Locali storici - Versilia

Scritto da Pier Francesco Listri |    Aprile 2002    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Un caffè in riva al mare
Forse sono più di duecento i caffè assiepati lungo i venti chilometri della Versilia. Ancora trent'anni fa la passeggiata di Viareggio era un ininterrotto spettacolo di piccole e grandi orchestrine, di tavolini di ferro, di tende colorate sbattute dalla brezza leggera; la sera luci e musica incendiavano la catena di stabilimenti, di casette basse e chiare, di negozi sempre aperti, di superstiti, deliziosi monumenti liberty. Erano gli ultimi bagliori della Versilia "anni ruggenti" che aveva visto Carosone, Van Wood, Bruno Martino, il grande Sergio Bernardini, Mina, Nevio Franceschi, nei primi due decenni del dopoguerra, imbandire le estati più eleganti che l'Italia repubblicana avesse mai conosciuto. Allora i locali che facevano epoca si chiamavano Margherita, La Bussola, La Capannina, quella s'intende del Forte del Marmi. Tutti vivi ancora oggi, ma rispettabili piuttosto per le glorie passate che per l'onesto presente.
Nulla a che fare con l'estenuata riservatezza delle due Riviere liguri o della costa amalfitana, né con l'aggressiva, rumorosa allegria della Romagna adriatica. Solo un'ininterrotta striscia lungo l'immenso arenile che da Viareggio conduce al Forte, dalla popolare darsena all'aristocratico Fortino: musica, schiacciatine, fiorai, biciclette, ville riservate e villini familiari, due pinete folte e brulicanti di notte. Con un tono, una misura, un'eleganza di popolo e di aristocratici che solo questa terra toscana, fra il bianco delle Alpi Apuane, il verde dei pini e l'azzurro del mare, era riuscita a creare.
I locali della Versilia godettero e godono ancora della doppia natura di questo singolare territorio: una primigenia follia sfottente e anarchica che è caratteristica dei versiliesi, e insieme un tono aristocratico, intimistico, fatto di quella genialità artistica che ha dato luogo a un filone letterario e figurativo del '900: i Viani e i suoi Vageri, i Maccari, i Pea e che è stata - per almeno trenta stagioni - ricetto di artisti di fuori, i Soffici, gli Ungaretti, i Carrà, i Longhi. Qui, non si dimentichi, ha luogo da ottant'anni il più glorioso premio letterario italiano, il "Viareggio", appunto.

A Viareggio
Un caffè in riva al mare
Due diversi caffè si contendono la palma. Il Fappani (con l'elegante appendice del "Fappanino") e il gran Caffè Margherita. Fappani è l'eleganza cosmopolita del bar e della pasticceria europea: tutto è lucido e di prima qualità, i camerieri vestono in montura, i proprietari, l'antica famiglia Fappani, ti accolgono come si accoglie un ospite bene in famiglia.
Dagli anni Cinquanta poco è cambiato, le tovaglie sono stirate ogni giorno. Solo la signora Fappani, bellissima, è dolcemente imbiancata.
Altra storia il Margherita. Intanto è architettonicamente uno dei pezzi più pregiati di quel Liberty di cui Alfredo Belluomini e Galileo Chini adornarono questa felice passeggiata a mare al sorgere del secolo e che conserva il Bagno Balena, il negozio Martini, i Magazzini Duilio 48. Poi è stato, con il suo gran boccascena sulla passeggiata, palcoscenico di un'intera stagione di café chantant, di fantasisti, di cantanti (romanze prima delle canzoni) di altissimo rango. Ci sono passati tutti, da Sem Benelli a D'Annunzio (stanziale alla vicina Versiliana), da Eleonora Duse a Giacomo Puccini. A quest'ultimo, di recente, è stata dedicata una statua a misura d'uomo, sistemata seduta a un tavolino del caffè, fra gli avventori, come accade per il poeta Pessoa nel suo caffè preferito di Lisbona.

A Forte dei Marmi
Un caffè in riva al mare
Qui il clima sale di tono. Intorno all'antico Fortino, fatto costruire dal granduca Pietro Leopoldo nel 1788 (l'eterna paura dei pirati saraceni), e al pontile, anch'esso antichissimo (serviva all'imbarco dei marmi apuani), proiettato sul mare, si muove nella giusta stagione un mondo variopinto ed elegantissimo, che è il Gotha della finanza, della mondanità, dell'arte e dello spettacolo. Il Caffè Principe, situato in posizione strategica, è un esclusivissimo ritrovo dei potenti, fra cui s'immischiano incauti azzardosi borghesi.
Ma la vera gloria dei caffè fortemarmini ha coronato un altro locale, oggi nuovamente caduto in un elegante anonimato: il Caffè Roma, detto anche del "quarto platano". Qui, sotto il patronato della biblica barba di Enrico Pea, si radunavano i pittori versiliesi, i giudici del Premio Viareggio, gli scrittori e i critici che scendevano da Roma, da Milano, da Firenze. Per tutti gli anni Sessanta, e dopo, qui trovavi Montale che disegnava profili coi fondi di caffé, il grande critico Roberto Longhi che decideva le fortune di un pittore, il vecchio Soffici che stendeva i diari della sua vita parigina. C'erano Ungaretti e Carrà, Treccani e Bigongiari, né artista o letterato straniero di passaggio non faceva almeno una piccola sosta. Una volta si commentavano i vincitori del "Viareggio"; verso gli anni '80, i vincitori del Premio Satira Politica o l'ultima mostra del grande viareggino Mario Marcucci.
Non è decaduta la Versilia, è la letteratura che, oggi, non conta più. L'ha sostituita, anche qui, una mondanità più anonima che tuttavia con le sue estrose eleganze, ogni estate, continua a fare spettacolo.

A Pietrasanta
Un caffè in riva al mare
Scomparsa la letteratura, ma non le arti, e fra tutte le scultura, che ha la sua antica corte nella candida, vicina Pietrasanta. Il cuore della cittadina è la sua bellissima piazza. Siedi al caffè e a cento metri c'è una gran mostra nella vicina chiesa di Sant'Agostino, sciamano per la via gli studenti del glorioso Istituto d'arte, chiacchierano i turisti appena usciti dallo splendido Museo dei bozzetti, e lassù, quasi a toccarlo, c'è lo studio del grande Botero che scolpisce le sue donne amorosamente infinite. D'estate, poi, la stessa piazza ospita mostre all'aperto di scultura come vent'anni fa, quando ancora c'erano Marino Marini e Henry Moore: perché tutta la scultura, non solo europea, è passata e passa da questa piazza.
Nei decenni del '900 qui si sono succeduti molti caffè. Il più famoso del secolo fu il Caffè Igea. C'erano poi il Caffè Militare, dove si giocava a carte, il Venezia e il Caffè Dante; sulla bella piazza rettangolare apriva i suoi sporti il Caffè del Granchio, ora divenuto Bar Michelangelo. Qui in decenni non lontani pare sedessero soprattutto i fautori della Democrazia Cristiana, mentre al Bar Iris, sotto la Rocca, sedevano avventori più rivoluzionari.


La Capannina
Un caffè in riva al mare
La Versilia ha sempre custodito la civiltà del caffè. Unica eccezione - per la sua singolarità - quel curioso, straordinario, oggi ottuagenario locale che è la Capannina del Forte, fondata nel '29 dai Franceschi. Una baracca di frasche all'origine, da sempre intenzionalmente priva di telefono, dove han tenuto banco gli Agnelli e tutto il Gotha dei potenti (una volta le posate eran d'argento), ma anche Mina, Peppino di Capri, Gino Paoli e le grandi star internazionali.
Un misto di mondanità esclusiva e di casa privata, proprio lì col mare che lampeggia a pochi metri nel buio. Luogo trasognato, dove si resta fino all'alba come in salotto: musica, Negroni, parole inutili o preziose.
Qualcosa di speciale, lo stemma della Versilia.