Scritto da Alma Valente |    Aprile 2003    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Un libro per nemico
"Tra i tuoi alunni c'è Giovanni che trattiene le lacrime. In questo momento ha visto che gli altri bambini hanno capito i segni che tu hai scritto alla lavagna. Ha intuito che rappresentano suoni e che quei suoni si usano per dire parole, una dopo l'altra guardando il foglio, quello insomma che gli altri chiamano 'leggere'. A lui molti di quei trattini sembrano uguali o quasi, altri hanno lo stesso suono, ma vede che vengono scritti diversamente. Tu gli hai detto che non faceva abbastanza attenzione, ecco perché sbagliava e rimaneva sempre indietro. Gli hai anche detto che avrebbe lavorato durante la ricreazione, anziché giocare, così si sarebbe messo al pari con gli altri. Lui ti ha guardato senza capire, mentre tratteneva quella lacrima all'angolo dell'occhio".

Sembra una pagina tratta dal libro "Cuore", invece è solo una parte delle tante storie vere raccolte in un bel libro, a cura dell'Associazione italiana dislessia, per sensibilizzare gli insegnanti su un problema ancora poco conosciuto ma molto più diffuso di quanto si creda. Si calcola, infatti, che in Italia almeno un milione e mezzo di persone soffrono di dislessia evolutiva, un disturbo che, pur preesistendo, si manifesta quando ad un bambino, inserito nell'ambiente scolastico, vengono richieste abilità prima sconosciute e che, dopo varie fasi di apprendimento, portano all'atto automatico di saper leggere e scrivere.

Ci sono però dei piccoli alunni, troppo spesso giudicati disattenti e svogliati, che pur impegnandosi al massimo e non avendo deficit intellettivi, neurologici o psicologici (quest'ultimi quando esistono sono solo una conseguenza e non una causa) commettono errori, saltano parole e righe o non riescono ad imparare le tabelline.
Perché? Perché la dislessia è un disturbo della lettura che si caratterizza nella difficoltà di decifrare i simboli scritti invertendo, per esempio, la "p" con la "q" o scrivendo "ore" al posto di "ero". Va da sé, dunque, che per loro un semplice dettato può diventare un problema da evitare se non addirittura un incubo. Questo solo in sintesi, perché il pianeta dislessia è molto più ampio e per essere risolto deve essere diagnosticato precocemente, trattato in maniera adeguata e soprattutto conosciuto.

A questo scopo nel 1997 è nata l'Associazione italiana dislessia, un'organizzazione senza scopo di lucro (onlus) formata da operatori sanitari, insegnanti e genitori che, attraverso varie iniziative (diffusione scientifica; formazione ed aggiornamento per specialisti, operatori scolastici e genitori; gruppi di aiuto, consulenza telefonica) vuole contribuire al superamento del problema. La sede principale è a Bologna, ma ci sono sezioni su tutto il territorio nazionale.

Info: Associazione italiana dislessia (Aid), tel. 051-270578, www.dislessia.it