Emozioni al quadrato nel Museo di scultura italiana, a metà fra passato e moderno

Scritto da Pippo Russo |    Novembre 2015    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Michelangelo Monti, Il risveglio della Primavera

Montevarchi

Un’esperienza museale al quadrato. È quella che si prova visitando il Museo della scultura italiana, sito presso il Cassero di Montevarchi. Una sede che è di per sé un museo, e meriterebbe d’essere visitata se anche all’interno fosse disadorna. Si tratta di un viaggio nell’arte contemporanea che è anche immersione dentro un pezzo di storia medievale. E dunque per una volta il contenitore è importante quanto il contenuto, e trasferisce nel visitatore suggestioni speciali che rendono unico il tempo trascorso fra le opere esposte.

Ce ne rendiamo conto perlustrando la mostra distribuita lungo il piano terreno e i due superiori, che con buona probabilità si ha l’opportunità di effettuare in solitudine. Una condizione che permette di centellinare al meglio le opere esposte e le sensazioni che trasmettono. Tanto più che l’apparato didascalico della mostra è costruito in modo da lasciare al visitatore la possibilità di appropriarsi come meglio crede dell’esperienza museale.

Per una precisa scelta espositiva le indicazioni presenti lungo il percorso di visita sono scarne. Ci si limita a indicare per terra, con scritte impresse sul parquet, l’artista le cui opere sono esposte nel singolo ambiente. Quanto alle opere stesse, sono numerate e riconoscibili grazie all’uso delle audioguide messe a disposizione in biglietteria. Si può decidere di utilizzarle, per la curiosità di dare un titolo alla singola opera. O altrimenti si può scegliere di farne a meno, lasciandosi andare a una conoscenza non mediata dell’opera d’arte. Finendo col percepirla come l’arredo dell’altra, grande opera d’arte: il Cassero stesso, con la sua capacità di trasmettere emozioni e far sentire il visitatore dentro un’altra dimensione temporale.

Una tale libertà di suggestione è la premessa per elaborare in termini individuali il senso del racconto museale che viene proposto. Perché ogni museo è una trama narrativa, una sceneggiatura che attraverso la distribuzione delle opere d’arte racconta a ciascun visitatore una storia in linea con la sensibilità personale.

E in questo senso il Museo della scultura ci è parso come una ricognizione sul tema della corporeità e su ogni sua sfaccettatura. Le opere prodotte dall’ingegno di artisti non conosciutissimi, ma cionondimeno capaci di parlare alle nostre emozioni, come Michelangelo Monti, Valmore Gemignani, Donatella (Dodi) Bortolotti, Odo Franceschi e altri, hanno come cifra unitaria l’idea del corpo umano come materia da decostruire e rielaborare di continuo.

E dunque si può passare dalla perfezione della posa estetica, persino nelle sue versioni olimpiche, trasmessa dalle opere di Michelangelo Monti, al suo opposto: quello proposto dalle opere di Sergio Galeffi con le loro “forme informi”. Cioè figure che sembrano catturate nella materia come in un fotogramma sfocato, o corporeità cubiche e modulari che richiamano una traccia di umano, o volti che sembrano un impasto originario di materia carnale non ancora rifinito dal rivestimento epidermico.

Opere, quelle di Galeffi, che un po’ affascinano e un po’ intimoriscono perché ci mettono a contatto con una versione basica del nostro essere umani. Ma poi, per fortuna, giunge infine una riconciliazione con l’estetica del corpo e della sua nudità. Quando dirigendosi verso l’ultimo segmento di mostra che confina con l’uscita ci s’imbatte nella bellezza assoluta dei nudi maschili e femminili, immortalati in pose del massimo autocompiacimento, si torna alla corporeità idealizzata, ed è giusto che sia quello il punto finale.

Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento

Via Trieste, 1 – Montevarchi

Orario di apertura: da giovedì a domenica, ore 10-13 e 15-18