Partecipò alla Carboneria, e scelse Pisa come suo rifugio. L'incontro con Shelley sulle rive dell'Arno

Scritto da Silvia Silvestri |    Settembre 2006    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Un londinese a Pisa
Era tanto che Percy B. Shelley aspettava
di rivedere, dopo il loro primo incontro a Ginevra, l'ammiratissimo poeta Byron, per il quale aveva trovato come residenza il Palazzo Lanfranchi, "un vecchio famoso palazzo feudale sull'Arno, abbastanza grande per una guarnigione, con prigioni sotterranee e segrete nelle mura". Il palazzo si trovava sul Lungarno, a Pisa, giusto dirimpetto alla casa di Shelley sull'altra riva del fiume. Di quel famoso incontro è arrivata fino ai giorni nostri una descrizione talmente minuziosa e accurata che pare quasi di vederli: Shelley che viene accompagnato attraverso l'imponente sala di marmo, lungo la grande scalinata, oltrepassa un salone e infine si accomoda in una sala più piccola con dentro libri e un biliardo. Shelley viene annunciato dal festoso abbaiare di Moretto, il bulldog che Byron ha acquistato proprio in Italia. Finalmente, sulla porta, appare Byron, che nonostante il pallore si mostra fresco e vigoroso come nessun altro.
Era nel pieno della vita, 35 anni, alto e ben proporzionato, aggraziato considerata l'imponenza della figura; si poteva dire che la natura non gli avesse negato niente sia nell'aspetto che nell'intelligenza, ma ai suoi occhi questi doni facevano risaltare solo di più il difetto fisico che si portava dietro dalla nascita: il suo essere zoppo. E probabilmente era questo che lo rendeva scettico, cinico e a volte anche crudele.
Nel periodo trascorso a Pisa, e a Livorno nei mesi estivi, la vita del poeta romantico e maledetto appare ben lontana dall'immaginario di vita viziosa e dissoluta che ha contribuito a farne un personaggio mitico. Si alzava sempre non prima di mezzogiorno perché stava sveglio fino a tarda notte a leggere e scrivere. Non eccedeva mai nel bere e si conteneva nel cibo al limite del deperimento perché era terrorizzato dall'idea di ingrassare; poteva andare avanti giorni sfamandosi, si fa per dire, solo di biscotti e soda. Non frequentava mai italiani, nonostante conoscesse bene la lingua, tranne la famiglia Gamba a cui faceva visita tutte le sere. Byron aveva conosciuto la giovane Teresa Gamba a Ravenna, quando era moglie dell'anziano conte Guiccioli, da cui si separerà facendo così entrare Byron a pieno titolo nella vita della sua famiglia. Tramite i Gamba (Teresa e suo fratello Pietro), Byron entra a far parte della Carboneria e partecipa con loro all'attività politica per la quale furono cacciati da Ravenna. Byron aveva scelto di seguirli nell'esilio a Pisa, scelta come rifugio: «Eravamo incerti fra la Svizzera e la Toscana e io detti il mio voto a Pisa - scrive Byron -, che è più vicina al Mediterraneo, che amo per le sponde che bagna e per i miei ricordi giovanili del 1809». Ad un tratto il regolare scorrere dei mesi in Toscana viene sconvolto da una successione di eventi drammatici; i Gamba vengono espulsi dalla città in seguito a uno scontro con le guardie del governo austriaco, Byron rifiuta di continuare a collaborare con Shelley e Hunt al giornale The Liberal e subito dopo avviene la drammatica morte in mare dell'amico poeta; infine la notizia della morte della figlia Allegra avuta da Claire Clairmont, sorellastra di Mary Shelley, che il poeta aveva relegato in un convento. Byron segue i Gamba a Genova ma non sembra più sentirsi legato né a Teresa né alla Carboneria; si imbarca sul suo yacht, il Bolivar, per raggiungere la Grecia, dove intendeva capitanare la rivolta contro l'impero Ottomano, forse alla ricerca di una vittoria che potesse avvicinarlo gloriosamente al suo immaginario di eroe romantico. Ma ancor prima di qualsiasi battaglia, il fisico di Byron, già provato da anni di febbri malariche, viene colpito dalla meningite, che lo porterà alla morte il 19 aprile 1824.


LA VITA
Il povero lord

George Gordon Noel Byron, poeta romantico e uomo politico inglese, nato a Londra nel 1788, passò l'infanzia in ristrettezze con la madre in Scozia fino a quando ereditò dal prozio William il titolo di lord e i suoi possedimenti. Dopo il fallimento del matrimonio con Anna Isabella Milbanke e lo scandalo per il rapporto incestuoso con la sorellastra, Byron parte definitivamente dall'Inghilterra nel 1816 per Ginevra, dove lavora alla stesura del "Pellegrinaggio del giovane Aroldo". Si trasferisce poi a Venezia, dove vive fino al 1819 scrivendo il dramma in versi "Manfred", "Beppo" e inizia il "Don Giovanni". A Pisa scrive per il giornale Liberal lo scritto satirico "La visione del Giudizio", considerata tra le sue opere migliori, e sei canti del Don Giovanni. Muore a soli 36 anni in Grecia.


Fonti:
Recollections of the last days of Shelley and Byron, di Edward John Trelawny
Lettera a Thomas Moore, Ravenna, 1821