Un ponte, una piazza, un “nodo” dell’antica Francigena

Scritto da Pippo Russo |    Luglio-Agosto 2015    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Ponte de' Medici - Foto G.C. Comune di Fucecchio

Ponte a Cappiano

Quel ponte è un pezzo da museo calato dentro la vita quotidiana. Lo avverti immediatamente, e la sensazione rimane quella, anche quando a Ponte a Cappiano torni più volte e pensi d’averci fatto l’abitudine. E invece no. Questo luogo cruciale della via Francigena mantiene tratti che le trasformazioni della modernità non hanno scalfito, e soprattutto continua a emanare un senso di profondità storica che altri siti del medioevo toscano stentano a preservare.

Ce lo troviamo davanti, il Ponte de’ Medici, con la struttura coperta che comunica un’idea di attraversamento non soltanto fisico. Perché procedendo lungo quel breve varco coperto, s’avverte un senso d’intimidazione, l’obbligo a tenere un passo lento e rispettoso. E poco importa che le ragioni della modernità abbiano determinato degli adattamenti necessari a consentire la viabilità alle auto. La sensazione si prova ugualmente.

Un semaforo regola il senso unico alternato, poiché sarebbe impossibile il passaggio di due auto. E quando si attraversa quel breve tratto dentro la storia, si viene colti da un senso di profanazione. Non bisognerebbe mai passare da lì in auto, e lo si capisce quando si percorre il tratto a piedi e si prova un gran fastidio davanti a quello sfrecciare e al rumore di pneumatici amplificato dall’effetto-tunnel. Bisognerebbe dotarsi d’un supplemento di rispetto. Ma certo, ci sono anche gli abitanti e le loro esigenze. Facile ragionare così, passando da lì di tanto in tanto. 

Giusto in quel tratto, nel ponte che storicamente fu un pezzo strategico della logistica e della viabilità medievale, trova spazio l’ostello cui i pellegrini della Francigena possono rivolgersi. Il luogo più opportuno per sostare conservandosi dentro lo spirito del pellegrinaggio. Perché dentro quel segmento di territorio ci si sforza di mantenere una continuità storica ancora visibile nella piazza che si schiude oltre il Ponte de’ Medici. Una piazza dove si continua a respirare l’atmosfera del mercato storico. Si tratta di un pezzo di medioevo che resiste a tutte le trasformazioni. Che a dirla schiettamente non sono avvenute nel modo migliore possibile.

Man mano che ci si arrampica verso la collina, lo sviluppo della frazione mostra più di un disordine, che risalta tanto più se si fa il paragone con altri meravigliosi posti che vengono sfiorati andando verso Ponte a Cappiano. Per fortuna il Medioevo persiste nella piazza. E persiste anche una buona abitudine tutta toscana, e figlia della modernità. Quella della lapide in memoria dei caduti nelle guerre, posta in alto su un muro perimetrale della scuola elementare poco oltre la piazza. Forse i pellegrini della Francigena non notano il dettaglio, e così perdono l’opportunità di cogliere come la Toscana si è trasformata nei secoli più recenti.

La pratica del pellegrinaggio riproduce uno schema storico che rimanda ai pellegrini del medioevo, ma bisogna anche essere pellegrini di oggi e camminare dentro il proprio tempo anziché fuggirne.