È in atto lo spopolamento progressivo a livello planetario, e il miele diventa merce rara

Scritto da Olivia Bongianni |    Aprile 2009    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

"Se le api scomparissero dalla terra, allumanità resterebbero quattro anni di vita". Il presagio attribuito ad Albert Einstein, seppur non veritiero e "azzardato", sembra essere tornato di grande attualità, e ben descrive il clima di preoccupazione generale che si respira attorno alla moria che sta svuotando gli alveari.
Le api praticano infatti la cosiddetta "impollinazione incrociata", che è alla base della produttività e riproduzione di circa l'80% delle piante.

Il grido di allarme sulla loro scomparsa si diffonde dagli Stati Uniti, dove lo spopolamento - secondo i dati dellAgenzia per la protezione dellambiente e i servizi tecnici (Apat) - avrebbe toccato in alcuni casi anche punte del 60-70%, a tutta lEuropa, dove si è registrata negli ultimi anni una perdita tra il 30% e il 50% del patrimonio di insetti. In Italia si calcola che nel 2007 siano scomparsi circa 200.000 alveari.

Ricerca del "killer"

Ma quali sono le cause allorigine di quella che secondo alcuni è da considerarsi una vera "emergenza planetaria"?
Pesticidi, riscaldamento globale, onde emanate dai telefoni cellulari, ogm, neinicotinoidi (una classe di insetticidi estremamente tossici per le api) contenuti nei prodotti per la concia del mais: potrebbero essere questi - suggeriscono gli esperti - i principali responsabili del fenomeno. Eppure una risposta certa sul perché le api non volino più, ancora non cè: «Per farla breve - afferma il professor Mauro Pinzauti, docente di apicoltura e apidologia dellUniversità di Pisa - il killer, quello vero, non è stato ancora trovato», anche se gli "indiziati" non mancano.
«I prodotti neinicotinoidi dati alla concia dei semi - spiega Pinzauti - in quanto insetticidi ad azione sistemica, producono nelle pianticelle in accrescimento una specie di "trasudato" le cui gocce, se assunte dalle api, risultano letali».
I problemi maggiori connessi alla moria delle api riguardano l'agricoltura: in Italia è stato calcolato che l'apporto economico dell'attività delle api al comparto agricolo è di circa 1600 milioni di euro l'anno. Mele, pere, agrumi e moltissimi altri prodotti dipendono in tutto o in parte da loro per la produzione dei frutti, senza contare il miele, che rischia di diventare merce sempre più rara.

I dati in Toscana

In Toscana i dati attendibili sulla reale perdita di alveari non sono ancora completamente noti.
«Dai contatti che abbiamo con alcuni apicoltori operanti in diversi areali - dice il professor Pinzauti - a noi risulta una mortalità di alveari intorno al 35% e generalmente quasi mai collegata allimpiego di insetticidi neinicotinoidi. Nel grossetano, invece, si sono verificate acute ed estese intossicazioni di api per limpiego di queste sostanze».
Ma cè da dire che anche in Garfagnana e Lunigiana, come hanno affermato alcuni apicoltori nel recente Convegno nazionale di Camaiore del novembre 2008, sono state registrate mortalità dello stesso ordine di grandezza e in zone dove mai è stato fatto uso di questi insetticidi neurotossici.
Le problematiche, a giudizio dellesperto, sono diverse: i cambiamenti climatici, con una primavera molto piovosa, le nuove malattie che interagiscono con quelle vecchie, i troppi trattamenti antivarroa (la Varroa destructor è un acaro parassita esterno) che in parte minano le difese naturali delle api. Altra azione spesso trascurata dagli apicoltori è la pratica di profilassi e prevenzione che sicuramente, se opportunamente praticata, aiuterebbe le api nell'autodifesa.

Il giardino delle api

A prendere in esame la loro drastica riduzione, ma anche la produzione del miele, limpollinazione, gli habitat del territorio è il progetto "ASA - Api - scuola ambiente" promosso dalla Provincia di Lucca, dai Comuni di Camaiore e Viareggio, in collaborazione con l'Università di Pisa, giunto al suo secondo anno.
Presso il Parco della Villa Le Pianore (a Capezzano Pianore - provincia di Lucca) è stato realizzato un vero e proprio "giardino delle api", dove studenti della scuola dell'obbligo ed operatori agricoli del territorio sono impegnati nellattività di beewatching (osservazione delle api) con percorsi didattico-formativi che mirano a valorizzare questa risorsa naturale per aumentare la produzione agricola e incrementare la biodiversità.

 

Educazione ambientale
Le api a scuola

Nell'ambito del programma regionale di interventi a tutela dell'apicoltura, finanziato dalla Regione Toscana, Toscana Miele organizza insieme alle altre due associazioni di produttori apistici riconosciute, lAssociazione regionale Produttori Apistici Toscani e lAssociazione Apicoltori delle Province Toscane, "W le api", una campagna informativa nelle scuole.
Grazie agli incontri con un esperto, gli studenti possono comprendere limportanza dell'attività apistica, anche attraverso un cd multimediale.
Mediamente nel corso di un anno scolastico vengono realizzati circa 50-60 incontri e coinvolti 2000-2500 alunni.
Tra i contenuti del cd, spazio anche alle ricette e alle caratteristiche terapeutiche del miele, molto amato dagli antichi che gli attribuivano origini divine, per via del suo colore oro, "prezioso" oggi come allora.

Miele e apicoltori in Toscana

Secondo i dati raccolti da Toscana Miele, la più grande associazione di produttori apistici della regione con circa 600 apicoltori associati, in collaborazione col Sistema statistico regionale, gli apicoltori presentI nella nostra regione sono 3820: di questi circa 3500 propriamente toscani, gli altri provengono da altre regioni.
Gli apiari sono circa 4417, distribuiti prevalentemente nelle province di Firenze, Lucca e Arezzo: a questi corrispondono 97.331 alveari.
Dal rapporto 2006 dellOsservatorio nazionale del miele, risulta che la produzione media annuale è di circa 140.000 quintali: il 10% proviene dalla nostra Toscana. Le tipologie prodotte sono Acacia, Castagno, Millefiori, Sulla, Trifoglio alessandrino, Eucalipto, Melata e piccole quantità di Erica e Corbezzolo.

 


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