Da Via col vento a Marilyn Monroe: storia di un artista che con i suoi manifesti ha illustrato film e dive del secolo

Scritto da Bruno Santini |    Gennaio 2009    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

«Hollywood lo conobbe prima di ogni altro fiorentino. Anzi, contribuì a costruirne il mito». Così scrive il presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini in una delle tante e autorevoli introduzioni che accompagnano il catalogo di una mostra ospitata al Lincoln Center di New York e dedicata all’opera di Silvano Campeggi, detto “Nano”.
Le parole di Nencini sono un vero e proprio tributo al genio e alla creatività di questo artista che per oltre 25 anni, dal 1945 ai primi anni ’70, ha dipinto più di 3.000 manifesti cinematografici. Un autodidatta, come lo stesso Campeggi si definisce, un pittore cresciuto a bottega e maturato con i consigli che Ottone Rosai non gli faceva mancare.
«Metti più merda nei colori! – mi diceva invitandomi a smorzare il tono dei miei rossi e dei miei blu, sempre troppo accesi», confessa il maestro muovendosi nella sua casa di Bagno a Ripoli, immersa nel verde e con vista mozzafiato su Firenze. E lui il suggerimento lo ha ascoltato e, se possibile, lo ha esasperato, tanto che il suo stile “non finito” ha fatto scuola.

Dall’aquila al leone
Nell’immediato dopoguerra Silvano Campeggi lascia Firenze e viene ingaggiato dalla Croce Rossa americana come ritrattista dei soldati statunitensi che stanno rientrando in patria. Pochi tratti, sicuri ed essenziali, e un bagaglio di esperienza che diventa sempre più importante; un passaporto necessario per puntare su Roma, fermamente convinto che il suo talento avrebbe potuto rappresentare la sua fortuna.
I suoi maestri (Martinati, Capitani e Ballester) lo introducono nel mondo del cinema: il suo primo lavoro è l’illustrazione del film Aquila nera, con Rossano Brazzi e Gino Cervi. Il successo della pellicola porta notorietà anche a Campeggi, che viene contattato dalla gloriosa Metro Goldwin Mayer (quella per intendersi del famoso leone che ruggisce): è l’inizio di una serie di lavori che lasceranno il segno nell’immaginario collettivo di generazioni di spettatori.

Il manifesto pubblicitario diventa arte. Come si fa a scindere le immagini di film come Via col vento, Casablanca, Gli ammutinati del Bounty, La gatta sul tetto che scotta da quelli che sono stati i loro manifesti? I cavalli di Ben Hur che abbiamo indelebili nella mente sono quelli protagonisti della famosa sequenza della corsa all’interno del Colosseo o quelli, criniere al vento, disegnati da Campeggi?
«Il manifesto – spiega doveva solleticare la fantasia di chi lo guardava. Doveva essere una summa di quella che era la trama, il carattere dei protagonisti, gli stati d’animo che provocava, oltre a rispettare clausole contrattuali molto rigide. Ricordo che per il film Vincitori e vinti ho dovuto faticare non poco per sistemare con uguali dimensioni, e senza che una posizione prevaricasse sulle altre, le silhouette dei sette attori protagonisti che, su campitura totale di rosso, uscivano come per magia».

Marilyn e le altre
Non sempre però le cose filavano lisce: così un paio di volte l’arte di Campeggi si è scontrata contro il muro ottuso della censura di quegli anni…
«È successo per Venere in visone, perché nel manifesto ritrassi Elizabeth Taylor in sottoveste e per Il paradiso dell’uomo perché il giudice sosteneva che era evidente che la donna disegnata, dietro il ventaglio con cui si riparava, era nuda». E di dive Nano ne ha incontrate parecchie, da Rita Hayworth (che ha conosciuto e ritratto a Roma in occasione del suo matrimonio con Orson Welles) ad Ava Gardner (raffigurata per Mogambo e La contessa scalza), da Jenniffer Jones (il manifesto di Nano che la ritrae per il film Madame Bovary è conservato al museo del Cinema di Parigi) a Sophia Loren («ricordo di avere assistito con l’attrice e Mauro Bolognini alla proiezione del film Ci troviamo in galleria, del 1954, per studiarne la realizzazione del materiale pubblicitario»): di tutte ha saputo cogliere l’essenza, a tutte ha saputo donare la sua arte. Immagini fissate per sempre nella memoria del tempo.
Ma, come si suol dire, ogni artista ha la sua musa… e quella di Nano Campeggi è stata certamente (oltre alla moglie Elena) Marilyn Monroe. «È la mia icona. Attraverso lei ho studiato la bellezza femminile - confida Campeggi -. Andai a ritrarla ad Hollywood in occasione del film Il principe e la ballerina; il direttore della Warner Bros mi disse: “Aggiungi qualche pennellata del suo fascino!” -. Lei, davvero splendida, appena entrata nello studio maliziosamente chiese: “Maestro, mi devo spogliare?”. È stata ed è la guida ideale per i miei lavori».

Oltre il cinema
Campeggi non è stato solo il grande ritrattista delle star e il disegnatore di manifesti per il cinema; è stato illustratore di libri (come non ricordare il suo pennello al servizio di Orzowei di Alberto Manzi, edito da Vallecchi), grafico pubblicitario (suo lo studio della panciuta bottiglia Roveta e la relativa campagna cartellonistica) e ha illustrato, quando l’avvento della televisione segnò il tramonto del cinema sui muri, cinque grandi battaglie del Risorgimento per l’Arma dei Carabinieri e un ritratto di Salvo d’Acquisto utilizzato poi dalle Poste Italiane, nel 1975, per un francobollo commemorativo. Molto legato agli eventi culturali della Toscana, ha dipinto il drappellone del Palio di Siena corso nell’agosto del 2001 e realizzato una mostra sul Calcio Fiorentino diventata poi un calendario.
Le oltre ottanta primavere, vissute splendidamente, non fermano il fervore artistico di Campeggi, che si appresta ad ultimare una serie di quadri incentrati sulla Battaglia di Campaldino, che saranno raccolti in una mostra ospitata a giugno nei locali del Castello di Poppi e più a breve di una serie di ritratti di personaggi illustri che in qualche modo hanno avuto un rapporto con l’Ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova, fresco di restauro.


Antella
L’arte per il Cuore
Quadri all’asta per il sostegno a distanza
La sezione soci Coop di Bagno a Ripoli e l’Associazione Culturale “Giuseppe Mazzon” si sono unite per dar vita insieme ad una originale iniziativa umanitaria a favore de Il Cuore si scioglie, la campagna promossa da Unicoop Firenze per il sostegno a distanza dei bambini del terzo mondo.
Il progetto, dal titolo “Se l’arte tocca il cuore”, si sviluppa in due momenti: una mostra delle opere donate dagli artisti dell’associazione (al fine di raccogliere i fondi per l’adozione a distanza), a cui farà seguito un’asta delle stesse.
La mostra sarà inaugurata sabato 10 gennaio alle ore 21 al Teatro Comunale dell’Antella dal regista e scrittore Pier Francesco Listri, che nel corso della serata intervisterà “Nano” Silvano Campeggi impegnato al “cavalletto”. Il tutto sarà allietato dalla musica dal vivo del maestro Carmelo Mobilia. La mostra resterà aperta domenica 11 gennaio (ore 11-13; 17-19.30) e da martedì 13 a venerdì 16 (ore 17-19.30).
Sabato 17 gennaio, alle ore 17, si svolgerà l’asta delle opere in mostra: i quadri saranno illustrati da Listri, “battitore” d’eccezione, e cedute al miglior offerente.



L’intervistato
Silvano Campeggi, in arte “Nano”


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