ho una caratteristica in più” si terrà il 25 marzo all’Obihall, dalle 9 alle 17; è aperto a tutti. Una caratteristica in più