Insetti e creature del mare possono provocare reazioni dolorose. Cosa fare e come difendersi

Scritto da Alma Valente |    Luglio 2006    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Un pizzico doloroso 1
Finalmente l'estate è arrivata.
Ma oltre al meritato riposo può offrirci alcuni incontri ravvicinati con piccoli organismi che possono provocare reazioni tossiche o allergiche. Ma quali sono le indicazioni pratiche per difenderci da questi inconvenienti? Sentiamo cosa ci ha consigliato il dottor Oliviero Rossi, dirigente medico del dipartimento di Immunoallergologia dell'azienda ospedaliero-universitaria di Careggi.

Partiamo dal mare. Le meduse presenti nel Mediterraneo sono poco pericolose e provocano solo orticaria e bruciore immediati localizzati nel punto di contatto. Anche i loro residui galleggianti dopo una mareggiata sono urticanti e possono causare la così detta “eruzione cutanea dei bagnanti”, localizzata sulla pelle coperta dal costume. In caso di contatto con una medusa non bisogna mai usare acqua dolce (favorisce la liberazione di tossine e l'irritazione) ma acqua marina preferibilmente scaldata, o ammoniaca, o semplicemente fare una sabbiatura calda. Il trattamento locale deve essere continuato per alcuni giorni con creme cortisoniche. Per lenire il dolore si possono utilizzare anche pomate antistaminiche e farmaci antidolorifici. In caso di vere e proprie ustioni il trattamento può essere diverso e deve essere valutato dal medico. Quella della tracina è la puntura più frequente sui litorali a fondo sabbioso e il dolore locale talora è violentissimo. Se possibile, si deve far uscire al più presto il veleno iniettato, spremendo la zona della puntura. Poiché questi veleni sono inattivati dal calore, bisogna immergere la parte colpita in acqua molto calda (40 gradi) per almeno mezz'ora, poi disinfettare e applicare sulla parte dolente una pomata cortisonica e/o antistaminica.
Ricci di mare: bisogna anzitutto cercare di estrarre l'aculeo con una pinzetta. Attenzione, perché gli aculei sono fragili e si spezzano facilmente. Poi disinfettare accuratamente, e applicare una crema antibiotica. Se la puntura è al piede evitate assolutamente di camminare scalzi per prevenire infezioni. Se le spine sono entrate in profondità è meglio andare al pronto soccorso, dove saranno estratte con una piccola incisione chirurgica.
Scorpioni: le specie presenti alle nostre latitudini non sono pericolose. Può comparire un leggero arrossamento e gonfiore attorno alla puntura, accompagnato da dolore. La gravità della reazione dipende comunque dalla specie dello scorpione e dalla sensibilità del soggetto colpito. Bisogna applicare del ghiaccio sulla zona interessata per ostacolare l'assorbimento del veleno e per ridurre il dolore. La zona colpita va lavata abbondantemente, si può applicare localmente una crema cortisonica e nei casi più gravi è necessario ricorrere alle cure di un medico. Fanno eccezione, come per le punture degli imenotteri, i soggetti allergici che possono reagire in modo sproporzionato ad un veleno di per sé debole. Fate soprattutto attenzione nelle zone rurali econtrollate scarpe e abiti, perché spesso gli scorpioni li scelgono come rifugio. Nel caso di un'escursione non sollevate né spostate pietre con le mani, ma ispezionate con cura il terreno prima di piantare un eventuale campo, tenendo presente che gli scorpioni fanno la tana di preferenza sotto i sassi o nella sabbia dura.

I ragni sono quasi tutti velenosi, ma soltanto alcune specie posseggono aculei capaci di penetrare la pelle dell'uomo. In Italia quello più velenoso è la tarantola, che si trova in luoghi caldi e secchi (Salento); il suo morso provoca reazioni locali particolarmente fastidiose e rari gravi effetti generali. In questo caso il comportamento suggerito è analogo a quello degli scorpioni.
Le zecche sono parassiti degli animali dai quali succhiano il sangue, che serve loro da nutrimento. Anche l'uomo può esserne vittima in occasione di passeggiate nei boschi, nei terreni da pascolo e nei parchi. Per rimuoverle serve una pinzetta: vanno afferrate saldamente il più vicino possibile alla cute, senza schiacciarle, effettuando una trazione decisa, ma non brusca, verso l'alto. Se il rostro della zecca rimane all'interno della cute, deve essere estratto con un ago sterile. Altri metodi non sono di dimostrata efficacia: non consentono di estrarle completamente (uso delle mani) o aumentano il rischio infettivo (acetone e benzina possono provocare spasmo del parassita con conseguente rigurgito di saliva). Dopo l'estrazione disinfettate la cute, bruciate la zecca e controllate la vaccinazione antitetanica. Possono essere applicate localmente pomate antistaminiche, ma se compare un esantema o un'infezione è necessario rivolgersi ad un medico. Per almeno un mese è consigliabile controllare tutti i giorni la zona della puntura. Se dovesse comparire un arrossamento che tende ad espandersi dovete recarvi al più presto dal vostro medico o al pronto soccorso, riferendo di essere stati punti da una zecca.
La zecca dei piccioni è nota per le infestazioni riscontrate nei centri storici cittadini, dove sono presenti colonie di piccioni che nidificano in sottotetti, torri, edifici abbandonati, campanili, soffitte finestrate. Quando le colonie diventano numerose, o quando vengono allontanati i volatili, le zecche, non avendo più disponibilità di ospiti, si spostano dai nidi ove naturalmente risiedono e possono entrare all'interno delle sottostanti abitazioni e pungere l'uomo. La puntura di questo acaro può dare origine a patologie cutanee, dovute all'immissione di tossine secrete con la saliva, durante il pasto di sangue. Può provocare lesioni eritemato-papulose, rushes cutanei orticarioidi, con manifestazioni muco-cutanee, respiratorie, gastrointestinali e cardiocircolatorie, fino allo shock anafilattico.

 

SHOCK ANAFILATTICO
Adrenalina salvavita

Una volta conosciuto il problema siamo andati a fare il punto della situazione con il dottor Stefano Grifoni, responsabile del pronto soccorso dell'Azienda ospedaliero universitaria di Careggi. Quanti pazienti arrivano nella vostra struttura per problemi di reazioni a punture, morsi o contatto con insetti?
Circa 500 pazienti l'anno. Il periodo di maggior affluenza è concentrato da maggio a settembre: in questi mesi, infatti, oltre alla vita all'aria aperta, anche l'abbigliamento svolge un ruolo nel favorire l'esposizione.

Quali sono gli interventi maggiormente richiesti?
In questo periodo la maggior parte degli interventi è richiesta per le punture di imenotteri (vespe, api, calabroni) e zanzare; ma in alcune circostanze anche per aracnidi (scorpioni, ragni, acari e zecche).

Premesso che nel nostro paese non esistono insetti particolarmente velenosi per la popolazione generale, per alcuni individui si possono verificare delle situazioni pericolose per la vita?
Certamente, perché in alcuni soggetti, sensibilizzati da punture multiple, può presentarsi lo shock anafilattico. La pressione si abbassa, il respiro si fa difficoltoso, la pelle può presentare un'orticaria, e se l'infiammazione si estende alle corde vocali si ha il rischio di totale ostruzione dell'ingresso dell'aria. È una reazione allergica il cui trattamento precoce è molto importante.

In questo caso, nella vostra struttura che fate?
L'adrenalina rappresenta il farmaco salvavita per eccellenza e viene somministrata per via intramuscolare. Sono anche disponibili fiale con adrenalina predosata. Per cui le persone a rischio di anafilassi devono essere istruite all'uso di adrenalina con apposito iniettore ancor prima di arrivare al pronto soccorso.

 

La vedova di Volterra

In Italia non esistono ragni letali per l'uomo ma nella zona di Volterra vive un parente della Vedova Nera, il ragno volterrano, che si riconosce per le 13 macchioline rosse sull'addome nero: se morde l'uomo può causare una grave forma di avvelenamento, spesso accompagnata da febbre
L'intervistato:
Oliviero Rossi, dirigente medico di Immunoallergologia di Careggi, Firenze