Aperto nel 2008, raccoglie reperti ritrovati sul territorio dalla preistoria al Rinascimento

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Luglio 2010    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

 

Un nuovo museo è venuto ad aggiungersi agli altri nove che compongono il Sistema museale del Mugello e della Valdisieve. È stato inaugurato nel dicembre del 2008 in un'ala del Palazzo comunale di Dicomano, e raccoglie il frutto di scavi e ricerche effettuati nel corso dei secoli, anche se la parte più consistente è composta da reperti rinvenuti negli ultimi quattro decenni, grazie al lavoro di gruppi di ricercatori locali.

Si tratta dunque di un museo archeologico che in un certo senso costituisce una sorta di specchio sul quale è riflesso lo scorrere della vita e delle attività umane, in una zona ben delimitata e in un periodo che va dalla preistoria al Rinascimento.

 

Ricchezza e operosità

La ricchezza e quantità dei reperti sta a confermare la vitalità di quell'area e l'operosità degli uomini e delle donne che l'hanno frequentata. Al paleolitico inferiore risalgono essenzialmente raschiatoi, grattatoi e bulini prodotti da selce, diaspro o quarzite, emersi soprattutto nella zona di San Piero a Sieve e Firenzuola, mentre i primi manufatti per uso familiare, come tazze, vasi o scodelle appartenenti all'età del bronzo, sono stati rinvenuti all'interno dell'attuale abitato di Dicomano.

Venendo al periodo etrusco, sono presenti importanti reperti (come punte di frecce, oggetti da ornamento, buccheri, ma anche iscrizioni) affiorati, quasi casualmente, durante i lavori per l'allestimento di un'area da campeggio in località I Monti, su un fianco dell'altura sulla cui sommità sorge la Fortezza di San Martino a San Piero a Sieve. Allo stesso periodo sono da attribuire i ritrovamenti di oggetti sacri sul Monte Giovi e a Poggio Colla, il cui insediamento etrusco era conosciuto fino dai primi anni del Novecento. Materiale importantissimo è poi quello trovato nella località di San Martino a Poggio, forse meglio conosciuto come Frascole.

Gli scavi, tuttora in corso, hanno riportato alla luce un edificio rettangolare lungo oltre trenta metri e diviso in tre vani. L'edificio, di cui restano solo le mura perimetrali, fino a un'altezza di tre metri, risalenti al IV-III secolo a.C., doveva forse delimitare un'area sacra, anche se le più recenti indagini fanno ritenere che si trattasse della residenza fortificata di una famiglia il cui nome - Velasna - appare su molti oggetti di uso comune. Nelle immediate vicinanze è stata trovata anche una stele di tipo "fiesolano", databile al VI secolo a.C., la quale, insieme ad altre nove rinvenute in territorio mugellano, costituiscono il gruppo di reperti più significativi. «Le stele e i cippi sono il vero fiore all'occhiello del museo», ama ripetere la direttrice, Laura Paoli.

Sopra al sito di Frascole è stata scoperta anche una piccola tomba a camera coperta da un tumulo di terra che era stata usata - forse ignorandone l'origine e dunque il suo valore - come "capanno" a uso dei cacciatori della zona.

Un non secondario contributo alla quasi totale decifrazione della lingua etrusca proviene dai ritrovamenti di alcune iscrizioni nella stessa località di San Martino a Poggio; se la maggior parte dei reperti - in genere sono piedi di ciotole - appartiene al III secolo a.C., un frammento di calice risale addirittura al VII secolo.

Altrettanto importanti, sia per la quantità che per la qualità, sono anche i ritrovamenti risalenti a epoca romana. Fra gli altri sono da ricordare una campana in bronzo, alcune chiavi, oggetti d'uso comune come coltelli, scalpelli, punteruoli, monete.

 

Per capire meglio

Il museo riserva una particolare attenzione ai più giovani, con una sala attrezzata con pannelli tematici attraverso i quali si può familiarizzare con la lingua etrusca e collocare nel tempo i vari periodi storici. Si tratta dunque di un museo che, con i suoi circa seicento pezzi, offre una esauriente panoramica della presenza dell'uomo nel territorio mugellano e della Valdisieve. Una sua visita consente di immaginare e di capire come si muovevano, come si nutrivano, come operavano e anche come morivano i nostri progenitori. E si comprende con maggior chiarezza quanto sia grande la distanza - non solo temporale - che ci separa da quelle epoche lontane.

La visita può suscitare anche qualche riflessione: quel territorio che oggi noi torturiamo percorrendolo incessantemente con automobili, camion, trattori e ogni altra sorta di mezzi meccanici, che cementifichiamo in modo eccessivo, era calpestata da quei lontani abitatori, con lievità, forse con timidezza, alla ricerca di un animale da cacciare, di un'erba commestibile, di un dio da adorare. Gli oggetti presenti nel museo di Dicomano costituiscono tangibili testimonianze di quali sono stati i primi passi verso quello che siamo noi, oggi.

 

Orari  (fino a settembre):

  • Mercoledì: 9 - 13; 16 - 19
  • Venerdì: ore 16 - 19; 21 - 23
  • Sabato: 10 - 13; 16 - 19
  • Domenica e festivi: 10 - 13;16 - 18; 21 - 23

Biglietto: 4 euro, sconto soci Coop; bambini 7-14 anni 2 euro


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